Libano: dimissioni Governo, ancora proteste. Aiuti a Beirut devastata

Si è dimesso il Governo di Diab. Rabbia, folla e istanze anti-governative. Spettro di Beirut. In arrivo aiuti, 33 milioni da Ue. Si indaga, scava e prega.

11 agosto 2020 12:40
Libano: dimissioni Governo, ancora proteste. Aiuti a Beirut devastata

Dopo mesi di proteste del popolo libanese, e a soli sei giorni dalla drammatica esplosione al Porto di Beirut, il Governo di Hassan Diab si è dimesso il 10 agosto. Molte vie della capitale sono devastate e il Paese riversa in una grave emergenza umanitaria e sanitaria, a cui si aggiunge la crisi economica. Ma per i manifestanti, confermare una responsabilità di natura politica nella deriva del Paese non è abbastanza, quello che vogliono è trovare gli autori del disastro.

 

Più di 200 le perdite e quasi 7.000 i feriti. Questo il bilancio dell’esplosione provocata dal nitrato di ammonio depositato al porto. E a cui si aggiungono le nuove vittime registrate dalle giornate delle manifestazioni, partite dalla zona del Parlamento e in massima concentrazione attorno alla Piazza dei Martiri. Scontri, disordine, i petardi, le pietre dei più violenti, il ricorso a gas lacrimogeni da parte della polizia. Riversano nel caos le strade di Beirut. Che ha raggiunto l’apice quando la folla infuriata ha esibito palchi in legno, finti cappi e patiboli, su cui hanno appeso anche un manichino di Hassan Nasrallah, lo sciita di Hezbollah. “Se non vi dimettete, vi impiccheremo”, si è sentito gridare dai più rivoltosi ai rappresentanti istituzionali, a testimonianza della rabbia ormai incontenibile. Il malcontento contro i Vertici della politica libanese e l’azione delle forze anti-governative hanno esercitato una pressione crescente tale da spingere, inizialmente, quattro membri dell’Esecutivo a lasciare le rispettive cariche, seguiti dalla ‘ritirata’ in blocco dei restanti ministri. Il popolo libanese accusa i politici uscenti di essere stati, indirettamente, i veri fautori dell’esplosione. Al centro del mirino, sia il Premier Diab che il Presidente Michel Naim Aoun (il firmatario di un Memorandum d’Intesa con Hezbollah nel 2006).

 

La dimensione particolarmente feroce delle proteste a Beirut è anche imputabile al fatto che molti manifestanti provengono dalle fila dei corpi armati (ex-militari). Sono stati proprio questi  guidare l’assalto al Ministero degli Esteri, avvenuto nei giorni scorsi, causando la morte di un poliziotto.

 

Non sarà facile rimettere in piedi la città

Le Nazioni Unite stimano che saranno necessarie risorse immediate, di oltre 117 milioni di dollari, da destinare alla ricostruzione di strutture ospedaliere, infrastrutture, case, edifici pubblici e uffici sventrati. Sono già in azione centinaia di volontari impegnati a sistemare le macerie della citta, in particolare quelle dell’Ospedale delle Suore del Rosario, il più colpito. Anche i 160 medici e operatori russi sono all’opera per soccorre i feriti e unirsi alle equipe degli aiuti umanitari internazionali.

 

Ci ha provato l’Europa, l’8 agosto, a parlare con la classe dirigente libanese, quando il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, si è recato a Beirut nel tentativo di contenere le reazioni e comunicare sull’invio di 33 milioni di euro da parte dell’Unione europea per fronteggiare la crisi in Libano. Una prima ‘rata’ di risorse da iniettare nel Paese per sopperire all’emergenza. Somma, come ha annunciato Michel sulla scia di quanto già proposto da Emmanuel Macron, sarà incrementata da una raccolta di fondi per contribuire alla ricostruire delle strade della città spettrale, ma anche a supporto delle riforme.

 

La petizione per un mandato francese (nuovo protettorato) a Beirut

Quanto alla visita ufficiale del Presidente francese nel 'campo' dell'esplosione, le fonti nazionali e i media  hanno parlato, la scorsa settimana e solo 3 giorni dopo il grande blast, di una petizione (più di 50.000 firme solo in 1 giorno) a sostegno di un mandato francese che sottoponga all'Eliseo il controllo e il destino del Libano (storico alleato della Francia nell'area del Medio-Oriente ed ex-Protettorato durante il periodo coloniale), riattivando in questo modo le connessioni forti tra i due Paesi e affidando a Parigi la mission di contribuire alla fine della guerra civile, dei conflitti e della recessione economica. 

 

Risposta alla nuova emergenza: gli aiuti Ue e un fondo per il Libano

Un’estate tutt’altro che tranquilla per i leader a Bruxelles, ma – in primis – per i team medici, infermieri e operatori sanitari, a livello globale. In piena emergenza pandemia da covid-19 e all’indomani dell’accordo Ue sul Piano anti-crisi e il maxi-fondo per la ripresa, il NextGenerationEU, nuova luce rossa chiama l’Unione ai tavoli degli impegni istituzionali. Alla conferenza internazionale sull’assistenza e il sostegno a Beirut e al popolo libanese, la Commissione europea ha promesso un finanziamento aggiuntivo del valore di 30 milioni di euro per aiutare ad affrontare i bisogni immediati delle persone colpite dall’esplosione del 4 agosto. Risorse che si sommano ai 33 milioni di euro già annunciati dalla Presidente Von der Leyen nella sua telefonata di giovedì scorso al presidente libanese.

 

Il nuovo finanziamento umanitario dell’Ue sarà indirizzato alle Agenzie delle Nazioni Unite, alle ONG e alle Organizzazioni internazionali per assicurare anche che venga debitamente monitorato.

 

Il Commissario Ue per la Gestione delle crisi, lo sloveno Janez Lenarcic, ha dichiarato che “L’Ue aiuta il Libano (…) mobilitando centinaia di esperti per la ricerca e il soccorso, inviando assistenza medica a Beirut, (…) fornendo sostegno umanitario a centinaia di migliaia di persone più vulnerabili. In queste ore critiche, l’Ue fornisce alloggi, assistenza sanitaria di emergenza, acqua e servizi igienici e assistenza alimentare. Ci impegniamo a sostenere il popolo libanese oggi e, a lungo termine, lo aiuteremo a riprendersi”, ha concluso.

 

L’Unione europea, nel corso degli ultimi anni, è stata uno dei principali sostenitori del Libano, fornendo oltre 2,3 miliardi di euro di assistenza dal 2011, di cui oltre 660 milioni di euro in aiuti umanitari.

Circa 300 esperti qualificati da diversi Stati membri, sono stati partiti per Beirut tramite il Meccanismo di Protezione civile europeo. Tra questi, un alto numero di specialisti della ricerca e salvataggio e valutazione del rischio chimico, con tanto di equipaggiamento medico e protettivo; di utilità immediata, anche l’attivazione del Sistema di mappatura satellitare Copernicus per monitorare e quantificare l’entità del danno.

 

Intanto, si moltiplicano le preghiere di tutti, islamici e cattolici, di pari passo con l’intensificarsi delle indagini e della cooperazione tra i sistemi di sicurezza e anti-terrorismo. Si continua a scavare tra i muri crollati delle abitazioni e mentre partono i contingenti NATO in direzione Libano, la città piange l’ennesima giovane perdita ritrovata sotto le macerie, la bellissima ventunenne Rawan.

 

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