Guerra dei Dazi: black list di Trump, una mannaia sul Made in Italy

Gli USA chiudono revisione dell’elenco dei prodotti agroalimentari Ue su cui applicare dazi. A rischio: vino, olio e pasta italiani per un valore di 3 mld.

11 agosto 2020 18:13
Guerra dei Dazi: black list di Trump, una mannaia sul Made in Italy

Il 26 luglio scorso, si è chiusa la fase di consultazione in merito alla revisione della cosiddetta black list che l'Amministrazione USA paventa di rendere effettiva per aumentare la pressione tramite dazi all'importazione di prodotti dall'Europa. Ma per ora, non vi sono aggiornamenti e non risulta che ci siano state decisioni in questa direzione. Un vero e proprio rischio di ‘scacco’ al Made in Italy. Quello che potrebbe scaturire dall’introduzione di nuovi dazi all’export dell’Unione europea, da parte dell’Amministrazione Trump. Un volume di scambi commerciali che, nell’agroalimentare, rappresentano i due terzi delle esportazioni dei prodotti italiani verso gli Stati Uniti. Vino, olio e pasta, per un valore di 3 miliardi di euro all’anno, potrebbero ricadere nel nuovo ‘giro di vite’ della politica commerciale di Donald Trump nei confronti del Vecchio Continente. Mossa che arriva ancora in risposta alla disputa sul caso Airbus-Boing, scatenato dagli aiuti Ue al settore aeronautico.

 

Lo ha annunciato il 25 giugno scorso la Coldiretti, informando che la temuta lista – aggiornata – estende a questi prodotti, e ai Paesi europei elencati, l’imposizione di dazi aggiuntivi.

Tra i prodotti agro-alimentari (nella categoria food & beverage) inseriti nella black list, figurano anche alcuni tipi di biscotti e il caffè. Traducendo i fatti in cifre riguardanti l’Italia, Coldiretti ha stimato che queste produzioni generano un valore complessivo che da un contributo importante al PIL nazionale, per un Paese che promuove la tradizionale Dieta mediterranea a livello globale e che costituisce una voce forte nella propria bilancia commerciale, costantemente alimentata dalle partite ‘oltre mare’.

 

Oltre un mese fa, sul sito del Dipartimento del Commercio statunitense (USTR), le autorità incaricate di gestire la lista informavano che dal 26 giugno avrebbe avuto inizio la procedura pubblica di consultazione per la revisione delle tariffe da applicare e la lista esaustiva dei prodotti europei che subiranno i dazi addizionali. Tramite l’apertura di un portale elettronico, c’è  un lasso di tempo pari a 30 giorni (fino al 26 luglio) per procedere alla presentazione di commenti relativi alla revisione dell’azione (con tanto di allegati che compongono la lista).

 

Ma cosa ha scatenato il riaccendersi di una ormai conclamata “guerra ai dazi” da parte dell’amministrazione Trump?

Ripercorriamo - in breve – cosa ha portato a questa decisione, in cosa consiste lo scontro euro-statunitense nell’ambito del dossier che ha visto protagoniste l’Airbus e la Boeing, nel corso del 2019.

Nell’ambito del sostegno concesso dall’Unione europea ad Airbus, consorzio franco-tedesco del settore aerospaziale, Washington è stata autorizzata ad applicare sanzioni ai 27 Stati membri per un limite massimo di 7,5 miliardi di dollari, come stabilito dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), chiamata ora a esprimersi sulla guerrilla parallela causata dai finanziamenti degli Stati Uniti alla Boeing, società aerea americana che potrebbe dare a Bruxelles alcuni margini per proporre delle contro-misure.

 

Italia, prima scelta degli amanti del vino negli USA. In crescita, anche olio e pasta

Il vino, con esportazioni che hanno un valore di oltre 1,5 miliardi di euro, è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli Stati Uniti. La Coldiretti ha affermato che le esportazioni di olio di oliva sono state pari a 420 milioni di euro. A rischio è anche la pasta, con 349 milioni di valore delle esportazioni. Un settore in costante crescita nei primi mesi dell’anno, nonostante le conseguenze della pandemia del covid-19 (l’aumento della domanda di pasta italiana è stato pari al 10,3% nel primo quadrimestre 2020).

 

Gli Stati Uniti – continua la Coldiretti – sono il principale consumatore mondiale di vino e l’Italia è il primo fornitore. Tra le produzioni più richieste dagli americani, ci sono il Prosecco, il Pinot grigio, il Lambrusco e il Chianti. A differenza dei vini francesi, queste specialità vinicole italiane erano scampate alla prima black list risalente a ottobre 2019. Se entrassero in vigore dazi del 100% ad valorem sul vino italiano, una bottiglia di prosecco, venduta al dettaglio in USA al prezzo medio attuale di 10 dollari, costerebbe 15 dollari, con una rilevante perdita di competitività rispetto alle produzioni non colpite. Allo stesso modo, si era salvato anche l’olio di oliva Made in Italy, dato che la proposta dei dazi aveva sollevato le critiche della North American Olive Oil Association (NAOOA), promotrice dell’iniziativa “Non tassate la nostra salute”.

 

Nel bel mezzo della campagna elettorale – denuncia la Coldiretti – Trump sembra ignorare le sollecitazioni dall’interno e dall’esterno degli Stati Uniti, mettendo a rischio il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari italiani fuori dai confini dell’Ue. I mercati all’export di Francia e Germania ne sarebbero anche fortemente danneggiati.

Occorre impiegare tutte le energie diplomatiche per superare inutili conflitti che rischiano di compromettere la ripresa dell’economia mondiale duramente colpita dall’emergenza coronavirus” ha dichiarato il Presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ricordando l’importanza della difesa di un settore strategico per l’Ue che sta pagando un conto elevatissimo per dispute commerciali che nulla hanno a che vedere con il comparto agricolo. 

 

L’Unione europea – ha aggiunto Prandini – ha appoggiato gli Stati Uniti per le sanzioni alla Russia che, come ritorsione, ha posto l’embargo totale su molti prodotti agroalimentari, come quello sofferto dai formaggi (…), costato al Made in Italy 1,2 miliardi in quasi sei anni.  Ora è paradossale che l’Italia si ritrovi nel mirino proprio dello storico alleato, con pesanti ipoteche sul nostro export negli USA. Al danno, si aggiunge la beffa, poiché il nostro Paese – ha concluso il presidente della Coldiretti – si ritrova ad essere punito dai dazi Usa nonostante la disputa tra Boeing e Airbus, causa scatenante della guerra commerciale, (…) un progetto franco-tedesco al quale si sono aggiunti Spagna ed Gran Bretagna”.

 

Alluminio canadese nell'occhio del mirino

Il Presidente degli USA, Donald Trump, ha firmato un nuovo decreto per applicare tariffe del 10% sulle importazioni di alluminio ‘Made in Canada. Lo ha reso noto una fabbrica della Whirlpool a Clyde, situato nello stato dell’Ohio.

Per Trump, la riproposizione di questi dazi è pensata a sostegno dei produttori americani in difficoltà. E come citato da fonti del New York Times, c’è da aspettarsi una reazione da parte di Ottawa, contribuendo cosi a creare nuove tensioni, deteriorando le relazioni tra Stati Uniti e Canada a poche settimane di distanza dall’entrata in vigore del nuovo Accordo commerciale tra i due Paesi. Si attendono aggiornamenti nei prossimi giorni.

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