Casa Bianca: allerta spari, Trump evacua, torna, risponde a temi caldi

Spari su Pensylvania 1600, stop a conferenza stampa. Trump torna al podio, ecco le risposte su tasse, dazi, Cina, Russia, vaccino covid19 e gasdotto.

11 agosto 2020 17:41
Casa Bianca: allerta spari, Trump evacua, torna, risponde a temi caldi

A Washington è panico per una sparatoria nell’area circostante la Casa Bianca in cui Donald Trump stava annunciando ai giornalisti i dettagli sulla nuova Task Force per il piano di battaglia al covid-19.

 

Excuse me?! Ah - …good!”, con questa esclamazione, in apparente tranquillità, il Presidente degli Stati Uniti riceve il messaggio dall’agente dei Servizi Segreti che lo hanno scortato nel percorso di uscita dalla Sala Stampa, a pochi minuti dall’inizio della conferenza. Un’interruzione che ha destato una nota di confusione, in un clima che restava ordinato per agevolare le misure di lockdown. Grande, dunque, la suspense e la curiosità dei reporter di capire cosa stesse succedendo. Ma poco dopo, Trump e staff presidenziale rientrano per concludere l’atteso appuntamento con i media.

Gli spari hanno raggiunto il perimetro di Avenue Pennsylvania, al civico 1600, storica residenza e ufficio dei Presidenti USA. Il sospetto armato è stato ferito a seguito del colpo messo a segno da un agente dei Servizi e si trova ora in ospedale. Lo ha riferito lo stesso Presidente, informando che sono state avviate le dovute indagini.

 

Alle domande immediate dei giornalisti che hanno chiesto se si senta ancora sicuro alla Casa Bianca, Trump ha dato, a volto serio, una risposta quasi ironica affermando che “il mondo, da secoli, non è un posto tanto sicuro, ma molto pericoloso, quindi immagino che si andrà avanti cosi ancora per un po’” e ha poi ringraziato il corpo dei Servizi Segreti per il loro ottimo lavoro. “Tutto sotto controllo”, ha aggiunto il Presidente.

 

 

Ma di cosa si stava parlando prima dell’allarme?

A tensione calata, Trump ha affrontato ancora il problema del coronavirus, della responsabilità della Cina (ma solo rispondendo a una domanda, perché di Cina, il Presidente propone di non parlare, vista la condotta di Pechino). È passato quindi alle aspettative ottimiste di poter superare l’attuale disagio dell’economia, nonostante l’impatto virulento della pandemia. Trump confida in una pronta ripresa e non vede elementi per cui il PIL non possa tornare a crescere (come da previsioni, del 20% nel terzo trimestre del 2020), in linea con gli obiettivi della politica della sua Amministrazione e, soprattutto, nell’efficacia di un pacchetto di aiuti.

 

I contagi, il vaccino e l'urgenza di tagliare le tasse negli Stati Uniti

Il Presidente conta che tutti gli investimenti e gli sforzi delle aziende e dei ricercatori d’eccellenza potranno arrivare al vaccino entro la fine del 2020, in modo da procedere alla distribuzione sicura attraverso l’apparato militare. “Dobbiamo smettere di politicizzare il virus e invece essere uniti nella nostra condanna di come questo virus sia arrivato in America, e di come sia arrivato nel mondo…e ci stiamo lavorando per scoprirlo”.

 

Trump promette una riduzione delle tasse, a partire dall’imposta sui salari. Parla di sospendere il pagamento delle imposte sui salari e si riferisce ai Dem come quelli che vogliono invece aumentarle, lasciando quell’imposta, visto che si paga. Per Trump, cancellare l’imposta sui salari significherebbe offrire un risparmio considerevole ai cittadini. Chi guadagna meno di 100.000 dollari fino alla fine del 2020, godrebbe di un extra di 400 dollari a settimana. Stesso scopo avrebbero l’estensione dei sussidi di disoccupazione e per la sospensione degli sfratti immobiliari.

