il caso Navalny e il Novichok

Il caso Navalny e le volte che la Russia ha avvelenato gli oppositori

Berlino conferma l’avvelenamento con il novichok, ma Mosca smentisce e chiede le prove. Ecco i precedenti e i timori di un no tedesco al gasdotto russo

9 settembre 2020 10:32
Il caso Navalny e le volte che la Russia ha avvelenato gli oppositori

Si affaccia lo spettro di nuove sanzioni e soprattutto di un “no” tedesco al progetto del gasdotto Nord Stream2 dopo il caso di Aleksei Navalny, l’avvelenamento del maggiore oppositore russo a Vladimir Putin, ora ricoverato all’ospedale universitario della Charitè di Berlino. Una fonte ufficiale del governo Merkel ha infatti dichiarato esplicitamente che l’uomo è stato vittima di un “agente nervino del gruppo Novichok”.

 

Immediata la smentita da parte del Cremlino tramite il portavoce Dimitri Peskov, che ha chiesto le prove: “Se la Cancelliera ha fatto tali dichiarazioni, allora gli specialisti tedeschi devono aver presentato alcuni risultati significativi dello stato di salute di Navalny. Tuttavia la Russia non può effettuare valutazioni senza essere a conoscenza di questi risultati”.


Poi l’auspicio a chiarire le cause di quello che definisce “un incidente”, senza arrivare a conclusioni “affrettate” che potrebbero decretare sanzioni contro la Russia per la vicenda. A preoccupare il Cremlino, però potrebbe essere lo stop al progetto del gasdotto Nord Stream2, che dovrebbe portare il gas dalla Russia proprio alla Germania. Allo studio del governo tedesco, infatti, ci sono infatti contromisure che non escludono una sospensione della realizzazione dell’importante infrastruttura energetica, di cui si parlerà nelle prossime ore in sede Nato.

 

L’avvelenamento da Novichok

Il Governo tedesco sembra non avere dubbi sulla responsabilità russa (ad alti livelli) dell’avvelenamento di Navalny, tanto da aver messo nero su bianco in una nota ufficiale le conclusioni giunte dopo le analisi mediche sull’oppositore 44enne, parlando delle cause del suo avvelenamento mentre si trovava in Siberia: “E’ stata fornita la prova inequivocabile della presenza di un agente nervino chimico del gruppo Novichok”.

 

Curato presso l’ospedale universitario della Charitè di Berlino, le condizioni dell’uomo sarebbero ancora gravi, tanto da spingere la Cancelliera Angela Merkel a pretendere spiegazioni ufficiali da Mosca: “Ci sono domande serie a cui solo il governo russo può – e deve – rispondere”, non nascondendo che la questione sarà all’esame della Nato e dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac).

 

Cos’è il Novichok e perché viene usato ancora

La storia del Novichok risale gli anni ’80, quando nei laboratori chimici militari dell’Urss venne sviluppata la potente tossina (fino a 10 volte più letale del sarin, anch’esso di fabbricazione sovietica), anche se il suo nome non è stato pronunciato a lungo. Il primo a farlo è stato Vil Mirzayanov, uno scienziato russo che dopo aver lavorato alla creazione del gas “novello” (questo il significato del nome in russo) decise di denunciare pubblicamente Mosca per il non rispetto della Convenzione sulle armi chimiche (CAC), firmata nel 1993 a Parigi.

 

Dopo l’arresto e la scarcerazione, trovò asilo e protezione negli Usa, dove vive tutt’ora e da dove, nel 2018, non ha esitato a dirsi convinto che la Russia di Putin usi ancora il Novichok. Si tratta, infatti, di un agente che, oltre alla sua potenza (8 volte maggiore del normale nervino), ha la caratteristica di poter essere congelata. Essendo costituita da due sostanze che prese separatamente risultano “innocue”, può anche essere facilmente trasportata. Il Novichok, insieme alle altre armi chimiche, ufficialmente sarebbe distrutto con la firma della CAC, ma in realtà sarebbe ancora a disposizione in Russia, che l’avrebbe usato anche di recente.

 

I precedenti: da Skripal al teatro Dubrovka

Lo avrebbe fatto anche con la ex spia del KGB Serghei Skripal e con la figlia, avvelenati a Salisbury, nel Regno Unito, due anni fa. Un caso che portò a momenti di forte tensione tra il governo britannico guidato da Theresa May e il presidente russo Vladimir Putin. La portata del caso fu tale da spingere un centinaio di paesi alleati al ritiro dei propri ambasciatori e rappresentanti diplomatici presso gli uffici a Mosca, chiedendo anche l’allontanamento di quelli russi dai propri.


Prima ancora, però, il Novichock era stato impiegato anche per un omicidio “interno”, quello di Ivan Kivelidi, capo della Rosbusinessban, nel 1995, mentre altri gas nervini sono stati impiegati anche in occasione dell’attentato al teatro Dubrovka, nel 2002. In questo caso furono le forze speciali russe Osnaz a utilizzare gas per neutralizzare i 40 terroristi ceceni delle cosiddette Brigate Islamiche che avevano tenuto in ostaggio per tre giorni (dal 23 al 26 ottobre) 850 spettatori di uno spettacolo nella struttura. Il bilancio fu pesantissimo, con 39 vittime tra i sequestratori e 130 tra i civili e non si seppe mai quale tipo di sostanza venne usata per l’operazione.

 

Le armi chimiche proibite, ma ancora in circolazione

Utilizzate anche nella guerra in Siria, le armi chimiche sono tutt’altro che scomparse. A conferma la presenza e l’uso del Novichok è stato anche un altro esperto, considerato anch’egli legato allo sviluppo del programma sull’A-234, il nome “scientifico” dell’agente nervino, ossia Leonid Rink. Ma altri gas altrettanto letali sarebbero ancora in circolazione, anche fuori dai confini russi al centro delle indagini delle ultime settimane. Ad esempio, il fratellastro del leader nordcoreano Kim jong-un, Kim Jong-nam, sarebbe stato vittima proprio di una tossina nervina, il Vx, iniettatagli mentre si trovava all’aeroporto di Kuala Lumpur, in Malaysia nel 2018.

 

Si tratta di un gas in grado di paralizzare i muscoli, somministrabile tramite iniezione, ingestione e inalazione e che mantiene la propria tossicità per diversi giorni anche a contatto col suolo, rimanendo in grado di uccidere anche dopo un mese. Il Vx sarebbe ancora in circolazione in Siria, Iraq e appunto Corea del Nord. Secondo quanto dichiarato due anni fa dalla portavoce del ministro degli Esteri russo, Maria Zakharva, ci sarebbero altri paesi con i quali lo stesso Mirzayanov che avevano denunciato Mosca per il Novichok, avrebbe condiviso i “segreti” del gas nervino prima della fuga negli Stati Uniti: Svezia, Slovacchia, Repubblica Ceca e gli stessi Usa, oltre al Regno Unito.

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