Aspi, entra Cassa Depositi e Prestiti con il 51%, Atlantia al 10%

Trattativa durata fino all’alba, i Benetton accettano le condizioni ed evitano la revoca. Dopo venti anni in Autostrade entra nuovamente lo Stato

15 luglio 2020 12:18
Aspi, entra Cassa Depositi e Prestiti con il 51%, Atlantia al 10%

Cassa Depositi e Prestiti entra in Aspi con il 51% e i Benetton scendono al 10. Autostrade per l’Italia torna ad essere di fatto una compagnia pubblica dopo vent’anni. L’accordo trovato questa mattina all’alba è quello proposto dal ministro delle Finanze Gualtieri che pare essere stato il vero mediatore della trattativa. La revoca dunque non ci sarà, almeno per il momento. Ma cambia l’assetto societario di Autostrade per l’Italia e anche i termini della concessione verranno rivisti, compresi le tariffe e i risarcimenti.


La notte tra lettere e contatti con i vertici di Atlantia è stata lunga. E nel Governo non sono mancate tensioni e forti contrapposizioni. Solo alle prime ore del mattino la società dei Benetton ha accettato le condizioni poste dall’esecutivo. La ‘conditio sine qua non’ è stata l’uscita progressiva degli industriali trevigiani dall’assetto societario. Quindi anche il 10% a cui rimarrebbero ora, dovrebbe progressivamente sfumare. I passaggi sarebbero due. Prima entra in Aspi Cdp con il 51% e i Benetton scendono al 10/12% con una quota non sufficiente nemmeno a far parte del Consiglio di amministrazione. In seguito si passa alla quotazione della società sul mercato per l’ingresso di nuovi soci e all’uscita dei Benetton.


Il più duro in Cdm è stato il premier Conte. Con gli ultimatum degli ultimi giorni e la revoca data come ‘inevitabile’ nelle interviste rilasciate ai principali quotidiani del Paese il presidente del Consiglio è stato ovviamente in difficoltà. L’ipotesi di cedere a soluzioni che potessero costituire un eccessivo passo indietro rispetto alla posizione assunta gli avrebbe creato non pochi problemi. "O Aspi accetta le condizioni che il governo le ha già sottoposto o ci sarà la revoca”, ha avvertito più volte. A mediare i dem e i renziani. Questi ultimi soprattutto da giorni avevano aperto ad altre ipotesi. In effetti già da ieri trapelavano voci di uno slittamento della revoca e di altre soluzioni allo studio della maggioranza.


Adesso, dopo l’accordo di massima di questa notte, toccherà ai due ministri competenti, quello delle Finanze Roberto Gualtieri e delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli definire i dettagli e completare il negoziato con Atlantia. Non a caso tra i punti su cui l’esecutivo non torna indietro si sono il taglio delle tariffe, il risarcimento degli investimenti non ammortizzati, il diritto di recesso in presenza di gravi inadempienze del concessionario. Il problema resta a monte. Ed è nella convenzione per le concessioni autostradali che, a detta di esperti e giuristi, ha posto in tutti questi anni una parte, il concessionario, “in una posizione di sostanziale immunità e privilegio” rispetto all’altra. Vedremo cosa cambierà ora che concedente e concessionario - con l’ingresso di Cdp in Aspi come socio di maggioranza – coincideranno.


Per l’accordo raggiunto non nasconde la sua soddisfazione il ministro e capodelegazione dem nel Governo, Dario Franceschini. Che ne attribuisce il “merito al lavoro dei ministri De Micheli e Gualtieri e alla guida del presidente Conte, la cui fermezza nel tenere sempre aperta la prospettiva della revoca ha consentito di arrivare a questo risultato insperato”. Vito Crimi dei 5S parla di “risultato straordinario”. “I Benetton escono da Autostrade per l'Italia ed entra lo Stato: quel che andava fatto è stato fatto. Le istituzioni hanno esercitato fino in fondo il loro ruolo, affinché l'interesse pubblico prevalesse sul privato”, dice. E anche i mercati sembrano gradire. Scampato il pericolo della revoca il titolo della società Atlantia che nei giorni scorsi aveva segnato un crollo del 13%, questa mattina guadagna un +24 %. Ma l’opposizione attacca. "Dal Governo una presa in giro. Nessuna revoca, come promesso dai 5Stelle, tanti altri soldi pubblici spesi e, anche oggi, cantieri fermi e le solite code, in Liguria e in mezza Italia. Incapaci o complici?", dichiara il leader della Lega, Matteo Salvini. Mentre per Giorgia Meloni: “Su Autostrade è finita a tarallucci e vino, con un percorso solo immaginato e ancora tutto da fare, da qui a un anno è facile che il Governo non sia nemmeno più lo stesso e con il Pd a controllare il Mit i Benetton possono dormire su due guanciali. Il contratto capestro stipulato a fine anni '90 rimane tale, sulle infrastrutture strategiche continuano a banchettare le oligarchie di casa nostra e gli stranieri. In pratica, hanno evitato la revoca ad Autostrade, 'con il favore delle tenebre'.

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