Aspettando le elezioni Usa 2020

Kamala Harris: chi è la candidata di Biden Vice-presidenza USA 2020

Kamala Harris, 55 anni, senatrice, procuratrice californiana e prima donna di colore alla Vice-presidenza della Casa Bianca se Biden vince le elezioni.

3 settembre 2020 10:49
Kamala Harris: chi è la candidata di Biden Vice-presidenza USA 2020

Per Joe Biden, non c’è dubbio, Kamala Harris è personalità forte, “una combattente coraggiosa”, “uno dei migliori servitori dello Stato”, ha detto Biden presentandola anche su Twitter.

 

Nei prossimi mesi, della Harris si leggerà e parlerà molto, almeno fino alle elezioni presidenziali USA 2020 del 3 novembre. Puntiamo, quindi, i riflettori su tappe, elementi, sviluppi (e altre curiosità) della sua vita, raccontandola in 10 punti.

 

Cosa vorrebbero sapere gli elettori e i più appassionati di politica americana su Kamala Harris, oltre a quello che già è noto? Offriamo qui un ritratto di una professionista pragmatica, considerata oggi una protagonista politica moderata, già Procuratore pionieristico. Eletta poi Senatrice, la Harris sembra essere a pochi passi dalla Vice-presidenza.

 

Kamala Devi Harris è nata a Oakland, in California, il 20 ottobre 1964. È la maggiore di due figlie nate da Shyamala Gopalan, un’endocrinologa ricercatrice sul cancro al seno, immigrata dall’India (Tamil Nadu), e Donald Harris, economista giamaicano. Avendo origini tamil e giamaicane, la Harris si sente semplicemente “americana”.

Iniziamo da una sintesi dei suoi primati.

 

La Harris ha trascorso la maggior parte dei due decenni nella vita pubblica facendo un lungo elenco di cose che è stata la prima a raggiungere: la prima donna di colore ad essere eletta Procuratore distrettuale nella storia della California, la prima donna ad essere Procuratore generale della California, la prima indiana-americana eletta Senatrice.

 

E oggi, la prima donna di colore (e prima americana-asiatica) ad essere scelta come Vice-Presidente dal leader di un partito primario, in corsa alle presidenziali.

 

 

1. Kamala Harris: studi e carriera politica

Si è formata alla Howard University e all’Hastings College of the Law di San Francisco (California). Dopo gli studi, lavora come Vice-Procuratore distrettuale della Contea di Alameda dal 1990 al 1998. Nel 2003, è eletta Procuratore distrettuale a San Francisco, battendo il Procuratore in carica (Terence Hallinan). Rieletta nel 2007, resta in carica fino al 2011. Nel 2010, è Procuratore generale della California. Verrà rieletta, ancora una volta, nel 2014.

 

Nel 2016, è una candidata di punta alle elezioni per il Senato per succedere a Barbara Boxer. Emerge come la più votata nelle cosiddette jungle primaries della California a cui partecipano i candidati di tutti i partiti e che ammettono i due candidati più votati alle elezioni generali di novembre dello stesso anno, in cui è la Harris ad avere la meglio sull’altra democratica, Loretta Sanchez, registrando il 62,5% delle preferenze. Una gran bella carriera che, da novembre, potrebbe forse culminare in Casa Bianca.

 

2. Kamala Harris, l’influenza della famiglia

I suoi genitori si sono incontrati alla UC Berkeley nel corso degli studi universitari. In comune, hanno avuto anche una passione condivisa per il Movimento per i diritti civili attivo nel campus degli studenti. Dopo la nascita di Kamala, l’hanno portata con loro alle proteste in un passeggino. A soli 13 anni (in quel periodo abitava a Montreal), Kamala (assieme alla sorella minore) ha gestito una protesta di successo davanti al loro condominio per opporsi a una politica che vietava ai bambini della zona di giocare sul prato.

 

La Harris ha affermato di essere stata fortemente influenzata dal nonno, un alto funzionario governativo che ha combattuto per l’indipendenza indiana. Ma anche dalla nonna, un’attivista che ha viaggiato per le campagne insegnando alle donne delle caste più basse e dei ceti poveri il controllo delle nascite.

 

3. Kamala, ‘donna forte’ di nome e di fatto

Il nome “Kamala” è un cenno sia alle sue radici indiane: significa ‘loto’(in sanscrito) ed è un altro nome per identificare la dea indù Lakshmi (detta anche dea Devi). Un nome simbolico per l’emancipazione delle donne in India, in una cultura che adora le dee, produttrici di “donne forti”, come riferito dalla madre di Kamala al Los Angeles Times nel 2004.

 

4. Le religioni di Kamala

Ha frequentato sia una chiesa battista per neri, sia un tempio induista. È stata in India, viaggiando con la sorella per fare visita alla famiglia materna a Madras (oggi Chennai) in India.

 

Nella sua biografia, la Harris rivela di conoscere qualche parola della lingua tamil. La madre insistette per dare alle figlie nomi riconosciuti dalla cultura indiana con l’ideale mantenerne l’identità.

 

5. Il divorzio dei genitori e l’adolescenza

I genitori di Harris hanno divorziato quando lei aveva 7 anni e sua madre ha cresciuto lei e sua sorella, Maya, all'ultimo piano di un duplex giallo a Berkeley durante gli anni delle scuole medie e superiori.

