Emanuele Severino e quei tre giorni alla Pasqua di Resurrezione

Riflessioni di un allievo sulla morte del grande filosofo del novecento europeo Emanuele Severino, fra tradizione occidentale e sapienza orientale

9 aprile 2020 15:31
Emanuele Severino e quei tre giorni alla Pasqua di Resurrezione

La notizia della morte di Emanuele Severino, tra i pochi grandissimi filosofi del novecento europeo, secondo le disposizioni da lui stesso espresse, è stata resa pubblica martedì 21 gennaio 2020, tre giorni dopo la morte effettiva avvenuta venerdì 17 gennaio. E siccome per Severino il caso è l’impossibile, neppure questa singolare disposizione poteva essere un caso.

 

La vita di questo filosofo non si lascia distinguere dal cammino ininterrotto di un pensiero in evoluzione, un pensiero che giunto alla sua maturità, senza nulla cedere allo sgomento di una terra desolata, ha saputo e potuto farsi specchio vivo di questo Venerdì Santo dell'umanità, da cui ogni sole di giustizia e ogni verità appaiono tramontati. Un'umanità alle cui ferite, circa un mese più tardi della morte di Severino, si è aggiunta anche l’ultima, quella di un nemico invisibile, il covid-19, che appare oggi la minaccia più subdola e la più orrenda dopo la tragedia della Grande Guerra. Un pensiero come questo, la cui filosofia può sopportare un’angoscia che vince ogni comune buon senso e atterrisce ogni umana fragilità, è il solo pensiero che non distoglie mai lo sguardo dal pericolo che incombe, perchè il destino a cui non può sottrarsi è proprio il suo sapere che “dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva” (Hölderlin). Il Venerdì Santo, l’ora della passione che avvince la forza dei più forti come la debolezza dei più deboli, è anche l’ora dell'attesa della Pasqua di Risurrezione, dove ciò che è atteso non fa luce solo su questa vita, erede della gioia e del dolore cosmici, ma fa nascere il pensiero a un sapere inaudito, un sapere che riconduce il mistero della morte – l’enigma più tremendo – al mistero della vita, oltre la contraddizione che le separa.

 

Emanuele Severino è un pensatore irriducibile a qualsiasi categoria della filosofia contemporanea d’avanguardia fra il XX e XXI secolo. Figlio delle scuole del pensiero italiano neoidealistico (l’attualismo puro di Giovanni Gentile) e neoaristotelico (il neotomismo di Gustavo Bontadini, filosofo cattolico e maestro dello stesso Severino), il suo pensiero si evolve dalle originalissime opere giovanili (La Struttura Originaria, Studi di Filosofia della prassi) fino al dischiudersi di un sentiero nascosto e senza nome, rimasto invisibile ai panorami pur vertiginosi della filosofia occidentale dai greci fino a Hegel, Nietzsche e Heidegger, ma soprattutto inaccessibile alla via maestra della storia del pensiero occidentale (Essenza del Nichilismo, Destino della Necessità).

 

Il sentiero di Severino si dirama da un “bivio”, che è lo stesso presso il quale sorgono ancora oggi, nel loro incontaminato splendore, i “frammenti” della testimonianza del filosofo greco Parmenide di Elea (VI-V secolo a.C.). E proprio da quel bivio, accanto al sentiero innominato e ri-scoperto da Severino, si apre l’altro sentiero, quello che conduce fino a noi e al nostro presente ai tempi del covid-19: la via del destino dell’Occidente.

 

A differenza di Parmenide che vi si ferma innanzi, Severino si inoltra nel sentiero opposto e lo percorre, ne scopre il Nome, e ascoltando il suono del Nome è afferrato dalla voce dell’Ineludibile: la testimonianza della necessità del Destino che l’Occidente non ha mai conosciuto perché non può conoscere. Perché, mentre il sentiero del destino dell’Occidente conduce al “Paradiso della tecnica”, apoteosi del nichilismo post-metafisico, il sentiero nascosto conduce invece alla Gloria, l’eterna via verso la Gioia.

 

Il mistero della morte, nel pensiero più abissale – il solo eternamente rivolto a ciò che già da sempre  “attende” i mortali ma che, percorrendo il sentiero dell’Occidente, essi “nè sperano nè suppongono” (Eraclito) – assume un senso inedito per il pensiero filosofico e religioso occidentale, e trova il suo pieno respiro negli scritti più tardi del filosofo (La Gloria, Oltrepassare, Testimoniando il Destino).

 

Ma Severino è anche studioso attento ai luoghi più remoti del pensiero, agli albori dell’Occidente, dove i destini di Occidente e Oriente si intrecciano e confondono come in un sogno ancestrale. Egli penetra infatti anche i segreti della sapienza arcaica e pre-filosofica, progenitrice inviolata della filosofia greca. E proprio secondo alcuni echi sapienziali dell’Oriente arcaico, dal momento della morte terrena, in cui la Vita abbandona i legami alla necessità della Natura, al momento del passaggio effettivo alla vita eterna, dove la Vita si rivela a sè stessa come la Visione dell’Eterno che è Tutto in tutto, trascorre un tempo della durata di tre giorni.

Tre giorni entro i quali il dolore e la desolazione per la perdita del defunto, che si levano dalla cerchia dei suoi cari, quanto più manifestano disperazione e rifiuto della dipartita, tanto più avvincono la Vita del defunto (ancora sospesa fra il tempo ora “compiuto” di tutto il dramma umano, ancora avvolto nella sua contraddizione infinita, e l’oltrepassamento infinito che lo attende) a quei legami alla rupe di Prometeo ai quali era vincolata, e da cui è destinata a sciogliersi.

 

Tre giorni sono anche quelli che separano la morte di Emanuele Severino il venerdì 17 gennaio 2020 dal suo annuncio ufficiale, dato lunedì 21 gennaio a funerali avvenuti. Tre giorni di tempo opportuno a non contravvenire a quelle “leggi” espresse in forma di enigma, ma non perciò indegne all’ascolto. Perchè se solo la filosofia più elevata sa testimoniare la Necessitàdelle “cose nascoste” senza prevaricarne il mistero e travisarle, solo il pensatore in carne e ossa, sebbene posseduto dalla filosofia, sa e vuole tacere lui stesso e avere silenzio intorno al fine di udire la chiamata, per ascoltare l’appello di quell’Origine da cui la filosofia stessa origina, e di cui la filosofia è voce vivente, ma voce incapace di concentrare nella “parola” l’infinito di cui parla.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA