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Solo il virus fa bene il suo mestiere

Nella seconda ondata il caso Ferruccio Sansa riguarda tutti

L’ex candidato (sconfitto) alla guida della Liguria si ammala di Covid e non riesce a essere curato per le vie normali. Intanto Massimo Giannini...

11 ottobre 2020 12:56
Nella seconda ondata il caso Ferruccio Sansa riguarda tutti

Il virus fa il suo lavoro e lo fa bene e noi lo rispettiamo, seguiamo le regole e cerchiamo di stare attenti, pur non aggiungendoci al coro mediatico che amplifica la paura di ciascuno di noi e spinge l’Italia alla nuova chiusura nonostante la situazione sia per fortuna alquanto diversa da quella della primavera scorsa. Ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte ad una storia simbolo che stamattina ha rivelato Facebook: Ferruccio Sansa, candidato grillino e della sinistra alla presidenza della regione Liguria qualche mese fa, sconfitto alle elezioni da Giovanni Toti, ha il Covid e racconta l’abbandono in cui, avendo sinora evitato di raccomandarsi per le vie brevi a un presidio sanitario che da candidato certo conosceva, è stato lasciato solo con la sua famiglia, probabilmente contagiata come lui. Poichè molti, in Liguria e in altre regioni, rischiano seriamente di essere trattati allo stesso modo riportiamo integralmente il suo racconto, ripreso anche da alcuni siti come Dagospia e La Stampa.it.

 

Eccolo: “vi racconto il covid visto dal letto. Allora... venerdì scorso mio figlio di 15 anni ha la febbre. Nessun sintomo tipico, ha preso freddo in piscina ma decido di tenerlo a casa da scuola. E di tenere a casa anche i due fratelli più piccoli perché non voglio infettare nessuno. Non si sa mai. Sabato gli facciamo il tampone anche se siamo certi che non sia niente. E invece lunedì arriva la risposta: è covid. Martedì, questo ha funzionato, la Asl ci convoca per il tampone in auto. Noi e i nonni. La persona che ci telefona non fa nessun tracciamento di nostro figlio e nemmeno dei nostri contatti. Chiede soltanto che scuola fanno. Nessuna domanda sulle palestre che frequentiamo, il calcio, gli scout. Zero. Per fortuna ci abbiamo pensato noi ad avvertire subito tutti. Chiediamo se possiamo comunicare i dati di Immuni visto che lo abbiamo scaricato tutti (genitori e figli). Risposta: "Immuni? non sappiamo cosa bisogna farne".

 

Sansa continua così la sua odissea: “da allora comincia il vuoto. La Asl scompare. Non richiama più. Non risponde alle telefonate. Arriva l'esito di alcuni degli esami: io risulto negativo ma ho 38 di febbre da giorni. Non sento più gli odori, respiro male e ho le ossa rotte. Mia moglie ha avuto la febbre per giorni, ferma a letto spossata. L'olfatto azzerato. Ha il covid? I sintomi ci sono ma dopo quattro giorni attende ancora l'esito del tampone. Non sa cosa rispondere a chi la conosce. Impossibile anche solo tentare una quarantena familiare così, senza sapere chi isolare. Dei due figli piccoli uno era negativo, l'altro chissà. Non si sa più nulla del tampone. Il medico di famiglia, l'unico che risponde dalla trincea delle vaccinazioni antiinfluenzali, consiglia di prendere antibiotici per evitare complicazioni. Provo a chiedere a un laboratorio privato se è possibile rifare tampone a mie spese. Risposta: il 16 ottobre. Ma per quella data saremo tutti guariti oppure... meglio non domandarselo. Intanto stamattina i sintomi persistono. Un amico medico consiglia di accelerare con la terapia. "Sono cinque giorni che hai sintomi, sono le ore decisive, dice, per una reazione positiva. Comincia il cortisone". Ma c'è anche chi suggerisce di "andare in ospedale per una lastra o una tac perché non si deve perdere tempo". 

