EditorialiOpinioniAnalisiInchiesteIntervisteScenariFirme
Gli scenari post USA 2020

USA 2020: Trump vs Biden, scenari per l’Export Ue e il Made in Italy

Maratona elettorale: quali gli scenari e le ripercussioni sul futuro degli scambi commerciali? Intervista ai relatori della conferenza di ExportUSA NY Corp.

29 ottobre 2020 09:28
USA 2020: Trump vs Biden, scenari per l’Export Ue e il Made in Italy

Nonostante l’emergenza globale, gli Stati Uniti si confermano un partner strategicamente reattivo ai cambiamenti dettati dalla pandemia e rimangono, ancora una volta, il principale mercato di riferimento per le aziende italiane. A Bruxelles come negli Stati Uniti, ci si interroga sul futuro delle relazioni politiche e commerciali tra Washington e l’Unione europea. In molti si chiedono a quali scenari assisteremmo se Joe Biden vincesse le elezioni presidenziali del 3 novembre, quali ripercussioni in caso di ascesa del candidato dei Democratici: ad esempio, per fare un riferimento specifico, i rapporti si normalizzerebbero tra la nuova Amministrazione USA e Berlino?

 

Tra gli ultimi aggiornamenti, si legge che l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) autorizzerebbe l’Ue a imporre dazi per 4 miliardi di dollari sui prodotti americani in risposta alla controversia Boeing vs Airbus (aviazione civile e trade). Infatti, da circa un anno (ottobre 2019), una serie di partite e prodotti europei importati negli Stati Uniti sono soggetti a dazi.

Quali saranno le ripercussioni per il nostro Paese e il Made in Italy qualora fosse rinnovato il mandato di Donald Trump? Lo abbiamo chiesto ad alcuni esperti e imprenditori italiani nell’ambito del dibattito in video-conferenza organizzato il 27 ottobre da ExportUSA New York Corp. per affrontare le grandi questioni aperte sulle prospettive dell’export tra le due sponde dell’Atlantico, ma anche sul fronte geopolitico globale.

 

Alle domande della corrispondente Giulia Garofalo per The Italian Times, si sono alternate le risposte di Massimiliano Salini, (eurodeputato del Partito Popolare Europeo/PPE e membro della Commissione INTA/ITRE), Lucio Miranda (Presidente di ExportUSA New York Corp), Lorenzo Montanari (Vice-presidente Affari Internazionali di Americans for Tax Reform Foundation), l’imprenditore Roberto Snaidero (exPresidente di Federlegno Arredo), Alessandro Curti – Vice-presidente di Confindustria Emilia-Romagna con delega all’Internazionalizzazione) e Ruben Sacerdoti (Responsabile del Servizio Attrattività e Internazionalizzazione della Regione Emilia Romagna). A moderare gli interventi è stato Riccardo Barlaam, corrispondente USA de Il Sole 24 Ore. La conferenza fa parte di una serie di eventi nel contesto del Festival dell’Industria e dei valori d’Impresa, un’iniziativa voluta da Confindustria Emilia-Romagna.

 

Quale sarà l'impatto delle scelte elettorali sulla politica commerciale statunitense? Se gli Stati Uniti tornano a un sistema commerciale più aperto con Biden, questo scenario offre prospettive di risoluzione degli attuali attriti commerciali con l’Unione europea e la Cina?


On. M. Salini: “Per comprendere che tipo di situazione si verificherà negli Stati Uniti non bisogna guardare solo agli Stati Uniti. Ma capire anche che tipo di relazione dovremmo avere con la Cina e con la Turchia. La Turchia, ad esempio, sta intrattenendo una nuova ‘postura’ che le fa perseguire una strategia neo-ottomana secondo cui il Governo di Ankara dovrebbe scalzare le potenze mediterranee tradizionali. È una strategia ricchissima di conseguenze economiche. Su questa partita non possiamo pensare che gli USA restino indifferenti.

