Il processo Charlie Hebdo

Processo Charlie Hebdo: chi sono gli accusati dell'attacco

A cinque anni dall’attentato, iniziano le udienze a Parigi. A novembre forse il primo verdetto per l’assalto jihadista al settimanale satirico francese

9 settembre 2020 10:33
Processo Charlie Hebdo: chi sono gli accusati dell'attacco

Sono passati cinque anni, ma la ferita in Francia è ancora aperta. Tanto che il direttore di Charlie Hebdo ha deciso di sfidare la paura e ha ripubblicato la vignetta satirica su Maometto, contro cui entrarono in azione i killer del 2015. Lo ha fatto proprio alla vigilia dell’inizio del processo agli imputati per quell’attacco, che costò la vita a 17 persone.

 

Non ci fu, infatti, solo l’irruzione nella redazione del settimanale francese, la mattina del 7 gennaio: per tre giorni la capitale francese rimase sotto scacco con gli attentatori che lasciarono dietro di sé altre vittime nel tentativo di fuga, ma soprattutto diedero indirettamente inizio a un periodo segnato dal terrorismo jihadista non solo in Francia.
Adesso il via al processo, che a novembre potrebbe portare alle prime condanne, dopo una serie di udienze che, per la prima volta, sono registrate dalle telecamere.

 

Il processo

Gli imputati per la strage al periodico francese sono in tutto 14, accusati a vario titolo di aver fornito sostegno agli attentatori materiali: i fratelli Said e Cherif Kouachi, che fecero irruzione nella sede di Charlie Hebdo il 7 gennaio 2015 alle 11.30, nel pieno della riunione di redazione, uccidendo 12, tra le quali il disegnatore Cabu, autore della vignetta su Maometto “incriminata” e già apparsa in Danimarca. A perdere la vita fu anche e Amedy Coulibaly, autore del sequestro al supermercato Hyper Cacher e dell’attacco a Mountrouge, avvenuti nelle fasi successive alla strage al settimanale satirico.

 

Tra i nomi di coloro che sono ritenuti coinvolti in quello che per molti è stato un “11 settembre di Francia”, ci sono anche quelli di Mohamed Belhoucine e Ali Riza Polat, l’unico che siederà in aula dopo l’arresto a marzo del 2015. E’ lui che avrebbe procurato le armi per gli attentati. Entrambi rischiano l’ergastolo.
Il processo, per la prima volta, sarà filmato interamente dalle telecamere per poi rimanere negli archivi storico della giustizia d’Oltralpe.

 

“Siamo tutti Charlie”: l’irruzione, gli ostaggi al supermercato Hyper Casher e la folla in piazza

Per Parigi il ricordo di quei giorni, dal 7 al 9 gennaio, è una ferita ancora aperta. Subito dopo l’irruzione nella redazione del settimanale satirico i fratelli Kouachi scesero in strada urlando: “Allah è grande. Abbiamo ucciso Charlie Hebdo. Abbiamo vendicato il Profeta”. Mentre i due jihadisti in fuga si asserragliarono in una tipografia, il loro complice Amedy Coulibaly il giorno seguente freddò una giovane agente della polizia municipale a Montrouge, per poi far perdere momentaneamente le proprie tracce.

 

Successivamente prese in ostaggio i clienti di un supermercato kosher nel quartiere ebraico della capitale francese. Seguì un doppio blitz delle teste di cuoio nel quale persero la vita sia gli attentatori che 3 ostaggi. I parigini vissero quei tre giorni con apprensione e forte empatia, come dimostrato dalla grande manifestazione di piazza organizzata nel fine settimana successivo. Vi presero parte più di 4 milioni di persone, oltre a 44 capi di Stato e di Governo di tutto il mondo, compresi l’israeliano Benjamin Netanyahu e il palestinese Abu Mazen, tutti sottobraccio gli uni agli altri.

 

La reazione della comunità musulmana

A cinque anni di distanza, con il processo che inizia e mentre Charlie Hebdo ha deciso di ripubblicare quella vignetta, la comunità musulmana è stata esortata a “ignorarela” dal presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Mohammed Moussaoui, che ha ricordato: “La libertà di fare caricature è garantita per tutti”. Parole che fanno eco alla presa di posizione del capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron che, dal Libano dove si trovava in visita ufficiale, ha ribadito: “In Francia vige la libertà di blasfemia, direttamente collegata alla libertà di coscienza, e io sono per proteggere queste libertà”.

 

I mesi del terrorismo: dal Bataclan allo Stade de France

Resta il fatto che le stragi alla redazione di Charlie Hebdo e poi al supermercato kosher diedero il via a un anno nero per la Francia, nel quale si registrarono anche l’attacco al Bataclan, il 13 novembre del 2015, inserito in una serie di altri “colpi” messi a segno pressoché in contemporanea, allo Stade de France e in alcuni locali del quartiere di Saint-Denis.

 

Attentati preceduti da altri gesti analoghi messi a segno sia in Francia, come il 3 febbraio a Nizza con il ferimento di tre militari, sia in altri Paesi europei (ad esempio Copenaghen il 14 e 15 febbraio) ed extra europei, come in Tunisia il 18 marzo con l’attacco al Museo nazionale del Bardo. Per questo, alla luce di quanto accaduto cinque anni fa, il processo di Parigi assume anche una valenza simbolica di condanna contro il terrorismo in generale.

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