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Così è se vi pare, giornali analisti alla prova della nuova Autostrade

Prime pagine più schierate, commentatori più critici-riflessivi sulla soluzione e sui riflessi politici dell’accordo-scontro sulla vicenda Autostrade

16 luglio 2020 13:22
Così è se vi pare, giornali analisti alla prova della nuova Autostrade

Della vicenda Autostrade si parlerà molto nei prossimi mesi poichè l’accordo-scontro tra il governo e la famiglia Benetton è tutto da mettere a terra. Ci sarà quindi molto spazio di cronaca economica e, ovviamente, la speranza che fra alcuni anni non si debba di nuovo ragionare su manutenzioni insufficienti e difetti di gestione dello Stato che torna in maggioranza, anche se poi si parla anche abbastanza in libertà di public company che verrà. Per questo, per aiutare i lettori a capire visto che la decisione presa è a suo modo storica e anche a futura memoria, per una volta raccontiamo la questione con le prime pagine e i commenti dei principali giornali.


L’impressione, ad uno sguardo d’insieme delle prime pagine, è da una parte quella del “così è se vi pare”, cioè la versione dei giornali che danno spazio solo ad un pezzo della vicenda, mentre dall’altra ci sono i quotidiani che la bocciano per partito preso e quelli che l’approvano altrettanto per partito preso. Secondo la prima versione sembra che abbiano vinto tutti: Conte, i 5Stelle, i Benetton, l’opposizione che dice che ci rimettono i contribuenti e che si tratta di un regalo ad Atlantia. La prova è nei titoli di prima pagina di Repubblica e Stampa (gruppo Gedi), con la prima rilancia la reazione della famiglia di Treviso (“è un esproprio”) e la seconda che dedica il suo titolo principale alla ministra Pd delle Infrastrutture, Paola De Micheli, che si preoccupa di precisare che non c’è stato “nessun esproprio ai Benetton”. Secondo la ministra, che ringrazia i 5 Stelle, “hanno scelto loro di uscire”. Per Conte, che aveva messo sul tavolo la revoca, di un “capolavoro”, come da catenaccio del Corriere. E poi, come ogni giorno, c’è la netta distinzione tra i giornali che fanno capo al centrodestra e quelli che, come il Fatto, appoggiano il governo. Il quotidiano diretto da Travaglio infatti gioisce: “Autostrade libere, Benetton in fuga”. La Verità di Belpietro ha Conte nel mirino come al solito: “regalo a Benetton”, Libero se la cava con “autogol di Conte” e il Giornale con “nessuna revoca”.


Il Corriere prova ad essere più riflessivo con “la svolta e i dubbi”, e ha una buona vignetta di Giannelli che disegna i fratelli Benetton che in macchina escono dall’autostrada e commentano: “Meglio così, con questa manutenzione”. mentre il Sole continua a tenere bassa la questione allineato a Confindustria che non ha detto una parola sulla vicenda, e dedica invece il suo titolo più importante alle 246 scadenze fiscali in 15 giorni (che si avvicinano). Il Messaggero titola che Conte ha piegato i 5Stelle.

 

Riassume Giovanni Pons su La Repubblica che l’accordo tra il governo Conte e i vertici di Aspi e Atlantia è arrivato all’alba di mercoledì dopo una dura trattativa durata tutta la notte. Il governo ha accantonato l’idea della revoca della concessione ad Autostrade per accogliere l’offerta di un pacchetto di risarcimento di 3,4 miliardi per il crollo del Ponte Morandi e la possibilità per la Cdp di diventare azionista di riferimento attraverso un aumento di capitale compreso tra 3 e 4 miliardi. In questo modo la famiglia Benetton verrà diluita nel capitale di Aspi a circa il 10%. L’accordo prevede poi la riscrittura della concessione con incluso un abbassamento dei pedaggi autostradali. La Borsa ha reagito bene alla notizia dell’accordo registrando un balzo del titolo Atlantia del 26%. Gianpaolo Visetti, ancora su Repubblica, riporta il punto di vista  di Luciano Benetton, il quale dice: «Ci stanno trattando peggio di una cameriera. Non possiamo accettare di essere trattati come ladri, dopo aver distribuito tanta ricchezza e tanta cultura, non solo economica. Da un Di Battista qualsiasi nessuno si aspetta prudenza e dignità: da un presidente del Consiglio e da una forza di governo come i Cinque Stelle, che guidano la seconda potenza esportatrice dell’Europa, le si pretende».

