La questione turca

Polveriera del Mediterraneo orientale: de-escalation Turchia-Grecia

Ankara ordina rientro nave turca Oruc Reis. Borrell: relazioni Ue-Turchia a un bivio. Dialogo o sanzioni sul tavolo del prossimo Consiglio europeo.

15 settembre 2020 15:08
Polveriera del Mediterraneo orientale: de-escalation Turchia-Grecia

Nel corso degli ultimi giorni, si è assistito a una de-escalation nel Mediterraneo Orientale, dove Ankara ha fatto rientrare al porto di Antalya la nave turca, Oruc Reis, impegnata in attività di esplorazioni sismiche e nella ricerca di risorse naturali. La presenza e i movimenti della nave avevano contribuito a far salire la tensione tra Grecia e Turchia, mobilitando i corpi della marina di entrambi i Paesi e creando i presupposti per uno stato di allerta.

 

Le nostre relazioni con la Turchia sono a un bivio ed è giunto il momento per i nostri leader di prendere decisioni difficili”, con riferimento specifico a quelle che saranno sul tavolo del prossimo Consiglio europeo, in agenda per il 24 e 25 settembre. Lo ha dichiarato Josep Borrell, nel corso di un dibattito al Parlamento europeo. L’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione europea ha anche aggiunto che, tuttavia, “non c'è ancora un accordo sulle sanzioni”, dato che per avviare sanzioni nei confronti di un Paese extra-europeo (Paese terzo) è necessario avere, in ogni caso, il voto di tutti gli Stati membri (unanimità).

 

La situazione nel Mediterraneo Orientale richiede un impegno urgente e collettivo. La Turchia deve astenersi da intraprendere azioni unilaterali”, ha precisato Josep Borell parlando in sessione plenaria ai deputati dell’Eurocamer e ricordando come sia strategico e urgente mirare a garantire un dialogo costruttivo e disteso con Ankara.

 

Oruc Reis, sfida su Zona economica esclusiva e sorveglianza francese dell'Egeo

 

Quest'estate, abbiamo visto come la Turchia avesse fatto riaccendere i riflettori sull'area del Mediterraneo Orientale.

Preoccupavano infatti le crescenti tensioni  con Atene che il Presidente turco Erdogan non sembrava intenzionato ad arginare, confermando una politica aggressiva sulla Zona economica esclusiva (Zee) costituita dall'Isola di Kastellorizo (Castellorosso), che appartiene alla Grecia. Si è ritenuto che quella del Governo di Ankara potrebbe rappresentare una mossa premeditata, pretestuosa e strategica, con l'intenzione di sconfinare nel delicato contesto del controllo sul gasdotto EastMed, la cui progettazione cambierebbe le dinamiche dei rifornimenti energetici, frenando il potente raggio d'azione della Turchia che, con le sue infrastrutture e postazioni nel settore, punta a restare un centro nevralgico.

 

Ankara da una parte, Grecia, Israele e Unione europea dall’altra. Allo scacchiere internazionale degli interessi nell’area si aggiunge una Cipro divisa. Le regole del gioco nell'accesso alle Zee di Turchia, Cipro e Libia sono ricche di risorse. Per questo, si stenta a mettersi d’accordo. È il caso dei giacimenti di gas e petrolio del Mare Nostrum.

 

Stando a quanto diffuso in un Comunicato del Ministero francese della Difesa, un piano lanciato da Emmanuel Macron, atto a garantire la sorveglianza militare in via temporanea nel Mediterraneo orientale, prevede di rafforzare la presenza francese attraverso l’impiego di due aerei Rafale (caccia) e la fregata Lafayette per vigilare su quelle regioni. In un tweet, si legge che la situazione nell’area in questione si sta aggravando. Il movente che ha reso necessario un intervento francese è, in sostanza, la concreta minaccia causata dalle decisioni unilaterali di Ankara sulle missioni per condurre i sondaggi sull’estrazione petrolifera. L’obiettivo dell’Eliseo e dei suoi partner è quello di fermare la strategia turca, placare gli scontri e avviare uno scambio politico in clima disteso che favorisca un dialogo costruttivo tra gli alleati NATO e i Paesi coinvolti.

Ho deciso di rafforzare temporaneamente la presenza militare francese nel Mediterraneo orientale nei prossimi giorni, in collaborazione con i partner europei, compresa la Grecia”, ha affermato il Presidente francese sui Social. Un supporto ad Atene confermato dal Premier ellenico, Kyriakos Mitsotakis che, anche a seguito della telefonata di mercoledì, riconosce nel Presidente francese un fervente protettore dei valori europei e del diritto internazionale.

 

Mitsotakis aveva parlato a tutti i greci per informare sul crescente pericolo che un potenziale incidente causerebbe nel Mediterraneo Orientale.

La Grecia non farà mai il primo passo, ma non ci sara' una sfida senza reazioni”, ha dichiarato il leader greco, irritato dall’ingresso di una nave turca (la Oruc Reis) in una fascia di navigazione appartenente alla piattaforma continentale greca. Sempre a detta di Mitsotakis, Atene condurrà una politica estera basata sulla responsabilità, legittimità, buon senso, nel rispetto del diritto internazionale. Immediata, intanto, è stata la risposta di Bruxelles alla richiesta di convocare una riunione straordinaria  quella che si è tenuta tra i membri del Consiglio Affari Esteri in  video-conferenza ad agosto.

