Giustizia per Willy

Willy Monteiro Duarte: i funerali, la vicenda, le reazioni l’inchiesta

Indagini, autopsia, testimoni e reazioni anche nel mondo degli influencer (come quella di Chiara Ferragni e Fedez) sull’omicidio del 21enne a Colleferro

14 settembre 2020 16:04
Willy Monteiro Duarte: i funerali, la vicenda, le reazioni l’inchiesta

Si sono svolti sabato 12 settembre al campo sportivo di Paliano i funerali di Willy Monteiro Duarte, il 21enne morto dopo un pestaggio nella notte tra il 5 e il 6 settembre a Colleferro, in provincia di Roma.

 

La famiglia ha chiesto che non ci siano telecamere, massime le misure di sicurezza per evitare tensioni in piazza. Intanto l’inchiesta potrebbe allargarsi, con nuovi indagati dopo la conferma della custodia cautelare in carcere per i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, e per Mario Pincarelli, mentre a Francesco Belleggia sono stati concessi i domiciliari.

 

L’autopsia ha rivelato traumi ovunque sul corpo del giovane italo-capoverdiano, che hanno provocato l’arresto cardiaco, ma sono stati disposti ulteriori accertamenti per individuare quale ferita sia risultato fatale. 

 

La vicenda

Secondo quanto finora ricostruito, il ragazzo italo-capoverdiano sarebbe intervenuto per aiutare un ex compagno di scuola, aggredito da un gruppo di persone in una zona dove si trovano numerosi locali. Ne sarebbe nata una rissa degenerata in un violento pestaggio.

 

Per l’aggressione, a calci e pugni anche sul viso, sono stati arrestati quattro giovani tra i 22 e i 26 anni: Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, fermati dai carabinieri mentre tentavano di fuggire dopo la rissa. 

 

Chi sono Willy e la “banda di Artena”

Willy Monteiro Duarte, morto durante il trasporto in ospedale, era nato a Roma, figlio di genitori originari di Capoverde. Il 21enne studiava in un istituto alberghiero a Fiuggi e lavorava come aiuto cuoco in un hotel di Artena, la località di cui sono originari i fratelli Bianchi. Appassionato di calcio, giocava nella squadra di Paliano ed era considerato una giovane promessa. 

 

Dalle prime ricostruzioni Belleggia e Pincarelli avrebbero avuto un ruolo più marginale nella vicenda. Le attenzioni, invece, sono puntate sui fratelli Marco e Gabriele Bianchi, 24 e 26 anni, lottatori di MMA (Mixed Martial Arts), arti marziali miste.

 

Si tratta di una disciplina che unisce diverse forme di combattimento (muay thai, judo, lotta libera, pugilato, kick boxing e grappling, ecc.) ed è considerata particolarmente violenta. È riconosciuta dal CONI e ha una propria Federazione (FGMMA), mentre Bruce Lee è il suo più famoso testimonial. Il gestore della palestra MMA frequentata dai fratelli Bianchi respinge ogni collegamento tra i fatti di Colleferro e lo sport, attribuendo la responsabilità agli autori. Proprio i fratelli Bianchi sono descritti dagli amici di Willy come “picchiatori di professione”. C’è chi parla di una “banca di Artena” della quale avrebbero fatto parte, «bulli con il culto della violenza. Ragazzi con precedenti per spaccio e lesioni.»

 

Altre accuse e aggravanti: dallo spaccio alle lesioni

La procura di Velletri ha cambiato capo d' imputazione per i 4 arrestati. Dall'iniziale omicidio preterintenzionale in omicidio volontario aggravato dai futili motivi: nella consulenza autoptica si parla infatti di "colpi assestati e non casuali". Oltre a questa accusa, i fratelli Bianchi devono rispondere a vario titolo di spaccio, lesioni, rissa, minacce e porto di oggetti atti a offendere.