 

Per capirne qualcosa di più e non concludere subito in base alle prime pagine che la stampa ha perso l’ennesima occasione di far capire cosa è successo su di una vicenda emblematica che mette insieme privatizzazioni fatte male, Stato imprenditore che rispunta, dramma delle vittime del ponte Morandi e delle loro famiglie e contribuenti che pagheranno, ci sono gli editoriali che oggi schierano soprattutto le firme degli analisti politici. Secondo Massimo Franco, sul Corriere, “il ritorno della «mano pubblica» nella proprietà delle autostrade italiane dopo un ventennio è una sconfitta per i privati e la loro gestione: sconfitta provocata dall’arroganza con la quale hanno gestito la fase seguita alla tragedia del Ponte Morandi di Genova di due anni fa, mostrando gravi carenze nella manutenzione; e del modo iattante col quale hanno impostato la trattativa con il governo.” Questo “ripropone le contraddizioni di un populismo grillino che predica moderazione; ma in parallelo pratica un estremismo fatto di slogan, e si mostra refrattario a qualsiasi principio di competenza e rispetto delle regole. L’esaltazione dell’accordo, però, ha qualcosa di artificioso ed esagerato. La rapidità dei vertici del M5S e del Pd nel mostrarsi soddisfatti e concordi per l’epilogo è un tentativo evidente di puntellare la maggioranza in una delle fasi più convulse della sua breve vita”.

 

Simone Canettieri su Il Messaggero, “la storia del M5S al governo, con la Lega come con il Pd, è disseminata di cerchi che non si chiudono, dalla Tav alla Tap, passando per l’Ilva; e qui bisogna andare a pescare tra i post di Beppe Grillo, quando nel 2018 lanciò l’idea di trasformare la piu grande acciaieria d’Europa in un parco bonificato stile 'Bacino della Ruhr' in Germania. Il tutto condito da reddito di cittadinanza e fondi Ue a tutela del lavoro e conversione elettrica o turistica dell’impianto”.

Scrive Sorgi su La Stampa: “A sentir loro, hanno vinto tutti. Quel che resta da capire, adesso, è, per esempio, a chi toccherà gestire il nuovo ponte di Genova, in attesa dei nuovi assetti: se alla Autostrade dei Benetton, come aveva deciso la De Micheli nel timore di rappresaglie legali, o ai nuovi azionisti, se intanto arriveranno. Soluzione cercasi, il tempo stringe. La vicenda Autostrade infatti conferma un'antica massima di Longanesi: la rivoluzione in Italia non si può fare perché ci conosciamo tutti”.


Claudio Tito che da Repubblica scrive “tutto è avviluppato nella tattica di Conte volta a guadagnare giorni o mesi in una specie di neo-forlanismo”. Carlo Cottarelli osserva che “ che valutare se l’interesse pubblico sia stato ben servito da questo accordo senza sapere il prezzo che verrà incassato per la sostanziale nazionalizzazione di Aspi è, come dire, un po’ difficile. Fra l’altro, senza sapere il prezzo, come si fa a dire che c’è un accordo? Di nuovo un accordo 'salvo intese'”? Di questo rilievo di Cottarelli è consapevole anche Di Maio che, come riporta Monica Guerzoni sul Corriere, ha paura che la quotazione in Borsa riservi sorprese: "La nostra linea era cacciarli subito e questo accordo non lo garantisce". Anche se l’ex capo politico dei 5Stelle intervistato sul Corriere Lorenzo Salvia, fa buon viso a cattivo gioco e afferma “Sono molto soddisfatto per il risultato, sì” ma è così soddisfatto di dire al suo intervistatore poco dopo che “finché il negoziato non è chiuso l’ipotesi della revoca resta sul tavolo”. 

