Brexit: cos'è significato, elezioni anticipate, uscita 31 gennaio 2020

«Brexit news, cos'è e cosa significa, conseguenze, proroga uscita al 31 gennaio 2020 e nuove elezioni a dicembre per il Regno Unito, voto ai 16enni?»

Brexit cos'è e significato, conseguenze economiche e politiche, quali sono le ultime news circa l'uscita UK dall'Europa il 31 gennaio 2020, come da proroga Ue e le nuove elezioni del Regno Unito che si svolgeranno il 9 dicembre o il 12 dicembre?

 

In questo articolo vedremo quindi Brexit significato, cos'è e conseguenze dopo il referendum che 23 giugno del 2016 che ha interessato i cittadini inglesi, 

le conseguenze politiche economiche sui mercati cosa sta facendo il primo ministro Johnson e cosa significa hard Brexit - Brexit no deal.

 

Brexit news: elezioni aniticipate e proroga uscita al 31 gennaio 2020:

Elezioni anticipate nel Regno Unito a dicembre: trovato l'accordo sulle elezioni anticipate in UK per cercare di rompere l'empasse sulla Brexit.

I laburisti hanno dato il consenso alla convocazione del voto mediante la revisione legislativa ordinaria proposta.

La decisione è stata poi ufficializzata da Jeremy Corbyn che ha detto:

Io ho costantemente detto che noi eravamo pronti alle elezioni a patto che una Brexit no deal fosse fuori dal tavolo", ha detto il leader laburista. "Ora noi abbiamo saputo dall'Ue che l'estensione dell'articolo 50 sull'uscita del Regno è confermata fino al 31 gennaio 2020, per i prossimi tre mesi. E quindi la nostra condizione è soddisfatta.

Ed ha aggiunto:

Noi intendiamo lanciare adesso la più radicale campagna di cambiamento del Paese che si sia mai vista.

Il Labour annuncia anche due emendamenti che dovrà approvare lo speaker John Bercow:

  • l'anticipo della data delle elezioni al 9 dicembre;

  • l'estensione del voto a 16enni e 17enni.

Non rimane altro che attendere i nuovi sviluppi.

 

Brexit news: Corte Suprema no alla sospensione Parlamento

Brexit news: La Corte Suprema britannica ha dichiarato non legale la sospensione del Parlamento chiesta ed ottenuta dal primo ministro Tory, Boris Johnson, fino al 14 ottobre.

La Corte, accogliendo quindi gli argomenti dei ricorsi degli oppositori del governo e attivisti pro Remain, ha dato il verdetto raggiunto all'unanimità dal collegio degli 11 giudici.

 

La sospensione prolungata del Parlamento britannico decisa Boris Johnson è quindi "illegale, nulla e priva di effetti". Ora agli speaker di Comuni e Lord il potere di riconvocare le Camere quanto prima.

 

Brexit news: Boris Johnson, neo premier britannico, aveva chiuso il Parlamento, al fine di impedire ai deputati di bloccare un’uscita dall’Unione Europea senza accordo. 

 

Della sua decisione il premier Johnson ha già informato i suoi ministri e telefonato persino alla Regina Elisabetta II, attualmente in vacanza nella sua tenuta scozzese di Balmoral, per chiederle fondamentalmente due cose:

1) di sospendere il Parlamento e,

2) di fissare il suo discorso annuale che illustra il programma del nuovo Governo, in ottobre. 

 

La chiusura del Parlamento fino al 14 ottobre 2019 avrebbe fatto evitare ai deputati, di impedire un “no deal” prima scadenza ufficiale di Brexit  ossia il 31 ottobre 2019.

 

Brexit referendum vince il leave: sì all'uscita UK dall'Ue

Referendum Brexit 23 giugno 2016: in questa data si è svolto in Inghilterra il referendum sulla Brexit, un referendum consultivo e non vincolante che aveva come scopo quello di valutare il sostegno da parte dei cittadini inglesi in merito alla possibile continuazione della permanenza del Regno unito all'interno dell'Unione europea.

 

La campagna referendaria ha visto schierarsi due diverse fazioni: da una parte il Leave e dall'altra il Remain, ossia da una parte lasciare l'Unione europea e dall'altra rimanere.

 

Sostenitore del Leave era l'allora primo ministro inglese David Cameron e dall'altra parte il leader dell'Ukip Niegel Farage, insieme all'ex sindaco di Londra Boris Jhonson.

 

Il testo del quesito referendario chiedeva agli inglesi se il regno unito dovesse rimanere o meno membro dell'unione europea. La votazione avvenne presso 41 mila seggi elettorali, divisi fra 382 arie di conteggio dei voti, a loro volta distinte in 12 distretti regionali.

