Il braccio di ferro UK-UE

Brexit nel caos: violazione clausole accordo, c'è azione legale Ue

Accordo di recesso: Von der Leyen annuncia invio della lettera di costituzione in mora al Regno Unito per violazione dei suoi obblighi previsti dalla Brexit

1 ottobre 2020 15:30
Brexit nel caos: violazione clausole accordo, c'è azione legale Ue

A che punto stanno le trattative sul lungo e complicato processo di ‘divorzio’ del Regno Unito dal blocco dei 27?

Sono sostanzialmente ferme. E non fanno intuire esiti concreti o costruiti, ma sviluppi preoccupanti. Il Regno Unito ha messo in mora la Legge sul Mercato interno, le cui misure infrangono il diritto internazionale, come ammettono gli stessi ministri britannici.

 

A poche ore dall’inizio del Consiglio straordinario tra i leader nazionali e i vertici dell’Unione, Ursula Von der Leyen ha annunciato alla sala stampa che, questa mattina, la Commissione europea ha inviato al Regno Unito una lettera di costituzione in mora per aver violato gli obblighi ai sensi dell’accordo di recesso previsto dalla Brexit. È questa l’azione legale che avvia il processo formale di infrazione contro il Governo di Londra che, come dichiarato dalla Presidente, ora avrà “un mese per rispondere (…)”. 

 

Si legge nel comunicato dell’Esecutivo Ue che “L’Articolo 5 dell’accordo di recesso stabilisce che l’Unione europea e il Regno Unito devono adottare tutte le misure appropriate per garantire l’adempimento degli obblighi derivanti dall’accordo di recesso e che devono astenersi da qualsiasi misura che possa compromettere il raggiungimento di tali obiettivi. Entrambe le parti sono vincolate dall’obbligo di cooperare, in buona fede, nell’esecuzione dei compiti derivanti dall’accordo di recesso”.

 

Internal Market Bill, la legge della discordia

Lo scorso 9 settembre, il Governo di Boris Johnson ha presentato un Disegno di legge denominato “United Kingdom Internal Market Bill”. Qualora venisse adottato, costituirebbe una palese violazione del protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord, perché consentirebbe alle autorità del Regno Unito di non tener conto degli effetti giuridici delle disposizioni sostanziali del protocollo nel quadro dell’accordo di recesso. Il Bill conferisce il potere legale ai ministri britannici di ignorare due elementi del protocollo dell'Irlanda del Nord, che il Premier Boris Johnson aveva concordato con Dublino, nell’ottobre 2019, per evitare il ritorno a una frontiera dura con l’Irlanda.

 

I titolari dei dicasteri del Governo del Regno Unito hanno riconosciuto questo elemento di collisione con le trattative in corso con l’Unione e – di fatto – questo crea ulteriore caos a una situazione già estremamente complicata, costellata di questioni spinose e per le quali non sembra esserci una facile e rapida risoluzione.  Londra ha infatti dichiarato che lo scopo della nuova legge era consentire di derogare, in via permanente, agli obblighi derivanti dal protocollo. Nonostante le ripetute richieste dell’Unione europea, il Governo del Regno Unito non ha rivisto né ritirato quelle parti controverse contenute nel ‘documento della discordia’. È stato questo il passo falso che ha compromesso “la buona fede” della controparte britannica nei confronti dell’Articolo 5 dell’accordo. A rincarare la dose è stato anche l’avvio di una procedura, pensata dal Governo britannico, che ostacolerebbe l’attuazione dell’accordo, in caso di approvazione del Disegno di legge.

 

È importante sapere che i ministri deciderebbero se notificare alla Commissione qualsiasi decisione di sovvenzione governativa che potrebbe influire sullo scambio commerciale con l’Irlanda del Nord e se rinunciare alla necessità di dichiarazioni sommarie sulle esportazioni, quando si inviano merci dall’Irlanda del Nord al resto del Regno Unito.

 

Cosa aspettarsi

Il Disegno di legge approvato oggi dai legislatori britannici sarà ora esaminato dalla Camera dei Lord.

Ma intanto Bruxelles mette i paletti. Fino alla fine del mese di ottobre, Londra ha tempo per presentare una risposta con le osservazioni sulla lettera di costituzione in mora. Una volta ricevute ed esaminate le osservazioni (o anche in assenza di risposta), la Commissione potrà decidere di emettere o meno un parere motivato.

