Il consiglio ue a Bruxelles

Esiti del Consiglio europeo: Covid19, Brexit, clima e politica estera

Ecco le conclusioni del Vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’Ue del 16 ottobre. Covid-19, recovery, Brexit, target climatici, Turchia e Bielorussia.

16 ottobre 2020 17:08
Esiti del Consiglio europeo: Covid19, Brexit, clima e politica estera

I 27 capi di Stato e di Governo dell’Unione europea si sono dati appuntamento a Bruxelles per il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Tanti i punti in agenda, molte le decisioni in sospeso che devono essere affrontate con urgenza. Al centro del confronto, la situazione legata all’emergenza covid-19 e il piano di ripresa e il Recovery Fund, ma anche il punto sui negoziati commerciali della Brexit, su cui il Governo di Boris Johnson non dimostra un impegno concreto o la volontà necessaria per concludere l’accordo. Da Londra serve un’accelerata.

Da alcuni tweet e fonti Ue, si evince che alcuni Capi di Stato sono partiti per rientrare nelle rispettive capitali prima della conclusione ufficiale dei lavori. Non è riuscita a trattenersi fino alla fine anche la Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, costretta ad osservare la quarantena di autoisolamento preventivo, dopo che due assistenti del suo team sono risultati positivi al test del coronavirus.

 

 

Ecco le principali conclusioni sui punti affrontati ai tavoli del Consiglio europeo:

 

Brexit: relazioni Ue – Regno Unito

Il Consiglio europeo ha ricordato che il periodo di transizione terminerà il 31 dicembre 2020 e che i progressi sulle principali questioni di interesse per l’Unione non sono ancora sufficienti per raggiungere un accordo. Emmanuel Macron ha dichiarato di restare pronti ad una Brexitsenza accordo”.

Ma nel frattempo, i Governi nazionali dovranno provvedere a “rafforzare i preparativi per qualsiasi risultato, compreso il no-deal”, stando a quanto si legge nel documento approvato dai leader Ue. Il Consiglio europeo ha anche invitato l’Esecutivo Ue a valutare misure d’emergenza unilaterali nell’interesse dell’Unione. Intanto su Twitter, fa eco il post del britannico David Frost, responsabile del dossier e delle trattative di uscita del Regno Unito dall’Unione. Sugli esiti del vertice Ue di ieri, Frost si dichiara “sorpreso che l’Ue non si sia impegnata a lavorare più intensamente” sulle questioni aperte della Brexit e su come Bruxelles abbia rimandato indietro ‘la palla’ a Londra. Eppure, al suo arrivo all’Europa building, Michel Barnier (Capo-negoziatore per conto dell’Ue) si era dichiarato pronto a recarsi lunedì a Londra per far avanzare i negoziati.

Per il Giuseppe Conte, è fondamentale “stringere i tempi” per scongiurare scenari scoraggianti per le relazioni commerciali di tutti gli Stati membri, non solo dell’Italia. I report e i dati economici e finanziari, infatti, continuano ad avvertire sui gravi rischi e sull’impatto negativo della Brexit senza accordo, soprattutto per le conseguenti contrazioni degli scambi commerciali e l’aumento di dazi, tariffe e sui prezzi al consumo. Anche Angela Merkel, come il nostro Premier, ha ribadito che si deve mirare ad un “accordo equo”, ma che non va accettato “a tutti i costi”. Questa anche la linea di Charles Michel che, nella conferenza stampa di chiusura della seconda giornata di vertice, ha fatto specifico riferimento a un importante capitolo di difficile risoluzione (c’è stato un riferimento alle dichiarazioni del 25 novembre 2018, soprattutto per quanto riguarda la parità di condizioni, la governance e la pesca). Sulla definizione dei diritti di pesca si è ancora lontani dal raggiungere un’intesa, visto che la proposta di Londra danneggerebbe le attività in mare dei pescatori francesi e sarebbe, più in generale, troppo svantaggiosa per i Paesi Ue.

Per quanto riguarda il Disegno di legge sul Mercato interno presentato dal Regno Unito, il Consiglio europeo ha spiegato che l’accordo di recesso e i relativi protocolli devono essere attuati pienamente e tempestivamente.

 

Covid-19, frontiere e misure di quarantena

Il Consiglio europeo ha valutato l’attuale situazione epidemiologica, una situazione senza precedenti che suscita gravissime preoccupazioni.

Si è compiaciuto dei progressi finora compiuti, per esempio, sulle Raccomandazioni per un approccio coordinato alla limitazione della libertà di circolazione e alle misure per contenere la pandemia del coronavirus. Invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a proseguire lo sforzo globale di coordinamento sulla base delle migliori conoscenze scientifiche disponibili, in particolare per quanto riguarda le norme di quarantena, il tracciamento transfrontaliero dei contatti, la valutazione congiunta dei metodi diagnostici, il riconoscimento reciproco dei test e la limitazione temporanea dei “viaggi non essenziali verso l’Unione europea”.

Sullo sviluppo e la distribuzione di vaccini, Charles Michel ha ribadito la necessità di definire un solido processo di autorizzazione e di monitoraggio, creare capacità di vaccinazione nell’Ue e garantire un accesso ai vaccini equo e a prezzi contenuti.

