La Politica Agricola Comune Ue

Ue: accordo al Consiglio su riforma Politica Agricola Comune post 2020

Esiti del Consiglio Agricoltura (19-20 ottobre, Lussemburgo). Nella proposta di compromesso, il 20% della dotazione nazionale degli aiuti diretti della PAC.

21 ottobre 2020 16:42
Ue: accordo al Consiglio su riforma Politica Agricola Comune post 2020

Dopo lunghe negoziazioni, e sulla base di una proposta di compromesso intavolata dalla Presidenza tedesca dell’Ue (di turno per il semestre in corso), la due-giorni del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura e Pesca (AGRIFISH) si è conclusa a Lussemburgo con un accordo sul pacchetto di riforma della Politica Agricola Comune (PAC). La Politica Agricola Comune copre circa il 35% del Bilancio comunitario. Una maratona notturna che, attorno alle 5:00 di questa mattina, ha visto tirare le conclusioni con posizioni comuni su tre obiettivi importanti.

 

Dopo impegno e sforzi prolungati, abbiamo realizzato una pietra miliare”, ha detto in conferenza stampa la Ministra tedesca per l’Agricoltura, Julia Kloeckner, spiegando anche come la proposta rifletta il giusto equilibrio tra sicurezza alimentare e sostenibilità.

L’accordo punta a una migliore tutela dell’ambiente, lasciando però maggiore libertà d’azione agli Stati membri su come raggiungere gli obiettivi concordati in termini di conservazione della natura, protezione dell’ambiente e qualità del cibo.

Il Commissario Ue all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, guarda già ai prossimi passi, ricordando che il documento dell’intesa odierna passerà ora alla fase dei negoziati con l’Esecutivo Ue e il Parlamento europeo.

 

Novità della riforma post 2020

I Governi nazionali dovranno inviare a Bruxelles i loro Piani d’azione, perché vengano approvati dalla Commissione europea. E dovranno anche proporre delle “misure ecologiche” che vanno al di là degli obiettivi ambientali obbligatori, in modo che ogni agricoltore che adotti volontariamente quelle regole ulteriori possa poi essere compensato con fondi straordinari.

 

La riforma, che entrerà in vigore il primo gennaio 2023 al termine dei due anni di transizione, presenta novità importanti. Tra queste, le ambiziose disposizioni volte ad allineare la politica agricola europea alla sfida dei cambiamenti climatici e della sostenibilità.

Ecco alcune delle nuove condizionalità. Una percentuale minima del 30% delle spese del II pilastro (Sviluppo rurale) dovrà essere destinata a misure agro-ambientali, ed almeno il 20% delle risorse del I pilastro (Pagamenti diretti) dovranno essere allocate a eco-schemi, ovvero a misure come l’inerbimento dei frutteti, la riduzione dei fitofarmaci e fertilizzanti, i metodi di agricoltura biologica e ulteriori pratiche agricole benefiche per l’ambiente.

 

Particolare attenzione viene poi dedicata ai giovani agricoltori e ai piccoli agricoltori. I primi potranno beneficiare di un contributo per iniziare l’attività fino a 100.000 euro. Mentre per i secondi è prevista maggiore semplificazione e l’esonero da eventuali tagli dei pagamenti diretti necessari per costituire una riserva anticrisi. Nella nuova riforma, su richiesta italiana, è stata inserita la possibilità di destinare una piccola percentuale dei pagamenti agli agricoltori per costituire un fondo con funzioni assicurative nel caso di eventi avversi.

 

 

Strategia “Farm to Fork”

Il 19 ottobre, il Consiglio ha adottato all’unanimità le conclusioni sulla nuova strategia Ue, “Dal campo alla Tavola”, con l’obiettivo di sviluppare un sistema alimentare europeo sostenibile ed equo. Le conclusioni implicano un duplice messaggio politico da parte degli Stati membri: garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di cibo contribuendo al contempo alla neutralità climatica dell’Ue entro il 2050.

 

Nelle conclusioni, i 27 Ministri hanno anche riconosciuto che lo standard alimentare europeo è un esempio, a livello globale, in termini di sicurezza, valore nutritivo, alta qualità e legislazione. Ecco perché è strategico continuare a promuoverne la sostenibilità anche fuori dall’Ue. Ciò si tradurrebbe, quindi, in impegni più ambiziosi da parte dei Paesi terzi in materia di protezione ambientale, uso di pesticidi e antimicrobici, salute degli animali e altro ancora.