 

Sono infatti queste le ipotesi di reato per le quali la Procura di Velletri aveva già aperto diversi fascicoli: cinque per Marco Bianchi e tre per il fratello Gabriele. Si tratta di aggravanti che hanno pesato sulla decisione di confermare la custodia cautelare in carcere. 

 

Confermato il carcere: incapacità di resistere alla violenza

Durissimo il parere del giudice per le indagini preliminari che ha confermato la misura cautelare per i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, e per Mario Pincarelli, di cui nell’ordinanza si riferisce di una “manifestata incapacità di resistere agli impulsi violenti”. A nulla sarebbe servita “la presenza di numerosi testimoni” e “la breve distanza che separava il luogo dell’aggressione dalla caserma dei carabinieri”.

 

Oltre al pericolo di reiterazione di reato, sono stati considerati infatti i futili motivi (“quantomeno per i due Bianchi”) e “l’assenza di alcuna plausibile ragione a motivo dell’aggressione realizzata nei confronti di una persona che non c’entrava nulla”, cioè Willy, ripetutamente colpito con violenza “solo in quanto si era trovato nella ressa”. 

 

Il “giallo” del testimone su Facebook:

Intanto è giallo su un presunto testimone che su Facebook avrebbe annunciato di voler raccontare la sua versione dei fatti, a difesa dei Bianchi, di Pincarelli e di Belleggia. Citato come possibile test anche dagli avvocati dei fratelli Bianchi, il misterioso autore del post ha però provveduto a cancellarlo prima che potesse essere identificato o quantomeno riconosciuto da amici e abitanti della zona. 

 

Le reazioni social: da Chiara Ferragni a Ghali 

La vicenda è andata ben oltre i confini della cronaca, tanto da scatenare la reazione della “regina degli influencer”, Chiara Ferragni: «Dove andremo a finire» si è chiesta su Instagram l’imprenditrice insieme al marito Fedez, aggiungendo le condoglianze alla famiglia di Willy: «Mi spiace che oltre alla sofferenza dobbiate subire anche queste cose» riferendosi alle parole di un familiare dei uno degli arrestati (“Era solo un immigrato”). Poi la riflessione: «Il problema non sono le palestre, ma la 'cultura fascista' e sempre resistente in questo paese».

 

Dal mondo della musica Guè Pequeno ha dedicato un messaggio stringato a Willy, trasformando la formula Rest in peace con un Rest in Power.

Più lungo il post di Ghali su Instagram, che ricorda i concetti di non violenza e di odio razziale: «Willy è stato ucciso dall’ignoranza, dall’odio, dal razzismo e dagli ideali di 4 ragazzi». Proprio il razzismo ha scatenato anche le reazioni politiche.

 

La politica divisa

Tra i primi a commentare i fatti di Colleferro è stato il premier, Giuseppe Conte, che su Facebook ha manifestato vicinanza alla famiglia, alla comunità di Paliano, «a tutti coloro che l’hanno amato e apprezzato», aggiungendo: «La magistratura sta svolgendo le indagini e la giustizia farà sicuramente il suo corso». Ma la polemica politica è stata alimentata dalla presunta militanza a destra dei quattro arrestati.

 

Dura la reazione di Giorgia Meloni (FdI): «I quattro che hanno ucciso questo ragazzo non c'entrano niente con la cultura di destra, sono figli di quelli che hanno propagandato modelli come Gomorra, sono figli di quelli dei salotti buoni che con quei modelli ci hanno fatto i milioni [...] Sono modelli che nulla hanno a che fare con noi». Stessa posizione per Matteo Salvini, leader della Lega, mentre su Facebook il Presidente della Regione Lazio e segretario PD, Nicola Zingaretti, promette: «Willy voleva fare il cuoco, oggi ce lo racconta sua madre. Tutti noi piangiamo questo ragazzo generoso, insieme ai suoi amici e alla sua famiglia. Intitoleremo a Willy un istituto alberghiero del Lazio. Per lui, per il suo altruismo, in sua memoria contro la violenza».

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