 

Il punto sulla Brexit: l’ultimatum disatteso

L'accordo di recesso, ratificato dall’Unione europea e dal Regno Unito, è entrato in vigore l’1 febbraio 2020 e ha effetti giuridici sulla base delle disposizioni stabilite dal diritto internazionale.

A seguito della impopolare pubblicazione del Disegno di legge del Regno Unito, il Vice-presidente della Commissione Ue, Maros Sefcovic, ha chiesto di convocare una riunione straordinaria del Comitato misto Unione europea-Regno Unito per invitare le autorità britanniche a fare luce sulle intenzioni e chiarire le conseguenze della decisione di Londra che ha lanciato un nuovo campanello d’allarme ‘Brexit’ a Bruxelles. Ma il Governo britannico è sembrato irremovibile nella linea già segnata, affermato che l’introduzione della nuova legislazione sarebbe la “rete di sicurezza” a cui far ricorso, qualora l’Ue dovesse agire in modo irragionevole.

 

Durante la riunione, che si è svolta il 10 settembre tra Sefcovic e Michael Gove, Cancelliere del Ducato di Lancaster, il rappresentante Ue ha dichiarato che l’adozione del Disegno di legge avrebbe costituito una gravissima violazione dell'accordo di recesso e del diritto internazionale. L’incontro si era concluso con messaggio ben definito da parte dell’Ue che chiedeva a Londra il ritiro delle misure pianificate il prima possibile e, in ogni caso, entro la fine di settembre. Nella terza giornata di riunione del Comitato misto del 28 settembre, Sefcovic aveva rinnovato l’invito a ritirare le misure controverse che tuttavia il Regno Unito ha continuato a portare avanti.

 

Stando a fonti Ue, Simon Coveney, Ministro degli Esteri irlandese, ha affermato che molte delle preoccupazioni di Bruxelles in merito a questa nuova legge si dissolverebbero se il Comitato-misto (che deve appunto occuparsi di evitare nodi importanti sui grandi capitoli della Brexit) fosse in grado di svolgere il proprio lavoro, assicurandosi anche un accordo commerciale più ampio e condiviso.

The deadline elapsed yesterday (…). We stand at our commitments” (trad.it: il tempo è scaduto ieri, manteniamo i nostri impegni e obblighi), ha affermato oggi la Von der Leyen. E come previsto dalle norme dell’accordo di recesso, durante il periodo di transizione, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha competenza giurisdizionale e la Commissione si avvale dei poteri conferitile dal diritto dell’Unione nei confronti del Regno Unito, anche per quanto riguarda l’interpretazione e l’applicazione dell'accordo. Si può quindi concludere che l’invio della lettera di Bruxelles è un passo dovuto, se non obbligato, teso a salvaguardare gli interessi politici e di mercato dei 27 Stati membri. Il lungo processo di notifica dell’infrazione potrebbe dunque finire sul tavolo del tribunale dell’Ue che, da Lussemburgo, potrebbe imporre a Londra pesanti multe ‘per diem’ se sussistessero le violazioni. A cui si aggiungerebbe anche il rischio di sospensione di parti di un futuro accordo commerciale paventata dalla Commissione. A poco servirebbe anche la continuazione degli sforzi di collaborazione nell’ambito dei colloqui su commercio e sicurezza tra il Capo negoziatore del Regno Unito, David Frost, e la sua controparte europea, Michel Barnier.

 

In reazione alla breaking news, il Primo ministro olandese Mark Rutte, parlando alla stampa internazionale prima del vertice, ha osservato che l’avvio della procedura di infrazione “è un passaggio amministrativo”, piuttosto che politico, nel sofferto cammino della Brexit.

 

La procedura di infrazione è uno strumento utilizzato dalla Commissione contro gli Stati membri per farli riallineare alle politiche e obiettivi comuni. Nel corso del 2019, sono state aperte procedure per ben 800 casi. Solo per citare qualche numero, Berlino aveva 47 casi pendenti, mentre quelli contro Parigi erano 34. Ogni procedura richiede, in media, 35 mesi per essere completata.

 

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