In questi ultimi anni abbiamo subito, nelle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, una politica protezionista da parte del Presidente Trump. Questo non significa necessariamente che il candidato Biden rappresenti un’opzione migliore nella complessa scacchiera geopolitica delle relazioni euro-atlantiche. Quel che è certo è che le istituzioni europee hanno tutta l’intenzione di far sentire forte la propria voce. A seguito della recente decisione dell’OMC sul caso Boeing, la Commissione europea ha definito una lista di prodotti USA da daziare. Il mio auspicio è che questa lista venga usata con l’intento di chiudere una guerra commerciale, ingiusta per l’Italia, che dura da troppo tempo e che sta lasciando sconfitte entrambe le parti.

 

Un’Europa che vuole ripartire si deve chiedere ‘da dove e come?’. E questa riflessione deve passare dalla revisione delle regole commerciali tra Stati Uniti e Unione europea.

Ad esempio, una delle prime partite ‘da giocare in modo più strutturato con gli Stati Uniti è quella della politica aerospaziale. L’Ue è molto forte sulla componente upstream (satelliti e sistemi di lancio), ma molto debole nel downstream (le applicazioni). Mi piacerebbe che gli Stati membri che vanno più forte nel settore spazio e difesa (come Germania, Francia, Italia) accettassero la sfida di una politica industriale, matura sul fronte downstream, che porti a una catena di effetti sui vari settori. Una riflessione simile si potrebbe fare anche sul tema del food, dove i benefici si diffonderebbero in molte filiere dell’agroalimentare.”

 

Come gestiranno i due candidati la ripresa post-covid19? Quale impatto sull’economia a stelle e strisce alla luce della pandemia? Se ci sono stati grandi cambiamenti, pensate che dureranno nel tempo?


L. Miranda: “Per il momento, non ci si può abbandonare a speculazioni e non ci sono certezze. Quindi, in breve, posso osservare che stiamo vedendo la fine del tunnel dell’emergenza covid-19. Pfizer ha chiesto l’autorizzazione alla FDA per l’approvazione d’urgenza per il vaccino antivirus. Finalmente, abbiamo delle date a cui mirare, un traguardo. Quanto ai cambiamenti, l’impatto della crisi sanitaria ed economica c’è stato e lascerà dei segni. Quello che cambierà? È che, con Trump, resteremmo in un ambiente fiscale ‘business-friendly’, mentre con Biden ci sarebbe un piano di rinnovo infrastrutturale del quale potrebbero approfittare anche le imprese italiane del settore meccanico. Un esempio? Assieme ad Unindustria Reggio Emilia, abbiamo aggregato aziende della meccanica per un programma di espansione commerciale negli Stati Uniti."

 

A. Curti: “Sia che vinca Biden o Trump dobbiamo fare in modo che le nostre carte abbiano valore. Per affinità storico-culturale siamo sempre stati vicini agli Stati Uniti. Negli ultimi anni, le cose sono un po’ cambiate. Dobbiamo cercare di essere più presenti negli Stati Uniti. Non dico che si debba fare con l’aiuto pubblico. Bisogna far capire all’americano che se ha un problema, glielo possiamo risolvere, quindi dialogare anche dal punto di vista tecnico.

Anche per le scelte di breve periodo (il 5G, la Via della seta…), gli imprenditori italiani dovrebbero restare molto flessibili, capire come muoversi anche nei nuovi mercati. Gli Usa sono un mercato importante per la nostra Regione, l’Emilia-Romagna. Il fatto di non poter andare a installare le macchine industriali negli Stati Uniti è un problema enorme. Però siamo comunque riusciti a completarne installazione e collaudo. E siamo stati pagati per tutto il lavoro fatto. Gli americani sono tra i migliori partner industriali perché rispettano gli impegni presi. Mantengono la parola e vogliono quello che hanno comprato. È un mercato che va assolutamente seguito e bisogna riuscire a creare uffici, fornendo assistenza tecnica in loco e arrivando ad avere laboratori dove fabbricare. È questo il tipo di interscambio che si cerca di favorire.”

 

Come se la caverà il Made in Italy se i dazi continueranno? (ad esempio, quelli sull’automotive colpiscono anche la componentistica italiana). C’è qualche reazione rispetto alle politiche fiscali?


R. Snaidero: "Se analizziamo il settore del legno-arredo negli Stati Uniti, vediamo che è il terzo mercato in termini di esportazione. Il Gruppo Snaidero non ha mai avuto problemi di dazi negli Stati Uniti e, fortunatamente, continuiamo a crescere. Certamente, si vive una congiuntura molto pesante. Le esportazioni sono in forte calo e si cerca di compensare con investimenti su altri mercati.