 

È il 24 giugno 2016, il giorno dopo il referendum, che il presidente della commissione elettorale centrale di Manchester, Jenny Watson annuncia risultati del referendum.

 

A vincere con il 51,9% dei consensi il Leave contro il 48,1% del Remain. Il Regno Unito ha votato così l'uscita dall'Unione europea.

 

Cos'è Brexit e cosa significa?

Cosa significa Brexit? Che cos'è? Il termine Brexit indica l'uscita del Regno unito dall'Unione europea, per decisione del popolo con il referendum tenutosi a giugno 2016.

 

Letteralmente il termine Brexit deriva dalla fusione di due parole di origine anglosassone: britain che significa Regno unito ed exit che significa uscita.

 

A coniare il termine brexit sono stati gli stessi media che hanno coniato Grexit per indicare la possibile uscita della Grecia dall'Unione europea, tartassata dal pesante debito del governo ellenico.

 

L'uscita del Regno unito dall'Unione europea avrà conseguenze non solo sugli inglesi ma su tutta l'economia mondiale, senza dubbio un chiaro segno di come il progetto Europa e contemporaneamente il processo di integrazione europea viene oggi messo in discussione da una delle più grandi potenze economiche a livello europeo sì, ma soprattutto mondiale.

 

Da qui la domanda: possono altri paesi seguire l'esempio degli inglesi? Non addentrandoci in questa sede sui significati politici di questa domanda vediamo più da vicino che cos'è stato il referendum sulla brexit, le conseguenze delle decisioni degli inglesi prese da Theresa May ed ora dal nuovo Primo ministro Boris Johnson.

 

Brexit conseguenze politiche e economiche:

A seguito del risultato del referendum sulla Brexit le conseguenze si sono subito fatto sentire. L'allora primo ministro inglese David Cameron, grande sostenitore del remain quindi far sì che il Regno unito rimanga all'interno dell'Unione europea del mercato unico, annunciò immediatamente dopo l'esito del referendum le sue dimissioni da Primo Ministro nonché da leader del partito conservatore.

 

A sostituirlo arriverà poi Theresa May che in conferenza stampa dichiarò di voler traghettare il Regno Unito fuori dall'Unione europea.

 

Subito dopo l'annuncio della Brexit anche i mercati economici reagirono a questo annuncio: in due ore il cambio della sterlina in inglese calò del 10% rispetto al dollaro americano, segnando il livello più basso dal 1985, e del 7% in meno contro la moneta unica, l'euro.

 

A livello internazionale sono tante le reazioni del mondo intero al risultato sorprendente della Brexit. L'allora primo ministro italiano Matteo Renzi reagì manifestando comunque il proprio ottimismo e la propria positività nei riguardi dell'Europa.

 

A brindare insieme agli inglesi gli euroscettici Matteo Salvini della lega nord e la francese Marine Le Pen.

 

All'epoca candidato repubblicano alla presidenza della Casa Bianca Donald Trump si disse soddisfatto del risultato visto che in tal modo gli inglesi si sono ripresi il proprio paese. Sorpresa e incredulità da parte di altri leader politici europei tra cui Francois Hollande e Angela Merkel che subito dopo l'annuncio dell'esito delle votazioni chiese rapidità al Regno unito nell'uscire dall'Unione Europea.

Ecco invece Brexit conseguenze economiche dopo l'uscita.

 

Boris Johnson Brexit: nuovo primo ministro conferma data 31 ottobre 2019

Oggi a traghettare il Regno Unito fuori dall'Unione europea è il nuovo primo ministro Boris Johnson.


Al suo primo discorso alle Camere, il nuovo Premier Boris Johnson ha detto che:

  • Chiederà all'Ue di stipulare un nuovo accordo Brexit, diverso dai due precedenti fatti da Theresa May che sono stati bocciati dalle Camere. In questo modo, con un nuovo accordo cioé, ci sarà un'uscita soft dall'Ue.

  • In caso contrario, se Bruxelles non vorrà stipulare un nuovo accordo, allora ci sarà l'uscita il 31 ottobre 2019 senza accordo, ci sarà quella che ormai tutto chiamano hard BrexitBrexit no deal.

Se Londra dovesse uscire dall’Ue senza un accordo, ci sarebbero grandissimi problemi a livello doganale e commerciale, nessuna garanzia per i cittadini inglesi in Europa, né per quelli europei nel Regno Unito, tasse scolastiche altissime per gli stranieri, una perdita di Pil dell’8% in un solo anno, calo del prezzo delle case e della sterlina ecc, oltre al fatto che una brexit senza accordo, la Gran Bretagna dovrebbe versare all'UE, 39 miliardi di sterline.

 

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