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La testimonianza

Io, da medico che cura pazienti Covid, sono finito in corsia ammalato

Il racconto di Antonino Mazzone, medico 64enne che, dopo aver curato quasi 1.300 pazienti, è finito nel suo stesso reparto e dice: «Facciamo squadra»

16 novembre 2020 18:43
Io, da medico che cura pazienti Covid, sono finito in corsia ammalato

«Ne avevo gestiti e curati quasi 1.300 pensavo di esserne immune, e invece così non è stato. Mi sono ritrovato ricoverato nel mio stesso reparto, ammalato di Covid». Inizia così il racconto di Antonino Mazzone, 64 anni, direttore del Dipartimento Area medica dell’ASST Ovest milanese, con sede a Legnano e da cui dipendono ben 5 ospedali. Dopo essere stato “in prima linea” per tutta la scorsa primavera, nel periodo più critico della prima ondata di pandemia di Covid, e dopo aver assistito e seguito nelle terapie 1.281 contagiati dal virus Sars-Cov2, si è ritrovato dall’altra parte della barricata, nel ruolo di ammalato.

 

«Sono sempre stato prudente, ma non è bastato. L’ultimo tampone, a fine ottobre, lo avevo fatto al giovedì, come sempre ogni circa 4 giorni. Il lunedì dopo, però, i primi sintomi: ho mangiato uno yogurt che mi sembrava sapesse di calce. Ho capito subito che stavo perdendo il gusto, un chiaro campanello d’allarme. Ho rifatto il tampone e questa volta sono risultato positivo. Nel frattempo sono arrivati la febbre e una polmonite interstiziale, che mi ha costretto al ricovero per 8 giorni» racconta ancora il medico internista, vicepresidente della Federazione Italiana Società Medico Scientifiche (FISM), presidente della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Interni (FADOI). The Italian Times lo ha raggiunto telefonicamente ora che è tornato a casa ed è in quarantena. 

 

Dottor Mazzone, come si sente adesso? 


Dott. Antonino Mazzone: "Ora sto molto meglio, sono in via di guarigione, ma sono reduce da una settimana da degente nel mio stesso reparto, quello di medicina interna dell’ASST Ovest milanese. Qui dove abbiamo allestito 500 posti letto per pazienti Covid, pur mantenendo una parte dell’ospedale 'pulita', Covid Free. Sono mesi che ormai lavoriamo per gestire contagi e infezioni, che non riguardano solo le terapie intensive, come forse si può immaginare."

 

Nei consueti bollettini quotidiani, in effetti, si parla dei ricoveri, ma le attenzioni sono puntate soprattutto sulle rianimazioni. Eppure la pressione è su tutti i reparti ospedalieri e sul personale, è così?


Dott. Antonino Mazzone: "Esatto. Nessuno ne parla, ma mentre alcuni reparti continuano a portare avanti le attività consuete, pur con difficoltà, altri si sono reinventati, come il mio. D’altra parte la medicina interna è quella che più ha potuto venire incontro alle nuove esigenze. Da noi, per esempio, i caschi cosiddetti CPAP per la ventilazione in caso di polmoniti, erano già in uso per i pazienti con insufficienza cardiaca, cioè la prima causa di ricovero in Medicina interna. Il personale, quindi, era già esperto e con tutte le competenze per utilizzarli. Certo, siamo sotto pressione perché sono aumentati i posti letto da dover gestire: su 500 per Covid, abbiamo solo 5 infettivologi. Per questo abbiamo creato equipe interprofessionali."

 

Ci vuole dire in cosa consistono, chi le compone? 


Dott. Antonino Mazzone: "Sono team che hanno funzionato molto bene nella prima ondata e che continuano a farlo adesso, con la seconda. Sono composte da un internista, uno pneumologo, in infettivologo, un reumatologo, cioè professionisti che possono intervenire a seconda delle manifestazioni della malattia, insieme anche a cardiologi e chirurghi che sono venuti in supporto, dal momento che c’è stata una diminuzione delle altre attività, come appunto quelle chirurgiche di routine."

 

Insomma, il lavoro di squadra diventa fondamentale in questo momento…


Dott. Antonino Mazzone: "Proprio così. Occorre unire le forze e abbandonare le divisioni per affrontare tutti insieme questa emergenza planetaria. Io ho preso in prestito, a titolo di esempio, la canzone di Luciano Ligabue Una vita da mediano. E’ una metafora calcistica perfetta, anche quando si dice «…a cercar palloni per far funzionare i polmoni…» Come in una squadra di calcio, anche noi in corsia abbiamo bisogno di centravanti e attaccanti, di chi fa gol, come gli esperti della terapia intensiva, ma senza dimenticare i portieri, cioè gli pneumologi e infettivologi. Ho scelto questa similitudine, non a caso, anche per la lettera che sarà pubblicata sul prossimo numero dell’Italian Journal of Medicine."

 

Ma com’è la situazione negli ospedali, anche per il personale? 


Dott. Antonino Mazzone: "Stiamo resistendo, anche se saltiamo i riposi da molto tempo, mentre raddoppiamo i turni e triplichiamo il lavoro. Ma l’intento comune è di assistere tutti, per poter uscire dal tunnel."

 

Quando usciremo dal tunnel, secondo lei? Con l’arrivo del vaccino o anche grazie alle misure di contenimento del contagio?

 

Dott. Antonino Mazzone: "Pur con molta prudenza, sembrerebbe che le chiusure comincino a funzionare. L’indice RT pare che stia calando. Qui da noi in Lombardia ci vorranno almeno ancora due o tre settimane per iniziare ad abbattere i contagi e soprattutto ridurre il numero delle vittime, che è il vero problema. Abbiamo perso una fetta importante della generazione dei nonni. Io credo che i provvedimenti adottati siano utili, speriamo di averne prova al più presto. Ma speriamo anche nel vaccino: solo il tempo ci dirà se funzionerà come auspichiamo, ma l’importante è che inizino ad essere prodotte e somministrate le prime dosi. Poi vedremo se ci sarà anche l’immunità sperata, ma nel nostro piccolo le prime evidenze sono incoraggianti."

 

In che senso? I pazienti che avete curato non si sono riammalati? 


Dott. Antonino Mazzone: "Le nostre analisi, condotte sul campione dei quasi 1.300 pazienti Covid curati, ci indicano che pressoché nessuno si è reinfettato nell’arco dei 3/6 mesi successivi. Questo ci fa auspicare che possa esserci un’immunità di medio periodo. Non si tratta di un’evidenza scientifica, ma di fatto abbiamo scarse segnalazioni di persone che si erano ammalate in primavera e che si sono infettate nuovamente adesso."

 

Dalla sua esperienza cosa ha “imparato”, cosa si sente di consigliare?


Dott. Antonino Mazzone: "Io so per certo di aver seguito tutte le norme di prudenza. In ospedale siamo estremamente attenti, direi impeccabili. Personalmente so di essermi ammalato in occasione di una cena con un amico che si è infettato 5 giorni prima di me. L’appello è a non abbassare mai la guardia, soprattutto nella vita quotidiana, quando si portano i figli a scuola, quando si usano i mezzi pubblici. Può sembrare ripetitivo, ma bisogna indossare correttamente la mascherina, coprendo anche il naso, mantenendo le distanze e lavandosi le mani di frequente."

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