Ue: maxifondo recovery conferma 500 mld (sovvenzioni) e 250 (prestiti)

La proposta di Charles Michel per QFP e pacchetto ‘recovery’ conferma risorse per 750 mld con prevalenza di sovvenzioni per 500 mld contro 250 di prestiti.

10 luglio 2020 17:54
Ue: maxifondo recovery conferma 500 mld (sovvenzioni) e 250 (prestiti)

Con l’aumentare della pressione per concludere un’intesa, entro fine luglio, su un piano anticrisi per l’Europa, Charles Michel procede con nuove proposte che potrebbero favorire la ‘conquista’ del fronte del Nord, ossia gli Stati membri ancora riluttanti all’idea della condivisione del debito comune attraverso una prevalenza di sovvenzioni rispetto ai prestiti.

 

È stata annunciata, questa mattina a Bruxelles, la proposta aggiornata del Presidente del Consiglio europeo che concretizza l’intento di mantenere intatta l’entità di NextGenerationEU (recovery), il maxi-fondo per la ripresa che mobilita 750 miliardi di euro per le economie massacrate dalla pandemia del covid19. La proporzione confermata dal Presidente è di due terzi in sovvenzioni e un terzo in prestiti. Rispettivamente, 500 miliardi (sovvenzioni o trasferimenti a fondo perduto) e 250 miliardi di euro (prestiti). Lo ha spiegato Michel, nel corso del punto-stampa, presentando i dettagli della proposta negoziale per raggiungere un accordo sul Recovery fund e sul Bilancio pluriennale dell’Ue 2021-2027 durante il prossimo Vertice a Bruxelles in agenda per il 17 e 18 luglio. Le cifre del Bilancio Ue, messe oggi nero su bianco, parlano di 1.074 miliardi di euro (in calo rispetto ai 1.094 miliardi suggeriti dalla Commissione europea).

Sempre in termini quantitativamente metaforici, Michel ha posto l’accento sulle “proporzioni”, quelle “storiche” della grande sfida che la crisi sanitaria ha aperto per l’Unione.

Per quanto riguarda il meccanismo di correzione per la contribuzione, si apprende che i rimborsi resteranno in ballo per Austria, Danimarca, Germania (attualmente impegnata nella leadership del Semestre di presidenza alla Ue), Paesi Bassi e Svezia. In sostanza, con la decisione odierna, il capo del Consiglio europeo dimostra di aver percorso la via del compromesso tra l’1,09% (presentato nelle negoziazioni di febbraio) e le istanze dei cosiddetti “Quattro Frugali” (guidati dal Premier Sebastian Kurz: Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia) che puntavano a una percentuale inferiore, l’1,05%.

 

Alla conquista del fronte del Nord

Per ottenere un ampio sostegno al pacchetto-recovery, Michel ha offerto ad alcuni Paesi incentivi finanziari sui rispettivi contributi nazionali all’ampliato budget dell'Ue, che riunisce i fondi dei 27 da impiegare in obiettivi comuni come lo sviluppo, la lotta ai cambiamenti climatici (in termini concreti: aiutare a rimborsare i costi del fondo con entrate derivanti da imposte future come quella sui rifiuti di plastica e importazioni di carbonio) e il sostegno di settori chiave, tra cui spicca come la modernizzazione dell’agricoltura, ma anche forme di “privilegio digitale” ancora in via di definizione. Per convincere le partecipazioni, ha dato enfasi al fatto che alcuni Governi contribuiscono in maggior misura al Bilancio dell’Ue rispetto a quanto ricevono. E che si prevede che l’Ue conceda “sconti” sui loro contributi. È il caso della Germania e altri Paesi (tra cui figurano appunto i “Quattro Frugali” che hanno esercitato forte opposizione all’introduzione del maxi-fondo). L’offerta di Michel riflette il desiderio di molti leader europei di rendere operativo il fondo– e al più presto possibile – per arginare ulteriori affondi delle economie e l’aggravarsi delle perdite nel lavoro.

Il piano di Michel include anche una “riserva Brexit” da 5 miliardi di euro che dovrebbe servire a “contrastare le conseguenze impreviste” dell’uscita di Londra dalla Ue sulle economie Ue più colpite.

Fondamentalmente, le sovvenzioni sarebbero sostenute dal debito comune tra i 27 Paesi Ue. La Commissione europea ha un rating del credito tripla A, che le garantirebbe condizioni di prestito favorevoli. Ma le economie più fiorenti si oppongono da tempo all’idea di ricorrere a un “prestito” per conto di tutti. Cosi si motiva anche come Berlino abbia appoggiato queste mosse della linea Ue, sostenendo che si tratta di un rimedio d’emergenza. Persiste, tuttavia, la resistenza dei frugali, ancorati alle posizioni già discusse tre settimane fa, come si evince anche dalle parole nette e chiare in un tweet di oggi di Sebastian Kurz.

Il 19 giugno, i leader hanno avuto una prima discussione su questa proposta che ha rivelato una forte opposizione ad alcuni elementi del pacchetto”, ha spiegato Michel, sostenendo come sia essenziale includere le sovvenzioni - e non solo i prestiti – “evitando di sovraccaricare gli Stati membri con un livello di debito più elevato. Questa è la chiave per il futuro del mercato unico”.

 

Ieri in Europarlamento: “Un accordo in Consiglio non è definitivo”

In vista del Consiglio europeo del 17 luglio, gli eurodeputati hanno espresso la loro posizione sul futuro finanziamento dell'Ue e sulla ripresa economica. Nel dibattito con Charles Michel e il Commissario Ue, Maros Sefcovic, è emersa la posizione dominante secondo cui le proposte dell’Esecutivo per il pacchetto-ripresa e il QFP siano il minimo accettabile per il Parlamento.

I deputati hanno chiesto una proposta per il finanziamento del bilancio adeguata, che comprenda diverse nuove “risorse proprie dell'Ue” - fonti di entrate - come una tassa digitale (la tanto discussa Web Tax) o uno strumento di prelievo fiscale basato sul sistema di scambio delle quote di emissione (lo schema di trading delle emissioni, l’ETS), per evitare che siano poi –per lo più- le tasche dei cittadini a dover rimborsare il debito contratto durante la pandemia.

In Eurocamera, si è insistito sul fatto che le condizioni del NextGenerationEU non devono condurre a nuove misure di austerità. Lo Stato di diritto deve essere rispettato, gli investimenti devono rafforzare la resilienza, ad esempio, potenziando le politiche in seno all’Agenda digitale.

 

Mentre per alcuni deputati l’intera proposta ammonta ad un “mero 1,5%” del RNL dell'Ue, altri hanno affermato che le dimensioni della proposta di finanziamento sono invece troppo esose e deplorato il fatto che i 27 finirebbero per indebitarsi.

Alcuni deputati hanno detto che è importante “guardare al lungo termine”, nel caso in cui si presentino nuovi focolai di crisi. Si è anche detto che “un accordo in Consiglio non è l’accordo definitivo” e che l’Europarlamento è pronto a negoziare, dato che l’ultima parola spetta proprio ai suoi Membri con voto a maggioranza assoluta, prima che il QFP 2021-2027 entri definitivamente in vigore.

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