BCE: sale a 1.350 mld il programma acquisto titoli pubblici e privati

Le novità sul rafforzamento del PEPP, i tassi invariati, il Quantitive Easing per la pandemia e più flessibilità al centro della sessione di giugno.

4 giugno 2020 20:41
BCE: sale a 1.350 mld il programma acquisto titoli pubblici e privati

Nuove decisioni di politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea (BCE) riaccendono i riflettori sul programma di risposta all’emergenza covid-19. L’Eurotower di Francoforte lascia i tassi di interesse invariati e annuncia l’aumento pari a 600 miliardi di euro delle risorse mobilitate tramite il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme). Con questo programma di acquisto dei titoli per fronteggiare la pandemia, la BCE estende la gamma di titoli di Stato che può acquistare, oltre alle emissioni della BEI e del MES.

 

Sebbene il PEPP abbia carattere temporaneo, la BCE prevede anche una durata più estesa del programma, almeno fino alla fine di giugno del prossimo anno, rispetto a quella fissata precedentemente (dicembre 2020). “Per quel momento (estate 2021), crediamo che l’inflazione inizierà a risalire e allora avremo migliore visibilità della situazione”, ha detto la Presidente Christine Lagarde. La dotazione totale del PEPP sale da 750 miliardi (già messi sul tavolo a fine marzo) a 1.350 miliardi di euro, con cui la Banca provvederà alla copertura dei titoli del debito pubblico e privato dell’Unione europea.

 

La Presidente riconosce la gravità dell’emergenza pandemica che ha segnato una recessione senza precedenti nel secondo trimestre dell’anno. Intanto, sui mercati finanziari sale l’attesa e, mentre Lagarde incontra la stampa, salgono le attese e gli indici confermano che il livello dello spread continua a calare. “Il PEPP continuerà finché la BCE non valuterà che la crisi sanitaria sia finita” – ha affermato la Lagarde nel corso della conferenza stampa in cui ha ribadito l’urgenza e la validità del programma di acquisto dei titoli, uno sforzo da sostenere per favorire la ripresa.

 

La flessibilità con cui la BCE effettuerà gli acquisiti di debito fa del PEPP uno strumento a cui la Presidente guarda con successo, vista la sua funzione di backstop per evitare nuove spirali ribassiste dei mercati finanziari. “Abbiamo usato e continueremo a usare il PEPP per far fronte ai rischi di frammentazione”- ha aggiunto, informando anche sulle ragioni che hanno determinato l’espansione del PEPP.

 

Quell’aumento di 600 miliardi allenterà ulteriormente l’orientamento generale della politica monetaria, in risposta alla revisione al ribasso dell’inflazione connessa alla pandemia nell’orizzonte di proiezione, sostenendo le condizioni di finanziamento nell’economia reale, specialmente per le imprese e le famiglie. Gli acquisti continueranno a essere effettuati in maniera flessibile nel corso del tempo, fra le varie classi di attività e i vari Paesi. Una mossa che consente al Consiglio direttivo di contrastare efficacemente i rischi che possono presentarsi nella trasmissione della politica monetaria.

 

PEPP e Quantitative Easing:

Il capitale rimborsato – nel quadro del PEPP - sui titoli in scadenza sarà reinvestito almeno sino alla fine del 2022. La futura riduzione del portafoglio del PEPP verrà gestita allo scopo di evitare interferenze con l’adeguato orientamento di politica monetaria.

 

Per quanto riguarda invece quelli del Quantitative Easing di Mario Draghi, ossia il programma di acquisti netti con allentamento quantitativo, continueranno a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro, unitamente agli acquisti nel quadro della dotazione temporanea aggiuntiva di 120 miliardi di euro fino alla fine del 2020. Il Consiglio direttivo continua ad attendersi che gli acquisti netti mensili di attività nel quadro del programma di allentamento quantitativo proseguiranno finché lo riterrà necessario per massimizzare l’impatto di accomodamento dei suoi tassi di riferimento.

 

Non cambiano i tassi di interesse:

Restano invariati i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali (fermo a zero), quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la Banca Centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,25% e al -0,50%. Il Consiglio direttivo si aspetta che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali finché le prospettive di inflazione non torneranno a convergere a un livello inferiore al 2% nel suo orizzonte di proiezione. Tale convergenza non si rifletterà coerentemente nelle dinamiche dell’inflazione di base.

 

Nella sessione del Consiglio direttivo del mese scorso, Christine Lagarde ha affermato che interventi come l’aumento della portata del PEPP (ma anche le risorse e il piano per la ripresa messi in campo dalla Commissione europea) dovrebbero essere interpretati più come un segnale che come un mero stimolo economico a sostegno delle economie maggiormente colpite dall’impatto del coronavirus. “Perché anche i segnali contano. Soprattutto in tempi di elevata incertezza”, ha aggiunto la Presidente.

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