Caso George Floyd, rilasciato su cauzione uno degli agenti. La storia

George Floyd, 46enne afro-americano, è deceduto dopo essere stato fermato dalla polizia. Negli USA continuano le proteste scoppiate dopo la sua morte

12 giugno 2020 14:31
Caso George Floyd, rilasciato su cauzione uno degli agenti. La storia

“Per favore, non riesco a respirare (I can’t breathe)”.


Sono state queste le ultime parole di George Floyd, il 46enne afroamericano morto lo scorso 25 maggio a Minneapolis, nel Minnesota, dopo essere stato immobilizzato a terra da un poliziotto con un ginocchio sul collo per diversi minuti: quasi 9, per l'esattezza. 

Da quel giorno le proteste stanno infiammando gli Stati Uniti.

 

La vicenda ha infatti riportato al centro del dibattito pubblico la questione razziale nel paese.


George Floyd, la ricostruzione della vicenda

Secondo quanto riportato dalla CCN, la vicenda ha inizio con una chiamata al 911 intorno alle 20 del 25 maggio: un individuo sospetto, poi identificato come George Floyd, aveva appena tentato di acquistare delle sigarette in un negozio con una banconota da 20 dollari falsa, per poi tornare all’interno della sua auto in uno stato visibilmente alterato. Probabilmente a causa dell'alcool.

 

Raggiunto da una volante della polizia, e al suo rifiuto di scendere dall'auto, sarebbe stato estratto con la forza e bloccato a terra.

 

Mentre i poliziotti cercavano di ammanettarlo, e anche dopo averlo ammanettato, uno degli agenti- Derek Chauvin- ha continuato a tenergli un ginocchio sul collo.

 

Dopo alcuni minuti, Floyd smette di muoversi, probabilmente aveva perso conoscenza. All’arrivo dell’ambulanza, è ormai troppo tardi: Floyd sarebbe morto poco dopo in ospedale. Al momento dell'arresto era disarmato.


La scena è stata ripresa interamente da un passante: più volte Floyd aveva implorato gli agenti di lasciarlo perché non riusciva a respirare.


Dalla sera stessa dell'accaduto ci sono state delle manifestazioni di fronte al commissariato di polizia di Minneapolis in cui lavoravano i 4 poliziotti, subito licenziati.

 

Dal giorno successivo gli scontri e le manifestazioni di protesta si sono intensificati: non solo nella città di Minneapolis, dove diversi edifici sono stati dati alle fiamme, ma anche a Detroit, Washington, New York, Boston, Louisville, Indianapolis, Philadelphia, Chicago.

 

Coinvolte anche la Florida e la California: secondo il New York Times, sarebbero 140 le città interessate.

 

Alcune delle proteste sono diventate violente, richiedendo l’attivazione della Guardia Nazionale in 21 stati: si contano già feriti, morti e decine di arresti. Le sommosse vanno avanti ormai da oltre due settimane: migliaia di cittadini, sfidando il coprifuoco, stanno continuando a scendere in strada.

 

A San Francisco un giovane è stato ucciso per errore dalla polizia.


Secondo l’autopsia del dipartimento di polizia di Minneapolis, Floyd non sarebbe morto per asfissia, ma per “effetti combinati” tra l’essere bloccato dagli agenti, le preesistenti problematiche di salute (ipertensione arteriosa e problemi coronarici) e potenziali sostanze tossiche nel corpo.

 

Un referto contestato dalla famiglia, che ha richiesto un’autopsia indipendente. 

 

I risultati sono arrivati il 1 giugno. Il medico legale che ha effettuato la seconda autopsia ha invece stabilito che il 46enne afroamericano è morto per "un arresto cardiaco causato dalla pressione esercitata sul suo collo" dai poliziotti che lo avevano fermato. Confermando quindi l'omicidio.

 

L'autopsia ha inoltre rivelato che Floyd aveva il coronavirus, ma era asintomatico.

 

Si è aggravata intanto la posizione dell'ex poliziotto Derek Chauvin: l'accusa per lui è passata da omicidio colposo a omicidio volontario. 

 

Rischia così una condanna fino a 40 anni. I tre colleghi sono stati accusati di favoreggiamento. 

 

Uno degli agenti coinvolti, Thomas Lane,  37 anni, è stato rilasciato su cauzione il 10 giugno. Ha pagato una cauzione di 750.000 dollari e ha lasciato la prigione della contea di Hennepin, con condizioni. Gli altri poliziotti restano invece in cella.

 

Intanto, secondo quanto riportato dalla Cnn, almeno 12 città americane hanno messo al bando la manovra di soffocamento usata dalla polizia durante l'arresto. La stessa che ha causato la morte di Floyd.

 

George Floyd, le reazioni

Il presidente Donald Trump ha subito chiesto al Dipartimento di Giustizia e all’Fbi di accelerare le indagini sulla morte della vittima, esprimendo anche le sue condoglianze alla famiglia di George Floyd.

