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Roma, centrodestra: come nel 2016 Bertolaso probabile candidato

‘Pescare’ nel passato può non essere una carta vincente. E le esperienze civiche non sono per forza sinonimo di capacità amministrativa e governo efficiente

21 ottobre 2020 19:05
Roma, centrodestra: come nel 2016 Bertolaso probabile candidato

C’è un aspetto che accomuna centrodestra e centrosinistra per le elezioni comunali che si svolgeranno in molte importanti città italiane la prossima primavera. Ed è la ricerca disperata di candidati che abbiano una buona visibilità e che risultino credibili per il ruolo amministrativo che sono chiamati a ricoprire. Nel centrodestra il primo vertice dei leader a caccia dell’aspirante sindaco ideale ha fornito una rosa di circa 20 nomi. Poche le indiscrezioni sull’elenco, ma si sa che per Roma si parla dell’ex capo della protezione civile, Guido Bertolaso. E di Paolo Veronesi, figlio del famoso oncologo Umberto e attuale presidente della Fondazione che ne porta il nome, per Milano. Le esperienze civiche sembrano essere preferite dai leader Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi per la tornata di amministrative del 2021. Una libera scelta? No, piuttosto una strada obbligata per via della moria di volti di partito disposti a candidarsi, oppure che abbiano reali chance di vittoria.

 

A tirar fuori il nome di Bertolaso, nemmeno a dirlo, è stato Silvio Berlusconi. Medico, per 9 anni al vertice della Protezione civile, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’emergenza rifiuti con il Berlusconi IV, commissario per il terremoto dell’Aquila, da qualche mese consulente del governatore della Lombardia per l’emergenza Covid, Bertolaso vanta un curriculum di tutto rispetto. In più è romano e conosce la città. Già nel 2016 il suo nome fu in pole position per la corsa a sindaco, ma nel giro di poche settimane Forza Italia preferì appoggiare Alfio Marchini e la Lega seguì Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni. Bertolaso aveva già iniziato un’agguerrita campagna di comunicazione quando la sua corsa per il Campidoglio subì l’altolà del centrodestra. Ma quell’ambizione gli è rimasta. Lui il sindaco della capitale lo vuole fare e stavolta potrebbe anche spuntarla la candidatura. 

 

Con Bertolaso però un rischio il centrodestra potrebbe correrlo. L’asse Lega-Fdi-Forza Italia dovrebbe far tesoro dell’esperienza delle recenti elezioni regionali e del flop in Campania di Stefano Caldoro e in Puglia di Raffaele Fitto. I ‘vecchi’ volti della politica non sono piaciuti agli elettori. Quando mancano novità e capacità di cambiamento l’offerta della politica appare limitata e destinata a sconfitte parecchio prevedibili. Bertolaso rientra nella categoria ‘visto e rivisto’ e, come tale, potrebbe non attirare preferenze ed entusiasmi. Tuttavia, se il centrosinistra facesse un buco nell’acqua nella sua ricerca di un candidato forte, le possibilità dell’ex sottosegretario aumenterebbero all’istante. Sempre se su Calenda, ma allo stato attuale è assai poco probabile, non finirà per confluire l’appoggio del Pd. In tal caso i giochi sarebbero apertissimi, con i Cinquestelle in corsa solitaria e Zingaretti costretto a fare a meno dell’agognato accordo con il Movimento.

 

C’è anche un’altra incognita da non sottovalutare. Salvini, Meloni e Tajani si rivedranno con molta probabilità già venerdì per un nuovo confronto sui “nomi interpellati”, quasi tutti senza “tessere di partito in tasca, di area antagonista alla sinistra. Ma donne e uomini del mondo dell'impresa, del volontariato, dell'università, e della sanità che si mettono a disposizione”. Per la Capitale circola anche il nome del giornalista Massimo Giletti. “Alle prossime elezioni amministrative”, fa sapere Berlusconi, “il centrodestra intende mettere in campo personalità forti, capaci di vincere, ma soprattutto di dare un buongoverno alle grandi città”. Ma siamo sicuri che candidati ‘pescati’ dalla società civile abbiano queste caratteristiche? Amministrare una città è complicato. Facciamo l’esempio della Capitale. Roma esce da anni di mal governo e incapacità amministrativa. Un immobilismo che più che mai negli ultimi quattro anni e mezzo ha ‘ibernato’ la città in un declino inesorabile. Le elezioni del 2016 hanno portato in Campidoglio una sindaca, che seppur legata a un movimento politico, non aveva esperienza, né una visione per il futuro della città più grande del Paese. L’attuale consiliatura ha dato l’esempio di quanto ritrovarsi catapultati al governo di grandi assetti urbani, senza un bagaglio né competenze, possa rendere inutile, e persino dannoso, un mandato elettorale. Si vuole estendere questo modello o decidersi a superarlo?

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