La questione libica

Libia, cos’è l’Autostrada della Pace e perché c’entra l’Italia

Gli obiettivi della missione del ministro degli Esteri, Di Maio, che guarda anche agli interessi delle aziende italiane per infrastrutture e petrolio

9 settembre 2020 10:30
Libia, cos’è l’Autostrada della Pace e perché c’entra l’Italia

Quella in Libia da parte del titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, è stata presentata come una missione-lampo, ma il vero obiettivo è porre le basi per collaborazioni economiche di lungo periodo, che consolidino i rapporti – anche e soprattutto commerciali – con il governo di Tripoli. Non a caso ad accompagnare il ministro degli Esteri è partito anche il sottosegretario delegato al Commercio estero, Manlio Di Stefano. Il primo incontro di Luigi di Maio (che ha interrotto la pausa estiva) è stato con Fayez al-Serraj, che guida il governo riconosciuto a livello internazionale e dall’ONU, a Tripoli.

 

A seguire, però, anche il faccia a faccia con Aguila Saleh, presidente del parlamento rivale con sede a Tobruk e con il quale lo stesso al-Serraj ha avviato un negoziato diplomatico per giungere a una pace duratura. Una stabilizzazione dell’area, infatti, giova non solo in termini militari perché rappresenta la fine delle ostilità, ma ha anche ricadute positive per la ripresa delle collaborazioni commerciali, alle quali l’Italia guarda con grande interesse.

 

La stabilizzazione dell’area

“Una nuova guerra sanguinaria porterebbe a un aumento degli sbarchi. La Libia è fondamentale per l’Italia e l’Europa” ha dichiarato Di Maio dopo l’incontro con al-Serraj, aggiungendo: “Sosteniamo il processo di pace”. Il titolare della Farnesina ha fatto così riferimento al dialogo avviato da qualche settimana e che il 21 agosto ha portato all’annuncio di un “cessate il fuoco permanente”, con conseguente “disarmo di Sirte e Jufra”, la “fine del blocco dei siti petroliferi” e “l’inizio del processo politico” tra lo stesso premier libico e Saleh. Un negoziato al quale hanno contribuito in modo decisivo Russia e Turchia (escludendo di fatto il generale ribelle Khalifa Haftar, che controlla la Cirenaica nell’est della Libia). Un primo effetto è stata la riattivazione della produzione petrolifera che era ferma da gennaio.

 

L’Autostrada della Pace

È stato lo stesso Di Maio, poi, a parlare apertamente anche delle conseguenze economiche di un cambio di situazione nel paese, al centro di scontri militari dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011: “La Libia per noi è un attore importante, uno snodo cruciale per costruire un nuovo modello di sviluppo nel Mediterraneo, con scambi commerciali fiorenti e opportunità di crescita per tutti i Paesi dell'area”. Proprio in Libia l’Italia vanta interessi economici che vanno oltre lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi.

 

Sono diverse, infatti, le aziende che vantano crediti in diversi progetti, a partire dalla cosiddetta “Autostrada della Pace”. Si tratta della più importante arteria del paese, la cui realizzazione era prevista nell’accordo siglato nel 2008 tra l’allora presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, e il dittatore libico Muammar Gheddafi, come risarcimento per il periodo coloniale italiano. Aveva un valore stimato di 3 miliardi di euro, necessari a realizzare 4 corsie, sopraelevate e tunnel per collegare la Libia dal confine con la Tunisia fino a quello con l’Egitto, per un totale di 1.750 km.

 

La nuova infrastruttura dovrebbe trasformare la vecchia via Balbia (da Italo Balbo, che era governatore della Libia ai tempi della sua prima costruzione, nel 1937) che è tuttora l’unico collegamento da ovest a est del paese, lungo la costa. Ma i cantieri sono rimasti fermi anche a causa delle “primavere arabe”. Ora il Governo intende rilanciare il progetto che coinvolge diverse aziende italiane, a partire da Salini-Impregilo (oggi Webuild) che nel 2013 si era aggiudicata il primo lotto da 440 km, per un valore di oltre 960 milioni di euro.


Un’altra grande commessa riguarda la ricostruzione dell’aeroporto di Tripoli, per la quale imprese italiane (Aeneas) erano riuscite a ottenere appalti per la realizzazione di due terminal, rispettivamente per voli nazionali e internazionali, un parcheggio e una rete stradale di collegamento e accesso, per 78 milioni di euro complessivi.

 

Un’alleanza commerciale “storica”?

Gli interessi economici in Libia, d’altra parte, non sono una novità e si sono mantenuti costanti negli anni. Si tratta del secondo paese per scambi commerciali con l’Italia nell’area del nord Africa, dopo la Tunisia (dove Di Maio ha effettuato la sua prima visita ufficiale come ministro degli Esteri nella zona). Roma è anche il secondo acquirente della Libia e il quinto esportatore.

 

Secondo il Corriere della Sera, nei primi due mesi del 2020 l’export italiano verso la Libia era persino aumentati (+32%) rispetto allo stesso periodo del 2019. Senza contare gli accordi già esistenti nell’ambito dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi da parte dell’Eni, o in altri settori strategici come quello delle telecomunicazioni, dove Telecom Italia Sparkle collabora con la Libyan International Telecom Company per i collegamenti via cavo tra Tripoli e la Sicilia.

 

Tim, invece, è impegnata nel progetto Bluemed per connettere via cavo sottomarino Genova a Palermo, raggiungendo poi Creta per arrivare fino all’India. In questo caso, però, il piano potrebbe essere superato da un progetto concorrente cinese (il cosiddetto PEACE), che vorrebbe collegare il Mediterraneo dalla Francia fino all’Egitto, escludendo l’Italia.

 

La crisi dei migranti

Di Maio non ha dimenticato, però, neppure la questione migranti e l’impegno nel contrasto alla tratta di esseri umani nel Mediterraneo. Se l’Italia è alla guida della missione europea IRINI, lo scorso luglio è stato anche rifinanziato e aumento lo stanziamento delle missioni militari in Libia, con 58 milioni di euro approvati dalla Camera dopo il sì del Senato, sempre a luglio. Di questi fondi, 10 sono destinati all’assistenza alla Guardia Costiera libica, con attività di formazione e addestramento del personale.

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