Parlamento Ue: Verità per Giulio e Regeni in corsa al Premio Sakharov

Giulio, Paola e Claudio Regeni candidati al Premio Ue per la Libertà di pensiero dal gruppo Pd dell'Eurocamera. Lanciato #Giuliofacose, la voce dei genitori

25 luglio 2020 15:59
Parlamento Ue: Verità per Giulio e Regeni in corsa al Premio Sakharov

Questa settimana a Bruxelles, il gruppo del PD in Europarlamento, su proposta del capo delegazione Brando Benifei e il deputato Andrea Cozzolino, ha depositato la candidatura di Giulio e dei coniugi Regeni, Claudio e Paola, all’edizione 2020 del Premio Sakharov per la Libertà di Pensiero dell’Unione europea. Un riconoscimento assegnato ogni anno dall’Eurocamera a persone che abbiano dato un contribuito straordinario alla lotta per i diritti umani.

Hashtag nuovamente puntato dai Social Media su #veritapergiulio #giulioregeni #25luglio. Il giovane ricercatore friulano dell’Università di Cambridge manca all’affetto dei genitori ormai da 1.639 giorni, come si legge in un tweet di oggi. Paola Deffendi e Claudio Regeni raccontano, in un libro pubblicato il 21 luglio e già disponibile in edicola e in libreria, il potere simbolico che ha catalizzato, in Italia e nel mondo, la figura del figlio. Parlano di “connessioni”, soprattutto “tra persone sconosciute” come forza dell’empatia della storia di Giulio.

 

La corrispondente di The Italian Times è stata in Friuli-Venezia-Giulia, dove nota che striscioni gialli restano ancora esposti per le vie di città e Paesi della terra di Giulio, nonostante si sia fatto spazio a numerose scritte, disegni e banner per combattere insieme il coronavirus. È sorprendente come il popolo friulano – e soprattutto i giovani - non abbia trascurato l’importanza di difendere e continuare a sostenere il significato di questa triste vicenda. Sono ancora appesi i messaggi di solidarietà alla famiglia Regeni, alle finestre, ai cancelli delle case, sulle facciate dei palazzi, anche pubblici, come Municipi, istituti di formazione, oratori e centri culturali.

 

Giulio Siamo Noi, questo il nuovo slogan che Claudio e Paola trasmettono nelle voci di centinaia di follower della campagna a sostegno dei diritti umani e della ricerca sulla autentica ricostruzione dei fatti che hanno portato all’omicidio del giovane Giulio al Cairo nel 2016. “Crediamo che Giulio stia portando avanti molto bene il discorso dei diritti umani in tante Nazioni e, in particolare, in Egitto”, così ha affermato Claudio Regeni durante la presentazione di #Giuliofacose.

La candidatura, infatti, è stata estesa che ai genitori, per valorizzare l’impegno e la tenacia con cui si sono battuti per far emergere una verità –che ancora non è chiara- sull’uccisione del figlio.

Fonti politiche ed esperti legali che hanno indagato sul caso Regeni riportano che, per ben 4 anni, l’Egitto abbia respinto le ripetute richieste di una collaborazione attiva per la condivisione di testimonianze e informazioni su quanto accaduto realmente a Regeni. In particolare, su come si sia giunti, nella capitale della terra del Nilo, a una violenta persecuzione del giovane friulano.

Sulla scia della nota campagna “Verità per Regeni (che, con il sostegno di Amnesty International, ha prodotto spille, bracciali, adesivi, magliette, oggetti e altri gadget), è diventato virale, a partire da febbraio di quest’anno, anche l’appello di scarcerazione dello studente dell’Università di Bologna, Patrick Zaki, anch’egli incarcerato in Egitto.

 

Cenni sull’omicidio Regeni

L’omicidio di Giulio Regeni è stato un delitto commesso in Egitto tra gennaio e febbraio 2016.

Giulio Regeni era un dottorando italiano dell’Università di Cambridge. È stato rapito il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani.

Le condizioni del corpo, ritrovato lungo un fosso in direzione dell’autostrada per Alessandria, mostrarono evidenti segni di tortura che - si ipotizzò - fossero in relazione con i legami - che, si supponeva - Regeni avesse con il Movimento sindacale che si opponeva al Governo del generale al-Sisi. Detti legami non sono mai stati provati.

La scomparsa di Giulio ha dato avvio, a livello nazionale e globale, a un dibattito politico forte e che dura ancora oggi. Si è parlato di depistaggi, attraverso la rete dei Servizi di sicurezza, per mano del Governo del Cairo. I sospetti che ne sono derivati hanno sollevato marcate tensioni diplomatiche con l’Egitto.

 

Chi era Giulio

Regeni è nato a Trieste il 15 gennaio del 1988. Oggi, avrebbe 32 anni.

È cresciuto a Fiumicello (in provincia di Udine). Minorenne, si è trasferito per studiare all’Armand Hammer United World College of the American West (Nuovo Messico, Stati Uniti d’America). e poi nel Regno Unito.

Una curiosità riguardo a Giulio è che sentisse, forte, la sua identità di cittadino europeo, appartenenza e impegno che gli è valso il Premio “Europa e giovani” (sia nel 2012 che nel 2013). Aveva poi anche partecipato al Concorso internazionale organizzato dall’Istituto regionale di Studi europei, per le approfondite e dettagliate ricerche sulle questioni cade del Medio Oriente.

Aveva lavorato presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) per lo sviluppo industriale, e svolto (per un anno) ricerche per conto della società privata di analisi politiche Oxford Analytica. Ormai vicino al conseguimento di un Dottorato di ricerca presso il Girton College dell’Università di Cambridge, si è recato nella capitale egiziana per svolgere una studi sperimentali sui Sindacati indipendenti egiziani. Regeni faceva base presso la sede dell’Università Americana del Cairo. Ne era emerso che i sindacati egiziani stessero attraversando una difficile situazione (con complicanze di tipo politico), in seguito alla rivoluzione egiziana del 2011.

 

Premio Sakharov

Il Premio Sakharov è stato istituito nel 1988 ed è dedicato allo scienziato e dissidente sovietico Andrej Dmitrievic Sakharov. Il primo a ricevere il riconoscimento è stato Nelson Mandela. L’ultimo, nel 2019, l’economista Ilham Tohti, incarcerato e condannato all’ergastolo per il suo attivismo in difesa della minoranza musulmana uigura in Cina.

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