 

L’agenzia di stampa greca Ana-Mpa riporta che rotta e spostamenti della Oruc Reis sono costantemente controllate dalle autorità greche, che hanno già mobilitato il sistema di Forze Armate, che ne hanno un movimento verso Nord Est, nell'area della piattaforma continentale greca. La “scorta” una nave ausiliaria della Marina Militare turca. Anche il Ministro turco per le questioni energetiche, Fatih Domnez, ha fornito dettagli sulle operazioni che si svolgono nell’area tra Creta e Cipro, spiegando che la Oruc Reis concluderà l’inserimento di due cavi (per un totale di 1.750 Km) per la trasmissione di dati utili alla ricerca sismica in 2D entro il 23 agosto. Il Ministro ha anche informato che la stessa nave turca aveva correttamente trasmesso un messaggio (in gergo, Navtex), valido da lunedì scorso al 23 agosto, per avvisare che la nave si stava avvicinando alle coste dell'Isola di Castelrosso. Il 10 agosto, la Turchia ha iniziato le esercitazioni navali a Sud Est di Castelrosso e Rodi.

 

Un accordo di definizione dei confini marittimi tra Egitto e Grecia ha creato grande pressione entrando in conflitto con il Memorandum d’IIntesa del 2019 tra Turchia e Libia, di carattere completamente bilaterale, dato che ignorava le regole di accesso alle acque territoriali greche ed egiziane.

L'Unione europea denuncia - già da luglio 2019 - la condotta illegale della Turchia nelle attività di trivellazione nel Mediterraneo Orientale. Non hanno prodotto esiti i ripetuti tentativi di 'richiamo all’ordine' e gli incontri nel corso dell'ultimo anno (come testimoniano anche i documenti ufficiali delle conclusioni dei Consigli Esteri di Bruxelles).

 

Ci sono stati casi in cui si è provato a contrastare la prepotenza turca nei confronti dei Paesi limitrofi. Dopo un incidente tra navi turche e francesi, Parigi è passata ai fatti, ritirando a giugno di quest’anno i propri contingenti dalla missione ONU Sea Guardian che ha lo scopo di salvaguardare il rispetto dell’embargo sulle armi che ricade sulla Libia.

Da alcuni mesi, Atene ha spedito unità della Marina ellenica nel Mar Egeo Medio-Orientale e Sud-Orientale a seguito della partenza di navi turche per le aree di l’esplorazione del gas. L’escalation delle risposte a questi moventi di una futura più ampia crisi si sono protratti fino a fine luglio. Qualche settimana fa, infatti, la Turchia ha messo in stand-by le operazioni. Ed ora, resta in attesa di una soluzione diplomatica.

 

I retroscena dell'Unione europea

Se si parla di Mediterraneo, si intuisce che tra Ankara e l’Ue non sta scorrendo buon sangue. Per Erdogan, non è il momento più propizio per peggiorare le relazioni con gli Stati membri più influenti in Europa, conscia che è ancora in salita la strada che la Turchia deve ancora percorrere per l’adesione all'Unione, che presuppone rapporti distesi di vicinato e rispetto degli accordi internazionali.

Quanto a Berlino, occupato a gestire il semestre di Presidenza al Consiglio europeo, è importante sapere che Angela Merkel ha espresso una netta posizione a luglio per scongiurare l’inasprirsi delle questioni e ha fatto la sua mossa per cercare di sbloccare la situazione. Lo ha fatto mentre si intrattenevano colloqui segreti con le controparti per definire le Zee della discordia, generando scomode reazioni dell’opinione pubblica a Cipro e in Grecia.

 

La Turchia ha chiesto una pronta risoluzione escludendo interventi armati, ma solo se non le verranno applicate sanzioni. Un’ipotesi, quella delle sanzioni, auspicata dalla Francia e sostenuta da Josep Borrell, l'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Ue.

La Turchia continuerà a consolidare la propria presenza in Libia e ad avvalersi della posizione geografica centrale della Penisola anatolica per intercettare le direttrici del business del gas, lanciando una sfida diretta alla politica energetica dell’Unione europea, in forza degli elementi di scambio su cui potrà fare leva. Si attendono gli esiti del Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Ue di oggi per capire meglio come evolverà lo scenario.

 

La telefonata tra Charles Michel e Erdogan

The Italian Times ha appreso che il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha espresso la solidarietà dell'Ue alla Grecia e Cipro durante una conversazione telefonica del 13 agosto con il presidente Erdogan.

Poco prima della call, il Presidente turco aveva lanciato un severo avvertimento contro qualsiasi attacco alla Oruc Reis. Ha anche avvertito che qualsiasi azione contro navi turche impegnate nell'esplorazione energetica lungo la piattaforma continentale turca nel Mediterraneo orientale si pagherà a caro prezzo. Durante lo scambio telefonico, Michel ha ribadito la condanna dell’Ue dell’accordo sui confini marittimi firmato l’anno scorso tra Turchia e Libia. Ha anche esortato la Turchia ad astenersi da azioni provocatorie che gettano le basi per futuri conflitti nella regione.

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