 

Cambiamenti climatici

Per conseguire l’obiettivo della neutralità climatica dell'Ue entro il 2050, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, l’Ue deve aumentare le proprie ambizioni per il prossimo decennio, nonché aggiornare il quadro per le politiche dell'energia e del clima. In tale contesto, il Consiglio europeo ha discusso la recente Comunicazione redatta dalla Commissione Ue e intitolata “Un traguardo climatico 2030 più ambizioso per l’Europa”. Il documento comprende la proposta di un obiettivo di riduzione delle emissioni di almeno il 55% entro il 2030, nonché le iniziative necessarie per raggiungere il target, nel modo più efficiente anche in termini di costi e nel rispetto della parità di condizioni, evitando anche la rilocalizzazione delle emissioni di CO2.

 

Recovery Fund e piano di ripresa

Molti leader dell’Ue e dei Governi nazionali dichiarano ormai da mesi quanto sia importante trovare l’intesa sul Recovery Fund, sulle questioni legate al Bilancio e sull’intero piano di ripresa. Ma di fatto, anche a questo Vertice, le trattative sono rimaste ferme allo stato in cui le avevano lasciate nell’ultimo incontro, segnando un ulteriore ritardo rispetto alla tabella di marcia prestabilita. David Sassoli, nel discorso d’apertura della prima giornata del Consiglio europeo, ha cercato di esercitare pressione sui leader affinché provvedano a decidersi in tempi brevi. “Spetta a voi sbloccare i negoziati”, ha detto il Presidente dell’Eurocamera, per poi chiedere 39 miliardi di euro in più per finanziare i programmi principali del Bilancio. Un tentativo già naufragato, quello di Sassoli, vista la reazione immediatamente contraria della cancelliera tedesca Angela Merkel, ampiamente appoggiata dagli Stati membri. Tra questi, spicca l’intervento del Premier portoghese Antonio Costa e di Pedro Sanchez, irremovibili sui contenuti di quanto già approvato a luglio.

Sassoli ha avvertito che la situazione sanitaria in Europa è talmente preoccupante che presto persino le risorse messe a disposizione dal maxi-fondo proposto a luglio potrebbero non essere sufficienti a far fronte alla crisi. “Non è escluso che debba aprirsi una ‘Fase 2’, che richieda l’adozione di strumenti ancora più significativi rispetto a quelli già adottati”, ha concluso Sassoli.

Il Parlamento europeo punta a iniettare 9 miliardi di risorse fresche per il prossimo bilancio settennale (al momento fissato a 1.074 miliardi) e chiede che i 13 miliardi di interessi di NextGenerationEU (Recovery fund) siano conteggiati oltre il tetto massimo del bilancio. Inoltre, gli eurodeputati spingono per un aggiustamento di 16-17 miliardi di euro: in tutto fanno 39 miliardi, come abbiamo indicato sopra. Non si sono toccate neanche oggi le delicate questioni relative al tanto dibattuto Stato di diritto. L’Italia, tuttavia, ha dichiarato che nonostante abbia dato sostegno alla proposta di Berlino, resterà comunque contraria alle richieste di alcuno Paesi del fronte del Nord che puntano a non lasciare alcun margine di manovra all’Ungheria e alla Polonia.

 

 

Relazioni esterne: Africa, Bielorussia, Turchia

Unione africana

Si è parlato dei partenariati costituiti sulla base di interessi reciproci e responsabilità condivisa. Per contribuire ad affrontare l’impatto della pandemia del coronavirus, il Consiglio europeo si impegna a promuovere gli sforzi internazionali di cancellazione del debito per i Paesi africani in modo coordinato nell'ambito dei pertinenti Quadri multilaterali. Per questo, ha chiesto di giungere ad un approccio comune al riguardo entro la fine di novembre 2020.

In termini di cooperazione e investimenti, si sono messi in luce i vantaggi nel settore dell’economia digitale e della conoscenza, delle energie rinnovabili, dei trasporti, in materia di salute e dei sistemi agroalimentari.

Il Consiglio europeo attende gli esiti delle prossime riunioni politiche con l’Unione africana per portare il partenariato a un livello più alto di cooperazione.

 

Bielorussia

Riguardo alle relazioni tra l'Ue e la Bielorussia di Lukashenko, il Consiglio europeo ha approvato le conclusioni già raggiunte al Vertice Ue del 2 ottobre, con cui si esprime solidarietà alla Lituania e alla Polonia alla luce delle misure di ritorsione messe in atto da Minsk.

 

Turchia

I leader Ue hanno deplorato le rinnovate azioni unilaterali e provocatorie del Governo di Ankara nel Mediterraneo orientale, comprese le recenti attività esplorative che hanno portato a una nuova escalation con la Grecia. Il Consiglio europeo ha sollecitato il rispetto delle Risoluzioni 550 e 789 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ha poi esortato la Turchia a invertire le azioni contro Cipro e Grecia e dimostrare una condotta tale da far calare le tensioni.

 

MH17

Il Consiglio europeo invita la Federazione russa a proseguire le trattative trilaterali con Australia e Paesi Bassi per l’abbattimento del volo MH17. Dopo più di sei anni dalla data di questo tragico evento, le 298 vittime e i loro parenti più prossimi cercano ancora (e meritano) giustizia. Per questo, i leader Ue si impegnano a sostenere tutti gli sforzi per far emergere la verità e assegnare le responsabilità, in linea con la risoluzione 2166 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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