 

Durante gli anni delle elementari, la Harris si spostava in autobus dal suo quartiere (prevalentemente abitato da afro-americani della classe medio-bassa) e raggiungeva la scuola situata in un prospero quartiere bianco. Quando aveva 12 anni, Kamala e sua sorella si trasferirono con la madre a Montreal (Canada), dove la madre era diventata ricercatrice presso il Jewish General Hospital e insegnante alla McGill University. Kamala si è diplomata nel 1982 alla Westmount High School.

 

6. ‘Affari’ di famiglia

Dal 2014, Kamala Harris è sposata, il marito è l’avvocato californiano Douglas Emhoff (ebreo americano che ha già due figli da un matrimonio precedente).

 

La sorella Maya Harris è analista politico. Il cognato è Tony West, General Counsel di Uber ed ex-funzionario del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

 

7. Kamala Harris e la relazione con Willie Brown

Alcuni media californiani hanno riportato che, nel 1994, Harris iniziò a frequentare Willie Brown, una potenza politica della California. I tempi, era il Presidente dell'assemblea statale ed aveva 30 anni più di Kamala. Dal suo posto nell’assemblea, Brown nominò Harris nel California Unemployment Insurance Appeals Board e nella Medical Assistance Commission, posizioni che insieme la pagavano circa 80.000 dollari all’anno, in aggiunta allo stipendio percepito in Procura. Nel 1995, Brown è stato eletto Sindaco di San Francisco. Nello stesso anno, la Harris ha rotto con lui, concludendo che si trattava di una relazione instabile, stando a quanto affermato da Brown a Joan Walsh nel 2003.

 

8. Kamala Harris curiosità: una ‘bused girl’ a Berkley

Alla scuola elementare di Berkley, la Harris ha preso parte al programma chiamato “desegregation busing. Un servizio che utilizzava l’occasione del trasporto scuola-bus per mitigare gli ostacoli razziali nelle scuole pubbliche della città. L’autobus la accompagnava in una scuola che, due anni prima, aveva il 95% di alunni bianchi.

 

Non tutte le realtà offrivano questo progresso. Ad esempio, quando la Harris andava a trovare il padre a Palo Alto, assisteva a difficoltà di integrazione che separavano i bambini bianchi da quelli di colore.

 

9. Kamala Harris e l'amicizia con Barak Obama

Un legame che risale alla sua corsa al Senato del 2004. È stata proprio la Harris il primo importante funzionario californiano ad appoggiare l’ex-Presidente USA, Barak Obama, durante la sua candidatura alle presidenziali del 2008.

 

È curioso apprendere che la Harris non ama essere chiamata la “donna di Obama”. Quando un giornalista americano le ha chiesto di portare avanti l’eredità di Obama (durante la sua corsa alla presidenza), la candidata ha risposto: “Ho la mia eredità”.

 

10. I dossier della Harris

A capo della Career Criminal Division della Procura distrettuale di San Francisco, la Harris coordinava altri cinque procuratori. Seguiva casi di omicidio, violazione di domicilio, rapina e violenza sessuale. Ha gestito anche casi ricadenti nella three-strikes law (una legge che prevede inasprimenti di pena per la recidiva).

 

Durante la campagna del 2003 per il ruolo di Procuratore distrettuale, la Harris cercò di sovvertire lo stereotipo delle donne di colore installando il suo ufficio a Bayview, il quartiere “più isolato” di San Francisco. Competendo contro Hallinan, e il Procuratore della difesa Bill Fazio, Harris era la meno conosciuta fra i candidati. Spiccava tuttavia per essere “brillante, alacre e qualificata”. La macchina elettorale di Harris riuscì a influire sulla Commissione Centrale (tra i membri figurava la Senatrice Dianne Feinstein e l’allora capo della maggioranza dei Dem, Nancy Pelosi) al fine di contrastare un candidato uscente.

 

Nella veste di Procuratore, la Harris si è segnalata per il grande impegno profuso nella promozione della sicurezza pubblica e sulle conseguenze sul tasso di condanna per gravi reati e sull’uso delle droghe. Ma anche nelle politiche di protezione del consumatore.

 

Ecco solo alcuni fatti: nel 2009, Harris fece salire il tasso di condanna per reati gravi dal 50% al 76%.

 

Ha anche contribuito alle istanze di abolizione della pena di morte e alle iniziative sulla lotta a truffe, sprechi, abusi e alla dispersione scolastica.

 

 

È nel marzo 2020 che la Harris ha dato il suo appoggio a Joe Biden, entrando nella lista delle possibili scelte di Biden come sua Vice in caso di successo. Un passo che oggi vede confermare la sua popolarità e grande visibilità in questa edizione delle presidenziali USA.

 

Un possibile cambio ai vertici USA - che vedrebbe il trionfo della squadra Biden-Harris - è ipotizzato anche dai dati elaborati da sondaggi condotti negli Stati Uniti e pubblicati nel rapporto Election Forecast di FiveThirtyEight. Si tratta di un portale che utilizza le preferenze dei sondaggi nazionali e locali per simulare l’esito delle elezioni.

 

Da questa fonte emerge al 71% una potenziale vittoria per Biden, contro un 29% di possibile riconferma del Presidente in carica Trump, nonché candidato repubblicano.

Biden-Harris, “Perfetti insieme, sbagliati per l’America” - ha affermato il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump in risposta alla notizia dello scorso 11 agosto, in cui Biden, in corsa per la presidenza della Casa Bianca annunciava la nomina di Kamala Harris come sua Vice-Presidente, nel caso in cui il candidato democratico vincesse le elezioni.

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