La mia azienda esporta molto in Cina. Anche la Turchia, dal punto di vista commerciale, sta assorbendo molte partite e si sta facendo sempre più competitiva. Ad esempio, il Governo di Erdogan finanzia direttamente gli showroom. A mio avviso, l’Europa non ha fatto niente. Trump non ha provocato alcun dazio. Allora, mi auguro di assistere alla vittoria di Trump, perché – allo stato attuale degli equilibri globali - non immagino relazioni proficue tra Biden e Cina o Biden e Turchia.

L’apertura di Trump a Israele e altri Paesi del mondo arabo e, da ultimo, anche al Sudan dice molto. Questa decisione della Casa Bianca di mediare accordi di pace e buon vicinato rappresenta l’ottima premessa di definizione dei perimetri economici dell’area commerciale e geopolitica in Medioriente.”

 

L. Montanari: “Le tasse e i dazi sono state le grandi battaglie storiche tra Democratici e Repubblicani (da Reagan in avanti). La riforma di Trump del 2017 è stata una svolta per l’economia americana che usciva da una crescita bassa sotto l’Amministrazione Obama (media dell’1.9%). Le misure di Trump hanno portato, all’inizio del 2018, una crescita del PIL con picchi fino al 4,1% e una riduzione della disoccupazione fino al 3,2%.

Il grande cambiamento che ha fatto sì che l’economia americana fiorisse è stato il taglio della corporate tax (dal 35% al 21%) e il cambio radicale della tassazione da globale a territoriale. Le imprese americane che oggi investono all’estero (ad esempio, in Irlanda o in Francia), non devono pagare la differenza sulla corporate tax. Questo ha permesso, con Trump, il rimpatrio di migliaia di miliardi di dollari negli Stati Uniti, riducendo altresì la disoccupazione e generando una situazione sociale ottimale per l’americano medio e per le imprese.

Se vincerà Trump, noi dell’Americans For Tax Reform Foundation saremo più combattivi. Abbiamo già contrastato apertamente il protezionismo statunitense. Il nostro Trade Barriers Index posiziona l’America al 54esimo posto (su 86 Paesi analizzati) perché ha una forte politica protezionistica sull’agricoltura, che invece dovrebbe dimostrarsi più competitiva.

(…) Siamo stati critici quando Trump è uscito dall’accordo transpacifico. Nella rinegoziazione tra Messico e Canada, ha centrato il tema della proprietà intellettuale. Trump vuole arrivare a un accordo e vuole dialogare per definire nuovi accordi. Il 38% del PNL americano (Gdp) ed europeo parte della proprietà intellettuale e dall’innovazione. Allora, più che battersi sulla questione dei dazi, sarebbe più utile creare un brand geo-economico. Se il Made in Italy lo fosse, sarebbe il terzo al mondo dopo CocaCola e Visa.”

 

R. Sacerdoti: “(…) Il Governo italiano e la Commissione Ue hanno reagito bene alle grandi sfide che arrivano dalle politiche USA. Ma di fronte a un Trump II, l’Italia potrebbe ritrovarsi, nel giro di 3-4 anni, in un mondo fortemente polarizzato.

Sarà più difficile partecipare ai bandi pubblici americani, sarà molto più difficile spostarsi negli Stati Uniti. L’obbligo di accorciare le catene del valore è un segno positivo per un Paese che ha perso produzioni-chiave del manifatturiero. Non mancheranno tuttavia le ripercussioni negative. La collaborazione tra Stati Uniti ed Emilia-Romagna (nello specifico, tra le università e le imprese) subirà presto battute d’arresto. Non basterà più, quindi, aiutare le imprese solo nella certificazione dei prodotti o accompagnarle nella Silicon Valley.

Biden non farà la differenza a 360 gradi, ma in lui intravvedo un tentativo di riavviare il dialogo euro-atlantico e di trovare un punto centrale di contatto con l’Europa. Le relazioni tra Bruxelles e Washington valgono il doppio di quelle con la Cina (sia per l’Ue che per gli USA).”

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA