Le presidenziali Usa 2020

Elezioni Usa 2020: voto sondaggi Stati-chiave nella sfida Trump-Biden

Americani al voto oggi 3 novembre. Quanto contano il Covid, gli under 30, gli afroamericani, il voto anticipato e per posta nella corsa alla Casa Bianca

3 novembre 2020 14:09
Elezioni Usa 2020: voto sondaggi Stati-chiave nella sfida Trump-Biden

Le presidenziali del 2020 hanno già segnato un record: il voto di ben 93 milioni di americani alla vigilia dell’election day del 3 novembre, dei quali 40 milioni avevano espresso le loro preferenze una settimana prima via posta. In totale, secondo l’US Election Project dell’Università della Florida, si tratta del 68% in più di affluenza rispetto al 2016. 

 

Secondo Real Clear Politics, che analizza la media nazionale dei diversi sondaggi, Trump sarebbe in svantaggio di 7,2 punti, dopo aver recuperato nelle ultime ore ed essere passato in vantaggio in stati come l’Iowa (+7%). Tutto dipenderà dai cosiddetti Swing States, quelli in bilico dove tradizionalmente il distacco tra gli esponenti dei due schieramenti non è mai stato ampio. E’ qui che il distacco a favore del candidato democratico sarebbe solo del 3,8%. Quest’anno anche la Florida, roccaforte repubblicana, potrebbe risultare decisiva. Il presidente uscente, in cerca di un secondo mandato, ha già votato a Miami recandosi al seggio di persona. A sostegno del suo rivale, invece, è sceso in campo tre volte negli ultimi giorni l’ex presidente, Barak Obama. 

 

Tra le altre variabili in grado di orientare il voto ci sono anche il Covid e una probabile maggior affluenza alle urne da parte di under 30 e cittadini afroamericani

 

Usa 2020: quando e come si vota?

Si vota il 3 novembre, dalle 7 alle 20 ora locale. I cittadini non esprimono la preferenza per Trump o Biden, ma scelgono i cosiddetti “grandi elettori” o delegati (in numero variabile a seconda della popolosità dello Stato) che a loro volta sceglieranno il candidato di riferimento.

 

Per diventare Presidente occorre ottenere almeno 270 voti da parte dei delegati, che sono complessivamente 538. 

 

Usa 2020, perché il 3 novembre?

La scelta della data è frutto di una tradizione statunitense che risale all’800. L’election day, infatti, è fissato al primo martedì dopo il primo lunedì di novembre. Non si vota, dunque, nel fine settimana come nella maggior parte del mondo, ma sempre di martedì.

 

Questo perché in origine si è scelto di permettere ai cristiani di partecipare alla Messa domenicale, mettendosi in viaggio per raggiungere la sede di voto il giorno dopo.

 

Le presidenziali avvengono sempre a novembre, inoltre, perché si trattava del periodo successivo alla fine dei raccolti autunnali, che impegnavano nei campi milioni di abitanti. 

 

La paura del Covid: più o meno elettori? 

Con oltre 9,1 milioni e mezzo di casi accertati di contagio e circa 230mila vittime, gli Usa sono il paese più colpito dalla pandemia, con un record negativo nella città di New York. Il Covid ha contagiato anche il presidente uscente, Donald Trump, rischiando di compromettere la fase finale della sua campagna elettorale.

 

Ma il capo della Casa Bianca è tornato ai comizi in tempo record 11 in programma solo nelle ultime ore prima del voto), proprio la gestione dell’epidemia è stato uno dei temi caldi anche nei confronti tv tra Donald Trump e Joe Biden, con il primo che accusa i medici di generare paure per guadagnare di più e il secondo che ritiene inadatte le politiche sanitarie del suo rivale.

 

Ora in molti si chiedono se la paura del virus terrà a casa gli americani oppure se è ciò che li ha spinti a ricorrere all’early voting, il voto anticipato di persona alle urne o per posta. 

 

Il “peso” del voto Usa 2020 via posta

Osteggiato da Donald Trump, il voto per corrispondenza si è reso necessario in Colorado e Oregon, proprio a causa del Covid. Ma anche dove non è obbligatorio (c’è ampia discrezionalità fra gli Stati nelle modalità e nelle motivazioni che autorizzano a chiederlo, dalla malattia alla domiciliazione in una località diversa da quella di residenza, ecc.), fin dalle scorse settimane è aumentato sensibilmente il numero di cittadini che hanno scelto di votare per posta.

 

Nel 2016 erano stati 136 milioni mentre quest’anno, a una settimana dal 3 novembre, erano cresciuti del 44%. Secondo l’US Elections project dell’Università della Florida, il maggior ricorso al voto per posta potrebbe portare al record di partecipazione con un totale di 150 milioni di elettori, pari al 65% degli aventi diritto, ossia il picco massimo che mai registrato dal 1908. 