 

Quanto agli altri temi all’Ordine del giorno dell’AGRIFISH, i Ministri hanno raggiunto un accordo sulle possibilità di pesca per i dieci stock ittici più commercializzati nel Mar Baltico per il 2021 e hanno adottato un Atto legislativo per rinviare di un anno l’applicazione della produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici.

 

Bellanova: “Soddisfatti dei compromessi sulle nostre produzioni bandiera”

Per Teresa Bellanova, titolare del dicastero di Via XX Settembre e presente ai tavoli del Consiglio Agricoltura a Lussemburgo, l'intesa segna un’evoluzione storica dell’impianto tradizionale della politica agricola. “Siamo molto soddisfatti dei compromessi raggiunti in merito alle nostre produzioni bandiera”, ha commentato.

 

In una nota stampa, la Ministra spiega che, per la prima volta, i fondi della PAC saranno assegnati in base ai risultati raggiunti, anziché al mero rispetto delle norme di conformità. Ha anche sottolineato l’importanza dell’analisi dei fabbisogni di ciascun Paese per la stesura del Piano strategico nazionale, finalizzato a definire e implementare tutti gli interventi. Ha anche precisato che tramite le Autorità di Gestione dei Fondi, le Regioni potranno continuare ad attuare gli interventi di sviluppo rurale. Riguardo alla ristrutturazione nel settore dell’olio di oliva, dossier caro agli agricoltori italiani, la Bellanova ha affermato che si potranno finalmente attuare gli investimenti a beneficio anche dei produttori danneggiati dalla xylella (un parassita che distrugge gli ulivi, con danni permanenti all’olivicoltura). Buone notizie anche per il settore vitivinicolo, dove si parla della possibilità di finanziare l’impianto di nuovi vigneti.

 

 

Intanto all’Europarlamento

Durante la sessione plenaria iniziata il 19 ottobre a Bruxelles (annullata la presenza a Strasburgo per emergenza covid-19), si mettono al voto i tre regolamenti di riforma della PAC in un confronto concentrato su alcuni temi chiave: i piani strategici nazionali, i mercati dei prodotti agricoli, la struttura di governance e il finanziamento della spesa agricola.

 

Ecco gli schieramenti: da una parte, i deputati del Partito popolare europeo (PPE), dei socialdemocratici (S&D) e di Renew Europe sono d’accordo nel portare avanti le proposte di modifica. Dall’altra, c’è invece la pressione ‘ambientalista’ dei Verdi che spingono verso politiche più concrete per la salvaguardia della biodiversità. Si attende il 23 ottobre per conoscere gli esiti della votazione conclusiva sulle tre proposte.

L’Eurocamera ha ospitato, poi, un curioso dibattito sulla denominazione del tradizionale “hamburger” e di quella che definiamo “bistecca” e “salsiccia”, dato che ora ci si interroga se la parola è consentita per i prodotti di origine vegetale, o solo quelli fatti di carne?

 

Reazioni e antefatti

Di PAC, a Bruxelles come altrove in Europa, si parla ormai da anni. Nel 2018, la Commissione europea aveva presentato la proposta di revisione del cosiddetto “pacchetto PAC”. Per effetto dell’influenza esercitata dalle posizioni dell’Eurocamera, il 20 maggio scorso l’Esecutivo ha modificato la proposta originale. Il nuovo documento risponde infatti a una politica agroalimentare integrata e più coerente con i target del Green Deal europeo.

 

Inoltre, è grazie alla strategia Farm to Fork (“Dal campo alla tavola”) che la Commissione stabilisce gli obiettivi importanti della nuova politica agricola comune: raggiungere una quota di almeno il 30% delle aree rurali e marine europee protette, trasformare il 10% delle superfici agricole in aree ad alta biodiversità, ridurre entro il 2030 del 50% dell’uso dei fitofarmaci in agricoltura e del 20% quello dei fertilizzanti, ma anche tagliare del 50% i consumi di antibiotici per allevamenti e acquacoltura, far aumentare del 25% delle superfici coltivate a biologico ed estendere ulteriormente l’etichetta d’origine sugli alimenti.

 

Come ci si poteva aspettare, gli esiti della riunione dell’AGRIFISH hanno scatenato diverse reazioni, positive e negative, non solo tra gli esponenti dei gruppi parlamentari Ue, ma anche da parte delle organizzazioni ambientaliste. Il WWF parla di “ecotruffa”, di un “colpo di spugna che azzera ogni ambizione climatico-ambientale”.

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