 

Ed ecco il seguito: “tanto per cominciare servono tamponi. Per me e per i miei familiari. Per tutelare la salute loro e delle persone che hanno incontrato. I parenti, gli amici, i compagni. Che fare? Non voglio pigliare scorciatoie. Voglio seguire il percorso di un cittadino qualsiasi. Allora chiamo la Asl. Una, dieci, venti volte. Il centro covid non risponde. Il centralino allarga le braccia: "Mi spiace, è un disastro". Il numero verde della Regione non esiste più. C'è solo il 112. Lo faccio? Intanto si resta appesi al saturimetro; l'aggeggio maledetto - ma si tiene in su, in giù oppure piatto? - che deve dare un responso sul tuo destino, ma una volta segna 99 e una 80 e tu non sai sei guarito o stai per finire in terapia intensiva. Consola pensare che in fondo siamo fortunati. Si, ad ammalarci adesso perché, visto come si sono organizzati, meglio stare male all'inizio della seconda ondata. E non è certo colpa di chi lavora nelle corsie, di medici e infermieri. Anche per loro si preparano mesi terribili di pericolo e fatica. 

Consola sapere che altre centinaia di persone in Liguria oggi sono nella nostra stessa situazione. Nella stessa solitudine. Gente che non fa il calciatore e non può fare migliaia di tamponi ogni weekend. Gente che non si chiama Trump, Berlusconi o Briatore e sa di poter contare su scorte di remdesivir come Dom Perignon. Ma se io faccio un post magari qualcuno interviene. In fondo conosco medici e pneumologi per i casi di emergenza. Ma tanti altri che sono davvero  soli che cosa possono fare”.

 

Non vogliamo pensare che Sansa scriva quanto sopra per accusare la sanità gestita dal suo ex concorrente Toti, crediamo che avrebbe persino preferito raccontarne l’efficienza se ci fosse stata, tanto le elezioni le ha già perse e in fondo si era anche candidato con poche speranze di vincere. Nè, Dio ce ne scampi, che voglia cercare visibilità sulla malattia. Si tratta invece di una vicenda in cui ciascuno di noi potrebbe ritrovarsi se la seconda ondata dovesse continuare a salire di intensità. Amplifichiamo per questo dunque la vicenda di Ferruccio Sansa, avvertendo che non saranno le chiusure, più o meno parziali per ora, ad evitare casi come questo. 

 

Il governo sa bene, come tutti noi, che il Paese non può permettersi di dover ancora scegliere tra diritto alla salute e necessità di non chiudere l’economia per non fallire, visto che ci siamo già indebitati per qualcosa come 100 miliardi di euro e i prestiti dall’Europa non si vedono. Quindi la velocità dei tamponi magari con meno file ai drive in, la disponibilità dei vaccini antinfluenzali e quant’altro serve per fronteggiare il virus è la frontiera che riguarda tutti. Con una domanda: cosa è stato fatto in questi mesi per potenziare la sanità, oltre allo stucchevole dibattito sul no o il si ai fondi del Mes? 

 

E risparmiateci per favore le liti, anche per interposti giornali, tra regioni e governo centrale. E ai virologi ufficiali e ufficiosi, che sono tutti evidentemente in conflitto d’interesse visto che prima del Covid potevamo solo lontanamente immaginarne l’esistenza, suggeriamo di stare meno in televisione e più in ospedale o nei laboratori. Quel che non vogliamo più sentir dire, e meno che mai dal pur bravissimo Walter Ricciardi, primo consulente del ministro della Sanità, è: “è stata sottovalutata la seconda ondata” come se fosse una cosa che non riguarda il governo e il Comitato tecnico scientifico. Qualcuno, anche più di qualcuno, può non essere stato prudente, ma è bene ricordare che i protagonisti principali sono due: il virus che fa bene il suo lavoro e chi deve fronteggiarlo potenziando la sanità e non lo sta facendo abbastanza. Tutto qui.

 

Altrimenti, dovremmo essere costretti a fidare solo nelle testimonianze di contagiati illustri che raccontano le cose come stanno. Come Massimo Giannini, direttore de La Stampa, che prima ha raccontato il suo percorso di paziente al Gemelli di Roma (un ospedale molto ben attrezzato) e poi, nel suo fondo di domenica 11 ottobre ha giustamente bacchettato tutti i ritardi, i problemi e le anomalie della seconda ondata.

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