Vertice Ue, si tratta su “freno d’emergenza” e riduzione fondi

Il summit riprende nel primo pomeriggio. Il premier Conte: “In questo momento ci stiamo avvicinando allo zoccolo duro delle rispettive posizioni”.

20 luglio 2020 13:07
Vertice Ue, si tratta su “freno d’emergenza” e riduzione fondi

Che il vertice non sarebbe stato semplice era quasi scontato. Me che lo scontro sarebbe stato così duro sembra superare anche le peggiori delle previsioni. L’Europa mostra il suo lato fragile che è quello di un’architettura istituzionale che non funziona. E men che mai di fronte ad emergenze come lo choc economico che scuote il Vecchio continente a causa del Covid.


Di fronte ad aspettative senza dubbio alte, l’Italia si è trovata di fronte il muro dei ‘Frugal four’ capeggiati finora da un’Olanda asserragliata e mal disposta ad ogni compromesso. E nemmeno l’asse franco-tedesco di appoggio a Roma e a Madrid è riuscito ad allentare le briglie che il premier dell’Aja Marc Rutte ha tenuto ben strette per tre giorni di seguito. Il vertice riprenderà oggi pomeriggio. "Abbiamo indirizzato il procedimento di verifica e controllo dello stato di avanzamento dei progetti secondo una più corretta soluzione, rispettosa delle competenze dei vari organi definite dai Trattati”, dice il presidente del Consiglio Conte. Lasciando intendere che uno spiraglio si è aperto. Più volte il premier italiano durante il negoziato ha invocato il rispetto proprio dei Trattati, non escludendo persino il ricorso alla Corte di Giustizia. Non è un cavillo, né una questione di forma. Lo spostamento del potere decisionale in mano al Consiglio Europeo con il diritto di veto di ciascun Paese membro – punto cruciale per l’Olanda per il controllo sui piani nazionali di ripresa necessari per avere prestiti ed erogazioni – lascia completamente fuori Commissione e Parlamento europeo. Un meccanismo che accentrerebbe nelle mani di ciascuno dei 27 Stati dell’Ue, i cui leader siedono al tavolo del Consiglio Europeo, un potere enorme.


"In questo momento ci stiamo avvicinando allo zoccolo duro delle rispettive posizioni e il confronto diventa più risolutivo: spero si possa iniziare a valutare alcuni aggiornamenti delle poste, frutto dell'intensa negoziazione di questi giorni", dice Conte. Dopo i vari posizionamenti e le trattative non solo in plenaria, ma anche bilaterali e a gruppi, la speranza del premier è di tirare le somme quanto prima. Ma portando a casa dei risultati che non siano al ribasso per l’Italia. Il Recovery Fund è una partita troppo importante per la maggioranza che lo sostiene in patria e di quei miliardi il Paese ha necessità. L’ipotesi che ha preso corpo nelle ultime ore del super-summit è quella di un ‘freno di emergenza’, ovvero una valutazione sull’attuazione dei programmi e sul raggiungimento degli obiettivi che consentire di bloccare i fondi in caso di inadempimenti. Ma a chi spetterebbe? Si parla adesso di due ipotesi: la Commissione oppure il Consiglio Ecofin. Sfilando al Consiglio di Charles Michel - che decide all’unanimità - la competenza. Il problema è, appunto, quello del sistema di voto. A meno che non passi la proposta italiana: ovvero che il Consiglio decida con la doppia maggioranza, il sistema che tiene conto del voto dei singoli Paesi ma anche della popolazione che rappresentano.


Ma il braccio di ferro è anche sull’ammontare dei fondi. I “frugali” vorrebbero un fifty-fifty. Dei 750 miliardi del Recovery Instrument decisi dalla Commissione di Ursula Von der Leyen quelli a fondo perduto dovrebbero scendere da 500 a 350. Forse si chiude però a 390. L’obiettivo dei Paesi del Nord è la riduzione delle quote di debito comune. Quella ‘mutualizzazione’ che hanno contrastato fin dalle prime battute e prima ancora che la Commissione il 27 maggio presentasse al Parlamento europeo la sua proposta. Per l’Italia la quota di erogazioni a fondo perduto diminuirebbe di circa 10 miliardi. Non più 82 ma 70 miliardi. La situazione resta tesa. Soprattutto tra Italia e Olanda. “Se farai saltare l'accordo, ti assumerai la responsabilità dei contraccolpi sui mercati e di mettere a rischio nel medio termine il mercato unico”, dice Conte al primo ministro olandese.


In Italia Conte incassa il sostegno compatto della maggioranza giallorossa. In prima linea i Cinquestelle, ma anche i big dei dem sono scesi in campo per manifestare il loro appoggio alla trattativa del premier. Per il ministro della Cultura Dario Franceschini “l’Ue dell'unanimità e dei veti non può reggere il passo dei tempi e non può fronteggiare la gravità della crisi Covid”. Anche il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia rimarca: “in pericolo è l’idea di Unione”. E aggiunge: “Ss fallisse il negoziato, torneremmo a dare fiato a sovranisti e anti-europei. Ma sarebbe davvero poco comprensibile che per rivedere la luce politica, ci fosse chi tifa contro gli interessi comuni. In questo momento mi piacerebbe vedere Salvini e Meloni tifare Conte”. ??

 

Ma il leader del Carroccio non perde l’occasione per rilanciare le sue politiche antieuropeiste e ribadire che “questa Ue tradisce il sogno dei nostri padri, è solo una banca d'affari dove pochi ci guadagnano e molti ci rimettono, l'Italia prima di tutti”. Sulla stessa lunghezza d’onda Giorgia Meloni. Di segno opposto la posizione di Forza Italia: “sostegno a chi pro-tempore rappresenta l’Italia in Europa e sta affrontando una difficile partita”.

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