Il ritratto

Aci rinnova Sticchi Damiani alla guida. La sfida: mobilità sostenibile

Ingegnere strutturista, appassionato di auto, ha conservato in Italia la Formula 1 e digitalizzato il Pra. Ma l’impegno di tutti i giorni è sulla sicurezza

19 novembre 2020 11:43
Aci rinnova Sticchi Damiani alla guida. La sfida: mobilità sostenibile

L’assemblea dell’Automobile Club d’Italia ha appena rinnovato Angelo Sticchi Damiani alla presidenza, insieme alle altre cariche di vertice dell’associazione che da ben 115 anni è presente nella vita degli automobilisti. Non a caso, per i 70 anni di Carlo Verdone è tornata in tv e sul web la mitica telefonata del socio Aci nel film Bianco, Rosso e Verdone. In realtà Aci è un’organizzazione molto articolata che, oltre ad aiutare gli automobilisti in panne, gestisce il Pubblico Registro Automobilistico che certifica la proprietà della nostra auto e gestisce gran parte delle tasse automobilistiche (per conto dello Stato, delle Regioni e delle Province), che promuove tutti gli sport automobilisti di cui è la Federazione. Soprattutto, pratiche necessarie ma burocratiche a parte, Aci, con il suo milione e oltre di soci, si occupa della sicurezza stradale, delle norme che regolano il Codice della Strada, nel complesso della mobilità degli italiani.

 

Angelo Sticchi Damiani quando non è nelle funzioni di presidente Aci o alla guida delle auto che ama di più, è un ingegnere strutturista, cioè uno che le strade e i ponti li costruisce.  Vive tra Lecce, la sua  città d’origine, e Roma tra professione, famiglia e appunto i cilindri. In gioventù è stato pilota di rally, si è poi dedicato alla vita associativa di Aci fino a diventarne presidente. Grande esperto di auto storiche e appassionato delle competizioni, gli viene riconosciuto anche dagli avversari (che nel mondo dei motori sono molto attivi) di aver compreso doversi anni fa e prima di molti altri che i cambiamenti negli stili di vita e le rivoluzioni tecnologiche avrebbero trasformato profondamente l’auto, il nostro rapporto con l’auto e in generale la domanda di mobilità, più sostenibile, più sicura, più accessibile.

 

E in effetti Aci, negli ultimi anni sotto la sua guida, ha “cambiato passo” a iniziare dal fatto che ora si è automobilisti quando si utilizza un’auto e non quando la si compra. Una piccola rivoluzione, per l’Ente che rappresenta gli automobilisti (circa 38 milioni), che sta ridisegnando l’Aci in tutte le sue attività. Primo significativo passo è stata la digitalizzazione completa del PRA, no carta, che è oggi l’amministrazione pubblica più avanzata nella dematerializzazione dei documenti, con l’80% delle operazioni effettuate da remoto, ossia via mail o Pec, con la sola esclusione di quelle (il rimanente 20%) per le quali la legge obbliga al riconoscimento formale della persona o di certificati oppure la consegna fisica di una targa. Un enorme sforzo che oggi permette di avere un unico documento digitale, per qualunque veicolo targato, che unifica la Carta di Circolazione e il Certificato di Proprietà. Così come sono ormai digitali, tramite il sito o semplici App sullo smartphone, quasi tutti i servizi di ACI per l’automobilista, dal pagamento del bollo allo storico soccorso stradale, dalla verifica di eventuali fermi amministrativi all’avviso di scadenza della patente.

 

In parallelo Sticchi Damiani ha dato gran peso  all’impegno per la sicurezza stradale con ricerca, formazione e informazione, in particolare per la sicurezza dei pedoni e dei ciclisti, che sulla strada sono i più vulnerabili e ancora troppo spesso vittime. Ha creato i Centri di Guida Sicura, con periodiche campagne nazionali di sensibilizzazione, con lo studio e la proposta di soluzioni per ridurre l’incidentalità, con il costante contributo legislativo al Codice della Strada affinché sia improntato al rispetto e alla responsabilità prima che alla sanzione, per sua natura successiva all’infrazione.

 

Poi, due anni fa, per i milioni di tifosi e appassionati delle corse automobilistiche, Aci ha risposto alle sfide della globalizzazione, in particolare dei ricchi paesi emergenti affamati di corse, riuscendo a conservare in Italia le più importanti competizioni internazionali, a iniziare dal Gran Premio di Monza di Formula 1. Ma contemporaneamente ha potenziato il movimento sportivo di base con le sue oltre 800 gare all’anno nelle diverse discipline, kart, rally, corse in salite, gare di regolarità.  Uno sforzo non per pochi come si potrebbe pensare, perchè sono decine di migliaia i praticanti dai 6 anni per i kart fino ai gentleman driver ottuagenari, perché le competizioni automobilistiche sono il principale vettore delle nuove tecnologie che sono poi applicate ai nostri veicoli, contribuiscono alla leadership italiana in molti settore elettronici e meccanici sostenendo il comparto della componentistica (basti pensare a Brembo per i sistemi frenanti),  concorrono anche al settore turistico portando nel mondo l’unicità dell’Italia ad esempio con le immagini della Mille Miglia o della Targa Florio.

 

Ma il grande lavoro di questi ultimi anni, quello più impattante nella vita degli automobilisti, è il lavoro continuo per comprendere, definire e attuare la mobilità di domani. Su questo punto il pensiero di Sticchi Damiani è chiarissimo: oggi non esiste qualità della vita senza una qualità della mobilità e le nuove tecnologie (auto elettriche, semi-elettriche, a guida autonoma, connesse) sono certamente fondamentali per pensare alla nuova mobilità ma da sole non bastano a ridurre l’inquinamento da traffico, ad aumentare la sicurezza e a migliorare la sostenibilità economica. Su questa base Aci, che è stata la prima a portare il car sharing in Italia e la prima a realizzare una rete di ricarica per auto elettriche,  è diventata centrale nella trasformazione della mobilità nel segno dell’ambiente e dell’aria pulita. 

 

«La mobilità sostenibile- dice il presidente Aci a Theitaliantimes.it-  richiede nuove e diverse infrastrutture, un differente e diffuso approccio dei cittadini, una volontà concorde tra i diversi attori pubblici, a iniziare dai Comuni, e tra i protagonisti privati, a iniziare dai Costruttori. E la terzietà di Aci, l’essere un soggetto pubblico ma a base associativa dotato di competenza ed esperienza centenaria, la rende il soggetto ideale per dare impulso alla nuova mobilità italiana, individuale e collettiva, condivisa e delle merci, che è uno dei principali asset competitivi tra le economie nazionali. Una vera e propria sfida che, insieme alla squadra Aci sono felice di poter affrontare.»

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