 

Fornendo gli ultimi aggiornamenti e dati sullo stretto monitoraggio dei casi e aree più colpite dal covid-19 negli USA (come ad esempio, Boston e Chicago), Trump ha informato che tutti i decessi statunitensi sono stati registrati nelle case di cura (1,5 milioni di residenti delle strutture, circa 5 volte i livelli del Regno Unito e in Unione europea). Afferma, inoltre, di aver promosso politiche che “nessun altro Presidente abbia fatto finora”. Trump cita il caso dell'America Latina, dove i contagi covid-19 sono in drammatico aumento (dal Messico all'Argentina, dal Perù al Brasile). Trump ricorda che a quei Paesi ha inviato aiuti, in particolare, le macchine per la ventilazione. Sui decreti della settimana scorsa, il Presidente risponde alla sala stampa informando di averli firmati “per salvare posti di lavoro” per gli americani.

 

Ha anche ribadito l’utilità di un muro al confine col Messico, che spera venga costruito presto, “anche se nessuno ne parla più” – ha detto il Presidente, affermando che questa barriera stia contribuendo a evitare l’ingresso dei contagiati nel Paese. È attorno al “bad virus” Trump continua dunque il resto del suo discorso, con sentimento che trasmette un mix di rabbia e speranza.

 

L’attenzione non risparmia un messaggio indiretto a Joe Biden, il candidato alla Casa Bianca del Partito Democratico. Trump si è dilungato sul sistema sanitario e ha riferito al progetto di riforma proposto dai Dem.

E alla domanda secca di un giornalista su quanto l’antagonista stia intavolando, la posizione di Trump sembra essere chiara, asserendo che “Non credo che un uomo di religione profonda sarebbe d’accordo con il piano di Bernie Sanders” –  e prima di passare al punto successivo (l’agenda del G7), chiude la battuta spiegando che “(…) Raddoppieremo e triplicheremo le tasse, sarà deleterio per la sanità, un disastro per il nostro Paese. (…) Cadremo tutti in una Grande Depressione”, facendo pensare alla crisi nera degli Anni Trenta.

 

Dalla politica di Difesa al gasdotto della discordia, Trump su Russia e Germania

Infine, entra in scena la questione ‘Russia’: il Presidente torna sulla delusione che la Germania ha dato agli Stati Uniti (e alla NATO) con la mancata corresponsione della quota prevista per la politica di Difesa. Che, come abbiamo visto a fine luglio, ha portato Washington a disporre il ritiro di truppe militari statunitensi e caccia F16 dalle basi tedesche.

 

Nessuno sa del North-stream 2?!” – continua Trump sul cosiddetto “gasdotto della discordia” che si snoda nel tratto russo-tedesco per circa 1.230 Km e che costerebbe circa 10.4 miliardi di dollari. Per il Capo della Casa Bianca, la Germania di Angela Merkel getta miliardi nelle casse del Cremlino per provvedere alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Gli scorsi giorni, i media hanno parlato di “guerra del gas”. Ricorrono le ‘frecciate’ di scontento per le scelte di Berlino, da parte del Presidente Trump. A margine del Summit NATO del 2018 a Bruxelles, Trump aveva infatti già etichettato come una condotta “molto inappropriata” l’impegno finanziario degli USA nell’equilibrio tra i membri dell’Alleanza, soprattutto alla luce della questione legata alla costruzione del gasdotto russo. In seguito, ha affermato che la Germania rischia di essere “prigioniera” della Russia a causa del North Stream. Oggi, Trump parla alla stampa e dice che i tedeschi dovrebbero quindi capire, preoccuparsi, reagire. Allora, intanto, a reagire ci pensa l’Amministrazione Trump, impattando l’intero sistema attraverso la minaccia di imporre un nuovo pacchetto di tariffe e dei dazi USA nelle operazioni europee, a partire da quelle previste per il finanziamento dei lavori del gasdotto.

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