 

Nei giorni successivi ha anche invitato i manifestanti a porre fine alle violenze per onorare la memoria di Floyd.  Per poi etichettare come “organizzazione terroristica” via tweet l’Antifa, ossia il movimento antifascista della sinistra antagonista, accusandolo infatti di essere il “promotore delle proteste” sorte in seguito alla sua morte.

 

Con l'avanzare delle sommosse, Trump ha iniziato a minacciare di usare l'esercito in modo da "risolvere velocemente" il problema delle proteste. Se i governatori dei vari stati non saranno in grado di fermare le violenze scaturite dopo la morte di Floyd, ha dichiarato che sarà lui stesso a prendere in mano la situazione.

 

Dopo l'emergenza coronavirus e i giorni di disordini del caso Floyd, Trump ha visto crollare il suo indice di gradimento di diversi  punti percentuali nei sondaggi nell'ultimo mese per quanto riguarda le elezioni presidenziali, che dovrebbero tenersi a novembre.


Joe Biden, candidato democratico alla presidenza, ha chiesto l’avvio di un’indagine federale sulle “azioni vergognose” degli agenti di Minneapolis.


Personaggi dello spettacolo e dello sport come Madonna, Lebron James, Michael Jordan, Rihanna hanno chiesto giustizia per George Floyd.

 

Beyoncé, sul suo profilo Instagram, ha postato un video per chiedere di aderire alle petizioni “Justice for George Floyd”.

 

Michael Jordan ha deciso di donare 100 milioni di dollari in 10 anni per "garantire uguaglianza razziale, giustizia sociale e maggior accesso all'educazione". 

 

"Black Lives Matter" si legge nel comunicato di Jordan. "Questa non è un'affermazione controversa. Finché questo radicato razzismo che consente alle istituzioni del nostro Paese di fallire non sarà completamente estirpato, continueremo a impegnarci per proteggere e migliorare la vita della gente di colore".

 

Michelle Bachelet, ex presidente del Cile e Alto Commissario dell'Onu per i diritti umani, ha chiesto agli Stati Uniti di agire per fermare gli “omicidi” di afroamericani da parte della polizia, adottando "misure serie" e "garantire che venga fatta giustizia quando accadono" fatti del genere.

 

Tutto il mondo dello sport internazionale- calcio, Formula Uno, tennis- ha deciso di protestare per la morte di George Floyd.

 

Intanto il 2 giugno su Instagram è diventata virale l'iniziativa #Blackouttuesday, un flash mob virtuale per rendere omaggio a George Floyd ed esprimere la propria solidarietà.

 

Sono moltissimi gli utenti- compresi i profili ufficiali di personalità dello spettacolo, dello sport ma anche di aziende e brand- che hanno condiviso un'immagine di colore nero con gli hashtag #blackouttuesday e #theshowmustbepaused.

 

Floyd Mayweather, ex star del pugilato, si è offerto di pagare i funerali di Floyd, che si sono svolti il 9 giugno a Houston. Nonché le spese per le due commemorazioni di giovedì 4 giugno a Minneapolis e sabato 6 giugno nel North Carolina.

 

Le cerimonie funebri per George Floyd

Migliaia di persone hanno partecipato alla prima delle cerimonie funebri previste per Floyd, che si è svolta giovedì 4 giugno a Minneapolis.

 

Familiari, amici ma anche semplici concittadini, attivisti e personaggi pubblici sono arrivati da diverse parti degli Stati Uniti al santuario della North Central University di Minneapolis, per dare l'ultimo saluto a George e supportare la lotta per i diritti degli afroamericani, di cui è diventato un simbolo.

 

Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, inginocchiandosi di fronte al feretro è scoppiato in lacrime.

 

Il discorso della cerimonia è stato affidato dalla famiglia di Floyd al reverendo Al Sharpton, conosciuto per le sue battaglie per i diritti civili.

 

La seconda cerimonia funebre si è svolta a Raeford, cittadina della Carolina del Nord dove George Floyd era nato 46 anni fa.

 

La salma è stata quindi portata a Houston in Texas, il luogo in cui era cresciuto, per il funerale che si è svolto il 9 giugno, in forma privata.

 

 Joe Biden ha incontrato la famiglia il giorno prima.

 

Circa 6000 persone hanno visitato la camera ardente, mentre sui media girava un altro video, dopo quello già diffuso nei giorni scorsi: un altro ragazzo afro-americano ucciso dalla polizia nel New Jersey dopo essere stato fermato per eccesso di velocità. Il filmato risale a un paio di giorni prima della morte di Floyd.

 

Rabbia e commozione al funerale di George Floyd a Huston, che è durato circa 4 ore ed è stato trasmesso in diretta TV e sulla pagina Facebook della chiesa Fountain of Praise.

 

Cori gospel, musica e tributi hanno contraddistinto la funzione: amici e familiari erano tutti vestiti di bianco o nero. In bianco soprattutto le donne, tra cui anche la piccola Gianna, figlia di Floyd. 

