Israele-Emirati Arabi Uniti: l'accordo segna nuova era in Medioriente

Trump broker di un'intesa che mette in stand-by l'annessione di Israele della Cisgiordania. In ballo anche altre questioni: da causa palestinese a Iran.

14 agosto 2020 15:47
Israele-Emirati Arabi Uniti: l'accordo segna nuova era in Medioriente

Israele-Emirati Arabi Uniti accordo storico:

 

Apre un nuovo corso di relazioni diplomatiche e commerciali l’accordo siglato il 13 agosto dal Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il Principe di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed.

 

Un peace deal storico, quindi, che punta alla normalizzazione del dialogo fra i due Paesi e che, come si legge nel tweet della Farnesina, costituisce un passo importante per contribuire alla pace e alla stabilità in Medio Oriente.

 

 

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha salutato positivamente la decisione, definendosi il broker (mediatore) di quanto stipulato dagli Emirati Arabi Uniti, la prima nazione islamica dell’area del Golfo a distendere i rapporti con lo Stato ebraico.

 

L'elemento forte che segna una vera e propria svolta è dato dal fatto che Gerusalemme (per dare prova concreta di avvio di relazioni pacifiche con lo sceicco) abbia rinunciato all’annessione della Cisgiordania, operazione che sarà temporaneamente sospesa.

 

A opporsi all’accordo è Abu Mazen, Presidente dell’Autorità nazionale palestinese. Favorevole all’accordo, invece, il messaggio di Abdel Fattah al-Sisi, Presidente egiziano alleato sia di Abu Dhabi che di Washington.

 

Con questo accordo, Israele intende anche consolidare l’opposizione alla condotta conflittuale dell’Iran nella regione medio-orientale. Una minaccia palese per Abu Dhabi, per gli Stati Uniti e per Israele. Quest’ultimo aveva firmato accordi di pace con il Cairo nel 1979. E con la Giordania nel 1994. Ma la maggior parte delle altre nazioni arabe (tra cui gli Emirati Arabi) non riconoscevano Israele, negandogli qualsiasi scambio diplomatico formale o di natura economica.

 

Nella dichiarazione congiunta si precisa che Trump, Netanyahu e il Principe ereditario di Abu Dhabi “hanno concordato la piena normalizzazione delle relazioni tra Israele ed Emirati Arabi Uniti”, al fine di “di tracciare un nuovo percorso che sbloccherà il grande potenziale nella regione”. La cerimonia per la firma ufficiale si svolgerà a Washington, alla Casa Bianca. Una delle prime azioni prevede che Israele e gli Emirati Arabi Uniti si scambino Ambasciatori e Ambasciate. Quanto alla decisione di non-annessione della Cisgiordania (l’Accordo di Abraham), si apprende che questa sospensione potrebbe dare esiti costruttivi per la politica estera intrapresa da Trump, in corsa per la riconferma alle elezioni presidenziali del 3 novembre.

Nel suo discorso dalla Casa Bianca, il Presidente ha spiegato come l’accordo congiunga “due dei partner americani più vicini e più capaci nella regione” e come questo momento rappresenti “un passo significativo verso la costruzione di un Medio Oriente più pacifico, sicuro e prospero”.

 

 

Il Principe di Abu Dhabi, da parte sua, ha rassicurato la Palestina nel comunicare che non farà mancare il sostegno al suo popolo. La speranza, infatti, è quella di poter fondare uno Stato indipendente nella Cisgiordania occupata, a Gaza e a Gerusalemme Est.

 

Inoltre, sempre durante la conferenza stampa in presenza dell’Ambasciatore israeliano, David Friedman, Trump ha anche dichiarato che, se rieletto, lavorerà per giungere a un’intesa con l’Iran entro trenta giorni. Ha poi paventato il proliferare di susseguenti accordi di riconciliazione con i leader del Medio Oriente. “(...) ci saranno tante grandi novità nelle prossime settimane”, ha detto Trump rivolgendosi ai giornalisti in sala.

 

Attualmente sotto processo per presunta corruzione, Netanyahu ha anche visto cadere la propria immagine di Primo Ministro a causa della scarsa efficienza nella gestione della pandemia di coronavirus. Un accordo di pace, quindi, potrebbe contribuire a risollevarne la popolarità.

Il Primo Ministro israeliano ha anche espresso i suoi sentiti ringraziamenti, via Twitter, all'attuale Direttore del Mossad, l’Agenzia d’intelligence israeliana (Servizi Segreti) per il lavoro svolto. Si tratta di Yossi Cohen, figura valorizzata anche in una dichiarazione recente di Netanyahu, che considera Cohen il migliore tra i potenziali candidati per la futuro ruolo di Primo Ministro, quando quello in carica finirà il suo mandato. Nel 2019, The Jerusalem Post ha segnalato Cohen come l'israeliano più influente dell’anno.

 

 

Nuovi raid israeliani contro Hamas

Gerusalemme ha avvisato che partirà un nuovo round di attacchi contro gli assetti di Hamas nella Striscia di Gaza. L’obiettivo è fermare il lancio di palloni incendiari dall’enclave palestinese. L’esercito israeliano aveva già condotto una serie di raid notturni contro le posizioni del movimento islamista (avvenuti la settimana scorsa, per neutralizzare i palloni incendiari responsabili di roghi a Sud di Israele).

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