 

Alla luce delle informazioni disponibili, secondo Lorenzo Salvia, rimangono aperte diverse domande: la famiglia Benetton è davvero fuori da Autostrade? Incasserà dei soldi, e quanti, da questa operazione? Quando terminerà il percorso che porterà al cambio nella proprietà di Autostrade per l’Italia, nuova società a controllo pubblico? Ha vinto il governo, insomma, oppure Autostrade???Stefano Lepri su La Stampa, scrive che la soluzione trovata ieri, dopo quasi due anni di alterne vicende, “è confusa quanto mai. Soprattutto, non si capisce chi davvero paga. Nell'immediato, occorre capire quale sarà il prezzo di trasferimento delle azioni”. Stessa perplessità esprime Carlo di Foggia su Il Fatto: “non è un caso se ieri la holding ha chiuso in Borsa con uno stellare +26%. Significa che i Benetton non ci perdono niente? Ovviamente no, ma quanto dipenderà appunto dalla cifra che Cdp spenderà per entrare in Aspi”.

 

Anche per Belpietro su La Verità, per capire chi ha vinto o perso la battaglia è sufficiente guardare come ha reagito la Borsa dopo la diffusione dell’accordo trovato. Fabrizio de Feo su Il Giornale riassume la posizione dell’opposizione sulla questione Benetton: “il centrodestra, nel giorno in cui il governo annuncia che Cdp comprerà le azioni dalla famiglia Benetton con il titolo Atlantia che vola in Borsa, carica le armi dialettiche e svela il bluff delle forze di governo. Dichiara Antonio Tajani che "il sostanziale esproprio di Aspi è un modo di fare giustizia come lo intendono i Cinquestelle, senza attendere una sentenza”. E Salvini aggiunge: “mi sembra una fregatura”.

 

Conte viene elogiato da Di Maio nell’intervista al Corriere ma in un articolo di Repubblica il ministro degli Esteri va invece giù piatto: “Per noi non è una vittoria. Otteniamo un risultato importante, ma sembrerà un arretramento. E questo perché solo due giorni fa il governo ha sostenuto pubblicamente la revoca. Io non ne parlavo da un po’, a dire il vero, ma voci autorevoli si sono espresse a favore. Abbiamo alzato l’asticella, poi la tiriamo giù» e «molti tra i nostri non capiranno. I Benetton restano soci, mentre ci eravamo impegnati con gli italiani per la revoca. Lo so che tra un anno usciranno, ma intanto noi dovremo sopportare le critiche. Quindi fateci un favore: da domattina cercheremo di spiegare noi al nostro mondo cosa è successo, lasciateci fare». Il punto è la permanenza di Conte a palazzo Chigi. Scrive Cerasa sul Foglio: “Pd, il M5s e Italia viva hanno sofferto la mediazione raggiunta da Conte (ciascun partito aveva un'idea diversa) e per ragioni diverse tra loro i leader dei partiti di maggioranza (Zingaretti, Di Maio e Renzi) da settimane non fanno altro che ripetersi lo stesso ritornello: bisogna cambiare Conte. Il caso Autostrade c'entra fino a un certo punto. Al centro delle critiche di Pd, M5s e Italia viva vi sono questioni che hanno a che fare con i troppi dossier aperti che il governo fatica a chiudere e con l'eccessivo protagonismo politico del premier (passato dall'essere, ai tempi del governo gialloverde, il vice dei suoi vice a essere, oggi, semplicemente un capo di governo). Ciascun leader di partito ha un'idea diversa per provare a revocare l'incarico a Conte“.

 

Aggiungiamo soltanto che vola il debito pubblico a maggio, ma non raggiunge quasi mai le prime pagine, eppure riguarda moltissimo del futuro del Paese. Sfondata quota 2.500 miliardi. Dai numeri resi noti ieri dalla Banca d’Italia si nota che nei primi 5 mesi dell’anno il fabbisogno cumulato delle amministrazioni pubbliche ha toccato il 66 miliardi, ovvero più del doppio del disavanzo accumulato nello stesso periodo del 2019. Si tratta naturalmente dell’effetto delle misure in deficit approvate dal governo per contrastare l’emergenza sanitaria. Nel mentre sono 89 mila i lavoratori che ancora aspettano di ricevere il primo pagamento di cassa integrazione In tutto le mensilità, gli assegni, ancora da pagare sono 370 mila.

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