 

L'elogio funebre è stato affidato anche questa volta al reverendo Al Sharpton, che ha esclamato: "La morte di George Floyd non è stata una tragedia, è stato un crimine", accusando il Presidente Trump di non aver pronunciato "neanche una parola per il calvario di Floyd". 

 

Joe Biden è intervenuto tramite un videomessaggio, in cui ha affermato: "Ora è il momento della giustizia razziale". Si è poi rivolto in particolar modo alla figlia di 6 anni di Floyd, Gianna, rilanciando le parole della piccola: "Tuo padre ha cambiato il mondo".

 

La salma è stata poi trasportata, scortata da agenti della polizia, verso il cimitero.

 

George Floyd è stato sepolto vicino alla madre- invocata negli utlimi istanti prima di morire- a Pearland, sobborgo di Houston.

 

Il sindaco di Houston Sylvester Turner ha proclamato il 9 giugno "George Perry Floyd Day".

 

Le manifestazioni e i cortei del 6 e 7 giugno

Dopo gli scontri e le violenze, in moltissime città americane si sono svolti dei cortei pacifici: da New York a Los Angeles; da Chicago a Philadelphia.

 

Il più imponente a Washington, con una Casa Bianca blindata, dove sabato 6 giugno decine di migliaia di persone hanno attraversato la città visitando i suoi luoghi simbolo, al grido di "I can't breathe" e "Black lives matter" e seguendo il rito ormai celebre della protesta: inginocchiarsi per 8 minuti e 46 secondi, lo stesso tempo che l'ex-poliziotto Derek Chaiuvin ha tenuto il suo ginocchio premuto sul collo di George Floyd.

 

Non il milione di presenze che ci si aspettava- come ha sottolineato anche il presidente Trump in un suo tweet- ma comunque un'elevata partecipazione.

 

Sulla strada per la Casa Bianca venerdì è apparsa un'enorme scritta a caratteri cubitali gialli, "Black Lives Matter"; allo stesso modo sulle strade di Washington è comparsa anche "Defund the police". 

 

Uno slogan che si è trasformato in un vero e proprio provvedimento: Minneapolis ha deciso di smantellare la polizia, mentre a New York e in altre città americane c'è l'intenzione di tagliare i fondi e disciplinare quei poteri delle forze di polizia considerati eccessivi.

 

La polizia risulta infatti sotto la giurisdizione delle autorità locali, in genere dei sindaci.

 

Altre manifestazioni contro il razzismo si sono tenute anche in Canada (ad Ottawa ha sfilato il premier Trudeau) e in Europa: Londra, Parigi, Berlino ma anche Torino e Napoli.

 

Domenica 7 giugno è stata la volta di Roma, dove in tantissimi hanno manifestato in piazza del Popolo, e di Milano, dove in migliaia si sono riversati in strada nonostante la pioggia.

 

A Los Angeles, sempre domenica 7 giugno, in 20 mila hanno sfilato a Hollywood.

 

L'intervento del fratello di George Floyd al Congresso

Philonise Floyd, fratello di George, ha parlato di fronte alla commissione giustizia del Congresso americano.

 

Commosso, ha sottolineato: "George è morto per una discussione su 20 dollari. È questo che vale un afroamericano nel 2020?"

 

Ha poi chiesto che la morte del suo "fratellone" non sia vana e che porti a un cambiamento reale e a una riforma della polizia: "Il nome di George significherà qualcosa solo se la sua morte finirà per cambiare in meglio il mondo. E io penso che sarà cosi" ha dichiarato.

 

"Questo è il 2020. Siamo stanchi. Quando è troppo è troppo. Siate i leader di cui questo Paese, di cui il mondo ha bisogno. Fate la cosa giusta".

 

"Guarda cosa hai fatto, grande George, stai cambiando il mondo" ha detto rivolgendosi direttamente al fratello."Spero tu abbia trovato nostra madre e possiate insieme riposare in pace".

 

Continuano intanto le proteste: i manifestanti hanno abbattuto le statue di Jefferson e Cristoforo Colombo in alcune città perché considerati simboli di guerra e repressione.

 

Chi era George Floyd?

Secondo quanto dichiarato da amici e familiari, testimonianze riportate dal Guardian e da altre testate straniere, il 46enne George Floyd si era trasferito a Minneapolis da Houston diversi anni fa perché in cerca di una “nuova vita” dopo essere uscito di prigione per furto.

 

Soprannominato il “gigante gentile”, era in cerca di un nuovo lavoro dopo aver perso la sua precedente occupazione a causa della pandemia di coronavirus.

 

Floyd lascia una figlia di 6 anni, Gianna, che vive ancora a Houston con la madre, e la fidanzata Courtney Ross. "Papà ha cambiato il mondo, mi manca" si sente la piccola affermare in un video diffuso sui social. 

 

Roxie Washington, la sua ex compagna, in conferenza stampa ha affermato: "Voglio giustizia per George perché era buono".

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