Cinquestelle, Grillo il ‘governista’ a Roma incontra Di Maio

Anche Casaleggio jr due giorni fa nella capitale. L’ex comico e il figlio di Gianroberto, sempre più lontani, sondano gli umori dei 5S che sono nei Palazzi

11 settembre 2020 19:28
Cinquestelle, Grillo il ‘governista’ a Roma incontra Di Maio

Sarà pure un caso che Casaleggio jr e Beppe Grillo si siano materializzati nella capitale a distanza di due giorni l’uno dall’altro. Ma di certo la loro ‘discesa’ ha avuto ben altri obiettivi. Che hanno a che fare con i giorni turbolenti e la resa dei conti che si sta consumando all’interno del Movimento. E che vede il fondatore dei Cinquestelle e l’erede di Gianroberto Casaleggio ‘l’uno contro l’altro armato’ sul futuro del partito. L’ex comico, oggi a Roma ufficialmente per partecipare a un’iniziativa dell’Agenzia delle Dogane - invitato dal direttore Marcello Minenna (ex assessore al Bilancio della sindaca Raggi e nominato quest’anno dal Consiglio dei Ministri) - si è trattenuto per un colloquio con l’ex capo politico grillino e titolare della Farnesina, Luigi Di Maio. Non senza essersi fatto prima immortalare in una foto di gruppo insieme al premier Conte. Cui ha manifestato tutto il proprio sostegno. “Continuate così”, gli avrebbe detto.

 

Casaleggio tratta sulla piattaforma ‘Rousseau’

Anche Davide Casaleggio aveva un motivo ufficiale per la sua visita di due giorni fa: il contratto di servizio per la piattaforma Rousseau. Ma è noto che lo scontro per il controllo del portale ha risvolti squisitamente politici. E si trascina sull’onda della spaccatura tra ‘governisti’ e ‘puristi’. In ballo c’è la ‘cabina di comando’ del Movimento, che Di Maio rivorrebbe, ma fino a un certo punto. L’importante, va ripetendo da giorni come un mantra, è che il movimento abbia una “leadership forte”, una reggenza collegiale. Per i rumors, il ministro degli Esteri punta ad escludere una volta per tutte l’ipotesi di Alessandro Di Battista a capo del partito. Marginalizzando contemporaneamente il ruolo di Casaleggio jr, rimasto da solo a sostenere l’ex deputato. Che oggi dopo un turno fermo sarebbe pronto a scendere in campo.

 

Di Maio rafforza la sua posizione, alla fine deciderà lui sulla futura leadership

Minimizza Di Maio. E ostenta una tranquillità più apparente che reale sull’esito dell’incontro informale con Grillo. “Oggi una piacevole chiacchierata con Beppe. Abbiamo tante nuove idee da concretizzare, tante battaglie da vincere per i cittadini. E non ci fermeremo. Il Movimento ha bisogno di tutti. Noi ci siamo, ci siamo sempre stati e ci saremo”, posta su Facebook il ministro degli Esteri. Beppe, ormai il più ‘governista’ di tutti, è dalla sua parte senza se e senza ma. Ma resta il problema dell’attuale capo politico, Vito Crimi, sempre più in ombra e stretto nella morsa dei big del partito. Peraltro, particolarmente indebolito dalle recenti vicende parlamentari su servizi segreti e decreto semplificazioni. Quando una nutrita pattuglia di grillini ha manifestato tutto il proprio dissenso rispetto alla linea del Governo, dando non poco filo da torcere alla dirigenza 5S, alla maggioranza giallorossa e al premier, Giuseppe Conte. Costretto a correre ai ripari e a mandare il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà a ricomporre le fratture dei gruppi pentastellati a Montecitorio e al Senato. 

 

Un’eventuale scissione indebolirebbe ulteriormente il Movimento

E’ bravo Di Maio a tessere la sua trama. E’ noto che la maggioranza del partito è dalla sua. Ma il pericolo di una scissione è da scongiurare. Anche per lo scaltro ex ministro delle Attività produttive e ora alla guida della diplomazia italiana. Gli animi sono tesi, più di quanto il ministro anche oggi voglia dare a vedere. Vito Crimi non tiene a bada i dissidenti e arrivare lacerati alle prossime elezioni del 20 e 21 settembre è rischioso. L’ideale sarebbe sistemare la faccenda della leadership prima del voto. Una eventuale sconfitta alle regionali – e tutto gli indicatori e i sondaggi mostrano che i Cinquestelle in nessuna Regione riescono ad entrare nella partita dei due candidati più votati, e persino in Liguria dove corrono con il Pd, sono dati in svantaggio -  offrirebbe all’ala ‘purista’, quella di Di Battista e Casaleggio, il destro per una rottura.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA