La crisi nella maggioranza

Covid, il premier Conte stretto nella tenaglia Pd-Cinquestelle

I dem incalzano, seguiti oggi da un inedito Di Maio: “Il Governo lavori duramente per dare risposte rapide e concrete, gli italiani non hanno colpe”

23 ottobre 2020 16:13
Covid, il premier Conte stretto nella tenaglia Pd-Cinquestelle

Sono giorni tutt’altro che semplici per Giuseppe Conte. L’escalation dei contagi e l’eccessiva prudenza con cui il Governo sta reagendo mettono in luce impreparazione e lentezza nella gestione della seconda ondata della pandemia, assolutamente prevista, ma paradossalmente sottovalutata. Le falle nella maggioranza si riaprono. La schiarita di qualche giorno fa dopo la disponibilità di Palazzo Chigi a dar vita a una verifica, lascia ora il posto a nubi e nuove tensioni. Ma qualcosa è mutato negli equilibri politici dei giallorossi. Perché non solo il Pd si sta smarcando dalla riposta giudicata ‘troppo fiacca’ del premier al Paese, oggi anche il M5s prende le distanze. 

 

L’attacco di Di Maio dalla sua pagina Fb

Ci pensa Luigi Di Maio dalla sua pagina Facebook ad usare toni inediti nei confronti dell’Esecutivo. Prima invita a prendere atto della portata della crisi: “il virus non va via”, scrive. “Tutta l'Europa è stata investita da questa nuova ondata: oltre 8 milioni di casi e 256 mila morti. Siamo davanti a una crisi globale, è evidente”. Poi sferra il suo attacco: “L'Italia sta reagendo con tutte le sue forze, ognuno di noi sta dando il massimo ma dobbiamo anche dirci chiaramente che alcune cose non vanno. Penso ai drive in. E’ inaccettabile fare 8-10 ore di fila per un tampone e su questo, come su altri aspetti, il Governo deve lavorare duramente per dare risposte rapide e concrete ai cittadini, che non hanno colpe”.  Il messaggio è fin troppo chiaro ed è rivolto al presidente del Consiglio. “Le cose da migliorare”, continua il ministro degli Esteri, “vanno corrette quanto prima”. E ancora: “Il Governo sta agendo in maniera sinergica, ma è un diritto di chi paga le tasse ricevere risposte dallo Stato in un momento di difficoltà. La gente si fida di noi e abbiamo il dovere di prendere tutte le decisioni utili per preservare il lavoro, le aziende e la vita degli italiani”. 

 

L’appoggio dei 5S al premier non è più senza riserve

Dunque, è tempo di ricriminazioni tra gli azionisti della maggioranza. E Conte, stavolta, rischia di perdere l’appoggio incondizionato di Di Maio. Che spesso e volentieri ha fatto buon viso e cattivo gioco. Ha anche accettato in quest’ultimo anno di essere surclassato quando Conte vinceva ogni sfida per gradimento popolare e capacità di mediazione. Ma qualcosa è cambiato. E in questo momento l’ex capo Cinquestelle ha tre priorità: parlare alle sue truppe mostrando grinta e polso in vista degli Stati Generali, dopo i quali spera di ritornare a tutti gli effetti alla guida del Movimento. Recuperare consenso popolare. Ridimensionare il Pd. A cui non vuole lasciare troppo margine di azione nell’incalzare il Governo di fronte a un Paese spaventato, non solo dalla crisi sanitaria ma anche dai suoi effetti sull’economia.  

 

Zingaretti: “Ruolo centrale del dem”

Il Pd, dal canto suo, preme. Da giorni, a rotazione, si ripete lo stesso copione. Prima Orlando, poi Derio, oggi Zingaretti. I dem chiedono un cambio di passo. Lo scontro non riguarda più solo il Mes. Il Covid ha impresso un’accelerazione a tutto campo.  Dalla Direzione del partito il segretario lancia i suoi strali che arrivano dritti a Palazzo Chigi. E’ possibile “portare avanti le riforme legate al referendum”, dice, ma “tutti i nodi occorre affrontarli senza indugi. Non possiamo tenere aperti per settimane, con polemiche, questi dossier”. E aggiunge: “Dobbiamo cercare una visione comune. Occorrono una stretta e segnali più univoci, eccezionali, per dire che siamo vicini a chi è solo, a chi non ce la fa”. Poi è distensivo con gli alleati: “Renzi ha pronunciato parole nuove e positive. E Di Maio e gran parte del M5s hanno sviluppato maggiore fiducia rispetto all'azione comune”. Il leader dem spinge per “produrre una stabilità che non sia immobilismo”. Ma è molto chiaro sui rapporti di forza: l’esito elettorale “conferma il ruolo centrale del Pd”. La bandierina è piantata: nel patto giallorosso è il Partito democratico il “pilastro insostituibile in tutte le regioni per alleanze aperte, plurali”. Siamo “il vero collettore del voto utile per fermare le destre”, avverte. La corsa a nuovi posizionamenti è ormai partita. E Conte si ritrova nel mezzo, stretto nella tenaglia Zingaretti-Di Maio.  

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