L’Europa 45 anni fa, crisi petrolifera e utilizzo dei “community bond”

L’emissione di obbligazioni di 45 anni fa in un tweet del Commissario europeo, Paolo Gentiloni, suggeriscono come, forse, la storia possa ripetersi.

4 maggio 2020 19:22
L’Europa 45 anni fa, crisi petrolifera e utilizzo dei “community bond”

All’indomani di quanto annunciato il 30 aprile da Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europe (BCE), molte questioni rimangono aperte sugli strumenti più idonei da adottare per uscire dalla grave crisi in cui riversano le economie colpite a causa della pandemia.

 

Trovare la via di mezzo è la strada maestra che, in questi giorni, l’Esecutivo Ue (guidato dalla Presidente Ursula Von der Leyen) sta faticosamente elaborando, per finalizzare entro metà maggio la bozza del Recovery Fund.

 

La crisi non sarà uguale per tutti, ma produrrà differenze nell’Ue: la pandemia ha colpito di più i Paesi del Sud Europa. I deputati della Commissione Affari economici dell’Europarlamento (l’ECON), capitanati da Irene Tinagli, ha fatto emergere alcune questioni aperte legate al nuovo fondo. “La posta in gioco va oltre la solidarietà”, ha affermato Tinagli, spiegando che le divergenze “porterebbero a una pressione senza precedenti per l'Unione europea".

 

In particolare, un grande ‘punto di domanda’ è la percentuale di sussidi in seno al fondo e il meccanismo di allocazione delle risorse dello stesso tra i Paesi.

 

Mentre si cerca una risposta unanime, è interessante dare uno sguardo al passato delle istituzioni europee per vedere come queste ultime trovarono un accordo ‘comune’ mettendo in campo soluzioni anti-crisi. Infatti, il Commissario Ue Paolo Gentiloni, responsabile per gli Affari economici, associa il forte calo del prezzo del greggio, registrato negli ultimi mesi, ad  una congiuntura economica già vissuta da quella che fu il precursore dell’attuale Unione europea (la CEE, la Comunità economica europea).

 

Il 20 aprile soorso, Gentiloni twittava che “45 anni fa, di fronte alla crisi del petrolio, la Comunità europea fece un’emissione di bond comunitari”.

 

 

La storia ‘europea’ sembra ripetersi.

Il contesto odierno è più complicato: l’Unione è una compagine di 27 Stati membri in cui alcuni Paesi (come Italia, Francia e Spagna) hanno puntato all’introduzione degli eurobond, le obbligazioni a livello europeo per compensare ai danni dell’emergenza coronavirus. Proposta che i Paesi del Nord faticano ad accettare (i ‘frugali’ Germania e Paesi Bassi).

 

Il riferimento di Gentiloni alla crisi petrolifera degli anni ’70  (e conseguente emissione di bond) è utile a intuire alcune interessanti dinamiche da contestualizzare.

 

Emergenza covid-19 oggi: bond SI, bond NO? A cosa si riferisce esattamente il Commissario nel suo parallelismo?

 

Nel 1973, diverse cause (l’andamento del mercato, l’aumento del prezzo per gli approvvigionamenti del greggio e alcuni eventi internazionali di matrice geopolitica) portarono a un arresto drastico nella curva di crescita della domanda di petrolio a livello mondiale.

 

A questa prima crisi energetica ne seguì una seconda (1979), con impatti negativi sull’economia globale, specialmente per i Paesi dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa).

 

Come reagirono le istituzioni europee per venire incontro ai Paesi più colpiti?

Con un pacchetto di misure che includeva l’emissione di titoli di debito comunitari, i ‘community bond’. La prima emissione di questi strumenti risale al 1976, con la finalità di mitigare l'impatto negativo della crisi petrolifera che stava minacciando la sopravvivenza e gli equilibri dell'allora Unione economica europea (la Comunità, CEE).

 

I fondi sono stati raccolti sui mercati dei capitali privati e poi passati alle economie dei Governi in cerca di sostegno, tra cui Italia e Irlanda.

 

Documentano questa importante manovra storica anche le testimonianze di due italiani, Carlo Scarascia Mugnozza e Altiero Spinelli, allora membri della Commissione che varò l’introduzione dei ‘community bond’ (che furono in tutto circa 12).

 

Nel 1975, si ricorse all’elaborazione di un nuovo strumento comunitario per emettere titoli, il cosiddetto Community loans mechanism (CLM), ossia il Meccanismo di Prestito Comunitario con la finalità di emettere obbligazioni della Comunità europea sui mercati dei capitali privati per sostenere i Paesi in crisi. Il CML si aggiungeva a un meccanismo già esistente, lo European medium-term financial assistance facility (MFTA), creato nel 1971, che poggiava sui prestiti tra Governi.

 

Con questa strategia, si avviava una forma di cooperazione finanziaria intra-europea per contenere gli shock esterni alla Comunità, riducendo la dipendenza della stessa dai prestiti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale degli Stati Uniti d’America.

 

Nel 1988, si introdusse uno schema più ampio che includeva entrambi gli strumenti sopra citati. Si trattava del Meccanismo di Bilancia dei Pagamenti, che si applicò solo ai Paesi al di fuori dell’Eurozona. Bruxelles ricorse ancora al CLM per soccorrere tre nuovi Stati membri: l’Ungheria, la Lettonia e la Romania (tra il 2008 e il 2009).

 

Finché, nel 2010, si puntò a riequilibrare le economie dell’Eurozona attraverso il Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) che fu infine sostituito dal Meccanismo europeo di stabilità (il tanto discusso MES, varato dal Consiglio europeo il 25 marzo 2011 e approvato dal Parlamento italiano l’anno successivo, il 2012). Conosciuto anche come “Fondo Salva-Stati”.

 

Le discussioni sul futuro del progetto europeo, e di come i Governi e le forze politiche stiano reagendo a livello mediatico attorno agli strumenti finanziari anti-crisi, rispecchiano il crescente divario tra coloro che vogliono agire con decisione e coloro che temono gli effetti politici e istituzionali a lungo termine di misure ambiziose come i bond.

 

E’ giusto, quindi, che questi dibattiti non si fermino, che ci si continui a porre interrogativi su come e cosa cambierà, perché questo, nella storia, ha dimostrato l'ideale democratico che l'Unione europea rappresenta.

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