 

A sorprendere è soprattutto il fatto che questa modalità è sempre stata preferita soprattutto dall’elettorato democratico, mentre questa volta le richieste sono giunte da molti cittadini di Stati a tradizione repubblicana, come la Florida: qui 4,27 milioni di persone hanno fatto domanda contro i 3,34 del 2016. E’ vero, però, che il timore di contagi Covid ha spinto anche una buona fetta di elettorato repubblicano a preferire il voto anticipato via posta, nonostante Trump abbia sempre cercato di esortare a recarsi ai seggi di persona, dubitando della legittimità del mail vote: “Con l’enorme quantità di schede elettorali non richieste ma inviate agli elettori quest’anno, il risultato del 3 novembre NON SARA’ MAI DETERMINATO IN MODO ACCURATO” aveva twittato il Presidente.

 

La Corte Suprema, però, il 20 ottobre ha autorizzato il conteggio delle preferenze giunte per corrispondenza fino a tre giorni dopo l’election day, anche se prive di un timbro postale leggibile, contrariamente a quanto sperava il tycoon. 

 

Under 30 e gli afroamericani del Black Lives Matter

Se il voto per posta è preferito dai democratici e dunque un suo aumento potrebbe essere un segnale incoraggiante per Biden, anche la chiamata alle urne degli under 30 e degli afroamericani potrebbe decidere l’esito del voto. Secondo le principali rilevazioni condotte finora, il 49% di coloro che ha votato prima del 3 novembre ha scelto il partito democratico, contro il 27% dei repubblicani.

 

Un sondaggio, commissionato dal Washington Post tra gli under 30 a un mese dall’election day, mostrava come il 67% di chi avrebbe fatto ricorso all’early voting o al voto per posta avrebbe preferito Biden. Una tendenza analoga è stata indicata anche da uno studio dell’Università di Tufts, in Massachusetts, secondo cui al 21 ottobre avevano già votato oltre 3 milioni di giovani tra i 18 e i 29 anni, dei quali 2 milioni nei 14 Swing States.

 

Anche la popolazione afroamericana quest’anno potrebbe essere decisiva. Secondo gli analisti le violenze della polizia e il movimento Black Lives Matter potrebbero portare alle urne molti più cittadini afroamericani, storicamente meno coinvolti dalla corsa alla Casa Bianca. Non a caso ad Atlanta, una delle città al centro delle proteste della comunità nera, il 12 ottobre si sono registrate code ai seggi con tempi di attesa fino a 7 ore. 


Elezioni Usa 2020, gli Stati decisivi:

Nonostante l’early voting e le indicazioni dei sondaggi, la vera partita si gioca il 3 novembre e soprattutto in una decina di Stati, quelli dai quali esce il maggior numero di grandi elettori. Si va, per esempio, dai 3 espressi dal Delaware ai 55 della California, passando per i 38 del Texas, e i 29 della Florida e dello stato di New York.

 

Tra gli Swing States, dove nelle precedenti consultazioni c’è stato un testa-a-testa tra repubblicani e democratici, ci sono poi Pennsylvania (nel 2016 Trump vinse con lo 0,6%), Wisconsin (dove Biden è dato a +11%), Arizona (+6% per Biden), ma anche Georgia, Arizona, Michigan, dove gli ultimi sondaggi su base nazionale hanno dato il candidato dem in vantaggio netto. In Florida il presidente uscente sarebbe avanti (50% contro il 48% di Biden).

 

Elezioni Usa 2020, Chi può votare:

Il diritto di voto è previsto per tutti i cittadini americani, anche all’estero, che possono esprimere la loro preferenza via posta, ricevendo un apposito plico con la scheda e le istruzioni.

 

In molti segnalano che in alcuni casi le modalità a distanza non sono semplici ed è facile commettere errori. Per esempio, è richiesto di scrivere il nome del candidato prescelto, oltre a barrare la casella che ne riporta le generalità e, in caso di sbagli, la scheda è considerata nulla. Resta, poi, il nodo degli ex detenuti, ai quali in molti Stati non è data la possibilità di votare neppure se hanno finito di scontare la pena a cui erano stati condannati. A questo proposito le leggi variano da Stato a Stato. 

 

Oltre a scegliere il presidente statunitense, infine, il 3 novembre milioni di americani sono chiamati a indicare uno dei due senatori che spettano a ogni Stato, un deputato del Congresso e una serie di giudici, compresi alcuni rappresentanti della Corte Suprema Statale.

 

Infine, è possibile che in alcune realtà locali si eleggano anche sceriffo e sindaco, o si sia chiamati a esprimere la preferenza sul ricorso o meno a forme di finanziamento/tassazione per sostenere i costi delle mense scolastiche: un tema, questo, particolarmente inviso all’elettorato repubblicano. Insomma, la partita è aperta e le variabili in campo sono numerose. 

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