Il conflitto tra Armenia e Azerbaijan

Guerra nel Nagorno Karabakh: violata ultima tregua tra armeni e azeri

Missile sui civili a Ganja, 13 vittime e 52 feriti. Ostilità e accuse reciproche nella regione ancora contesa. Mediazione “difficile” del Gruppo di Minsk.

18 ottobre 2020 13:48
Guerra nel Nagorno Karabakh: violata ultima tregua tra armeni e azeri

È già fallito il nuovo tentativo di pace del conflitto in Nagorno Karabakh, a causa delle continue violazioni della tregua umanitaria. Sono almeno 13 le vittime e 52 i feriti dell’ennesimo attacco che segna l’escalation di una guerra che continua ancora oggi con il lancio di un missile, da parte dei separatisti armeni, sulla città azera di Ganja. La notizia infatti è arrivata poche ore dopo la chiamata da Mosca a entrambe le capitali in conflitto, Baku ed Yerevan. Azerbaijan e Armenia avevano già stipulato un primo cessate il fuoco il 10 ottobre, mediato sempre dalla Russia.

 

Sulla “riapertura del fuoco”, i rispettivi presidenti continuano ad accusarsi a vicenda. Aliyev afferma che Pashinyan sia il vero responsabile delle tensioni, dato che si rifiuta di voler trovare una via pacifica per uscire dalle ostilità. Mentre il leader armeno continua a denunciare una volontà genocida e di pulizia etnica alla controparte azera.

 

Accuse reciproche, propaganda ed escalation

Nel 2019, entrambi i Governi avevano accettato di adottare misure concrete per preparare il percorso verso la pace. Eppure, nelle ultime due settimane, il conflitto è riesploso, a distanza di 30 anni. Nei fatti, sono falliti anche i due accordi – raggiunti dopo le pressioni esercitate dalla Russia - tra Armenia e Azerbaijan. Impegnavano le parti al cessate il fuoco per fermare gli attacchi armati sulla regione, ufficialmente, a partire da mezzogiorno del 10 ottobre scorso. Non c’è stata la tregua sperata e i nuovi bombardamenti dell’11 ottobre, da parte armena, avevano già registrato 9 morti e 206 feriti a Ganja.

Il Presidente azero cerca l’appoggio formale della Turchia, utile nel gioco delle alleanze, se si dovessero avviare dialoghi diplomatici per risolvere la contesa. Nel frattempo, ha annunciato la presenza degli aerei F16 (seppure ancora inattivi e a scopo di esercitazione) di Ankara in Azerbaijan. La Turchia è nell’occhio del mirino della comunità internazionale anche perché avrebbe rafforzato le file dell’esercito azero attraverso l’invio di militanti filo-turchi partiti dalla Siria. Supposizioni immediatamente smentite da Erdogan.

 

Il missile lanciato ieri nelle prime ore del mattino ha colpito diversi edifici in una zona residenziale di Ganja (con 300.000 abitanti, è la seconda più popolosa dell’Azerbaijan), aggravando il conflitto armato tra le forze armene del Nagorno-Karabakh e gli azeri.

In un discorso pronunciato in televisione, il Presidente azero Aliyev ha parlato alla nazione del “crimine di guerra” rappresentato con il grave attacco missilistico sui civili. La responsabilità sarebbe imputabile all’Armenia e ha aggiunto “risponderemo sul campo di battaglia”. 

Immediata la reazione del Premier armeno Pashinyan che ha incitato al combattimento le truppe di riserva in partenza per il fronte di guerra. La Portavoce del Ministero armeno della Difesa, Shushan Stephanyan, ha dato notizia, anche via Twitter, sulla tregua concordata a partire dal 18 ottobre, 00:00 ora locale. Ma a distanza di poche ore, oggi leggiamo, sempre dal post della Stephanyan, che le unità della Difesa armena hanno distrutto quattro carri armati azeri che si dirigevano verso la parte meridionale della regione contesa.

Ruolo della comunità internazionale – Gruppo di Minsk

Le dichiarazioni congiunte sulle sospensioni delle ostilità sono state il risultato della “decisione presa in seguito alla dichiarazione dei Presidenti della Repubblica francese, della Federazione russa e degli Stati Uniti, in rappresentanza dei Paesi co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE”. È quanto si evince dai documenti ufficiali. L’accordo originale aveva lo scopo di consentire alle parti di scambiare i detenuti ed i corpi delle vittime, ma entrambe le parti hanno continuato a sferrare attacchi, accusandosi a vicenda di violare la tregua.

L’Unione europea la Russia e gli Stati Uniti hanno chiesto lo stop al conflitto armato e la risoluzione pacifica e negoziata dello stesso. Oltre alla call del Ministro russo agli Affari esteri, anche Emmanuel Macron ha affermato l’urgenza di un cessate il fuocoincondizionato e rigorosamente osservato da entrambe le parti”.

 

 

La guerra del Nagorno Karabakh

È una contesa territoriale che ha impegnato armeni e azeri da gennaio 1992 a maggio del 1994. Il “campo di battaglia” è la piccola enclave del Nagorno Karabakh, zona attualmente militarizzata situata nel Sud-ovest dell’Azerbaijan. Preceduto, a partire dal 1988, da atti di violenza e di pulizia etnica compiuti da entrambe le parti, il conflitto scoppiò in seguito al voto del Parlamento del Nagorno Karabakh il quale, facendo leva su una legge sovietica allora vigente, dichiarò la nascita dell’omonima Repubblica.

Il Nagorno Karabakh è internazionalmente e ufficialmente riconosciuto come parte dell’Azerbaijan, ma è popolato e governato da etnie armene in seguito al sequestro di numerosi villaggi durante la guerra (inizio degli anni '90).

Baku ha insistito sul diritto a reclamare la regione con la forza, sostenendo che gli sforzi del Gruppo di Minsk non abbiano portato progressi a distanza di tre decenni. In sostanza, l’OSCE non è riuscito a condurre la parte armena a conformarsi alle quattro risoluzioni (finalizzate alla pace) disposte dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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