Lockdown in Belgio

Covid, lockdown 2 in Belgio: ricoveri oltre capacità terapia intensiva

Gli ospedali della capitale chiedono 800 posti letto in altre parti del Paese per ospitare i nuovi pazienti (malati di covid19 e non) in terapia intensiva.

4 novembre 2020 17:40
Covid, lockdown 2 in Belgio: ricoveri oltre capacità terapia intensiva

Mentre le curve di contagio virano verso l’alto in tutta Europa, con le unità di terapia intensiva che rischiano o raggiungono il sovraccarico in molti Paesi, i governi stanno adottando più misure, tra cui nuovi blocchi in Belgio, Francia, Germania e Regno Unito, e severe restrizioni in Spagna, Italia, Grecia, Portogallo e Austria. Ma questa volta, la situazione non è meno drammatica rispetto alla prima ondata, visto che la decisione di rientrare nel lockdown non è stata accolta bene in alcune città e per le realtà più colpite dalla crisi economico-sanitaria. Abbiamo assistito nelle scorse settimane, ad alcune proteste sfociate in violenti scontri in alcune piazze italiane.

 

Vediamo cosa succede invece in altri Paesi come il Belgio, dove la virulenza della pandemia fa scattare l’emergenza particolarmente preoccupante, colpendo molte fasce della popolazione e registrando il maggior numero di infezioni pro-capite in Europa, superando la Repubblica Ceca.

#Lockdown2, il ‘secondo blocco’ è iniziato lunedì 2 novembre con l’entrata in vigore delle misure di confinamento restrittive. Pochi giorni prima (25 ottobre), la polizia aveva disperso una protesta antiblocco che non era stata autorizzata e stava creando caos e rischi di ulteriori disordini.

 

Record di ricoveri: Bruxelles ordina unità aggiuntive di terapia intensiva

È di ieri l’ultimo drammatico aggiornamento, da parte delle autorità sanitarie, sul raggiungimento della capienza massima di terapia intensiva negli ospedali della capitale d’Europa: è tutto pieno e servono nuove unità. Bruxelles ha ordinato di creare 800 posti letto aggiuntivi per la terapia intensiva in tutto il Belgio, dove saranno inviati i nuovi pazienti. Inge Neven, a capo dell'Ispettorato Sanitario, ha affermato che si sta facendo il possibile per “aumentare il numero di letti in terapia intensiva del 40% nei prossimi giorni, sia per i casi covid che per i non-covi”.

 

Attualmente le cifre del Belgio segnano un nuovo record: sono almeno 1.302 i pazienti ricoverati in unità di terapia intensiva. Il picco precedente era quello della prima ondata, quando ad aprile la terapia intensiva segnalava ben 1.285 pazienti. Stando ai dati diffusi dal Governo belga, 188 pazienti covid-19 sono attualmente in unità di terapia intensiva nella regione di Bruxelles. Dall’inizio di ottobre, gli ospedali della capitale hanno inviato 278 pazienti a strutture mediche fuori città, come hanno riportato i reporter locali. Domenica scorsa, l’organo consultivo del Belgio per la capacità di emergenza di ospedali e trasporti aveva avvertito che nel Paese erano rimasti solo 109 posti letto per cure intensive. Con l’intervento degli ospedali situati al di fuori di Bruxelles, si stima il Paese potrebbe ora assorbire fino a 2.800 ricoveri.

 

Lo “tsunami” dei contagi

I casi di coronavirus sono aumentati in Belgio durante il mese di ottobre. È il Paese. Solo in questi ultimi giorni, sembra che il tasso di nuove infezioni si stia allentando. La media calcolata su sette giorni è scesa da 15.582 a 15.071 nuovi casi tra il 31 ottobre e il 1 novembre.

 

Non è solo Bruxelles-capitale a vivere lo stato d’emergenza. In 10 ospedali di Liegi, la situazione è particolarmente critica. Manca personale medico-sanitario e gli asintomatici (ma risultati positivi al test del coronavirus) sono stati richiamati in corsia gestire la gravità della seconda grande ondata.

Il blocco imposto dal nuovo Primo Ministro, Alexander De Croo, dovrebbe durare almeno fino al 13 dicembre.

 

Gli esiti dei tamponi effettuati a Bruxelles dimostrano che 1 persona su 3 è positiva. Gli ospedali stanno organizzando i trasferimenti dei pazienti in centri fuori città, ma anche cancellando gli interventi chirurgici che non sono ritenuti urgenti. I dati sui decessi per virus Sars-CoV-2 si sono attestati su una media giornaliera superiore a 48, segnando un aumento settimanale del 50%. È il Ministro per la Salute belga, Frank Vandenbroucke, a parlare di un vero e proprio “tsunami di infezioni” in arrivo e delle difficolta delle autorità sanitarie a lottare contro la pandemia.

 

Ci si chiede se il nuovo para-lockdown mostrerà presto i suoi effetti tagliando l’incremento delle infezioni. “La pressione sui nostri ospedali è enorme”, ha ribadito il Ministro Vandenbroucke, mentre annunciava le nuove misure. Chiusi per un mese sia bar che ristoranti. Si legge anche sulle vetrine dei supermercati che la vendita di alcolici è vietata dopo le ore 20:00.

 

Il coprifuoco è in vigore da mezzanotte alle 5 del mattino. Vandenbroucke ha spiegato che “Queste misure sono l'ultima possibilità che abbiamo se davvero vogliamo abbassare i numeri (dei contagi)” e che il nuovo blocco “non farà entrare le persone in isolamento”, come avvenuto la scorsa primavera. Il Ministro ha anche detto che si tratta misure che comunque consentono a fabbriche e aziende di funzionare e alle scuole di "aprire con cautela”.

 

Cancellato anche il tradizionale e tanto atteso mercatino di Natale, il Winter Christmas Wonders che a Bruxelles, a dicembre di ogni anno, illumina la Piazza di Saint Catherine registrando alta affluenza. Ma la città accenderà comunque le luci per le feste (molte sono già in fase di installazione) in Grand Place, dove si allestirà l’albero di Natale.

 

Un lockdown 2 a libri e cioccolato

È stato ordinato di chiudere i negozi non essenziali e le attività che offrono servizi individuali, come i parrucchieri, che restano chiusi fino a dicembre. Eventuali raduni negli spazi pubblici devono essere limitati a un massimo di quattro persone. I supermercati possono vendere solo alimenti e beni di prima necessità e alle famiglie è consentito un solo visitatore. Anche le vacanze scolastiche autunnali sono state prorogate fino al 15 novembre.

 

È curioso vedere che i negozi di cioccolatini belgi sono stati considerati un “business essenziale”, quindi resteranno aperti. Qualche expat ha già espresso sui Social dei commenti riguardo a questa nuova sindacabile disposizione, ma qualche cittadino belga non si attarda a rispondere in tono scherzoso – in un tweet – che “per i belgi, la cioccolata è un bene essenziale”.  Ricordiamo che durante il primo lockdown, anche le fritteries erano rimaste attive (le patatine, uno dei primati nazionali del Belgio).

 

E mentre la Francia assiste alle polemiche sulla chiusura delle librerie (si denuncia il fatto che i grandi supermercati continuano a vendere i libri in quanto non soggetti al divieto), il Belgio si comporta diversamente. Il Governo di Bruxelles considera il libro un bene essenziale (ai tempi della pandemia, la lettura riacquista centralità) quanto gli alimenti. De Croo ha dunque optato per lasciare aperte le librerie, piccole o grandi che siano, purché interrompano il servizio di bar e ristorazione. Insomma, nonostante la grande opera di armonizzazione a livello europeo per allineare il più possibile le misure di contenimento, le regole di chiusura, la quarantena, e la produzione/distribuzione dei vaccini, rimane pur sempre qualche Paese che trova un margine decisionale per rendere il lockdown nazionale più originale rispetto agli altri.

 

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