Riscritti i decreti Salvini

Sicurezza e immigrazione, via libera a nuovo decreto. Cosa cambia

Riscritti i decreti sicurezza Salvini. Nuove norme su sicurezza pubblica con rafforzamento “Daspo urbano”, immigrazione e sanzioni per cellulare in carcere

6 ottobre 2020 15:33
Sicurezza e immigrazione, via libera a nuovo decreto. Cosa cambia

Con un decreto approvato nella notte, il Consiglio dei Ministri riscrive i decreti sicurezza ed immigrazione dell’era Salvini per “una sana integrazione, nel rispetto dei diritti umani. Sicurezza e accoglienza non sono incompatibili ma sono due valori fondamentali da difendere", ha dichiarato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

 

Cosa cambia? Il provvedimento apporta modifiche alla disciplina vigente, tra l’altro, in materia di requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno per esigenze di protezione del cittadino straniero, di limiti all’ingresso e transito di unità navali in acque territoriali italiane e di inapplicabilità della causa di non punibilità per “particolare tenuità del fatto” ad alcune fattispecie di reato.

 

Vediamo insieme le principali novità introdotte dal decreto e cosa cambia.

 

Immigrazione: queste le principali novità

Su proposta del Presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e del Ministro dell’interno, Luciana Lamorgese, il Consiglio dei Ministri ha approvato nella notte, assieme alla Nota di aggiornamento al DEF (Nadef), un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento e di contrasto all’utilizzo distorto del web. Riscritti, dunque, i decreti Salvini varati nel primo governo Conte, che di fatto sono durati poco più di due anni.

 

Per quanto riguarda la protezione internazionale degli stranieri, la normativa vigente prescrive il divieto di espulsione e respingimento nel caso in cui il rimpatrio determini, per l’interessato, il rischio di tortura. Con il decreto, si aggiunge a questa ipotesi il rischio che lo straniero sia sottoposto a trattamenti inumani o degradanti e se ne vieta l’espulsione anche nei casi di rischio di violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare. In tali casi, si prevede il rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale.

 

Sempre in materia di condizione giuridica dello straniero, il provvedimento affronta anche il tema della convertibilità dei permessi di soggiorno rilasciati per altre ragioni in permessi di lavoro. Alle categorie di permessi convertibili già previste, si aggiungono quelle di protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, attività sportiva, lavoro di tipo artistico, motivi religiosi e assistenza ai minori.

 

Con il nuovo decreto-legge è stato riformato anche il sistema di accoglienza destinato ai richiedenti protezione internazionale e ai titolari di protezione. Le attività di prima assistenza continueranno ad essere svolte nei centri governativi ordinari e straordinari. Successivamente, il Sistema si articolerà in due livelli di prestazioni: il primo dedicato ai richiedenti protezione internazionale, il secondo a coloro che ne sono già titolari, con servizi aggiuntivi finalizzati all’integrazione.

 

Decreto sicurezza e immigrazione: ridotte le multe alle ONG

Il nuovo decreto sicurezza ed immigrazione, varato nella notte a Palazzo Chigi dopo neanche un’ora dall’inizio del Consiglio dei Ministri, ha preso di petto la questione ONG, riducendo le sanzioni relative al divieto di transito delle navi nel mare territoriale.

 

Si prevede che, nel caso in cui ricorrano i motivi di ordine e sicurezza pubblica o di violazione delle norme sul traffico di migranti via mare, il provvedimento di divieto sia adottato, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture, previa informazione al Presidente del Consiglio. La competenza del divieto di ingresso nelle acque territoriali battenti bandiera straniera, dunque, torna al Ministero dei Trasporti dopo essere stata nelle mani del Viminale per due anni.

 

Per le operazioni di soccorso, la disciplina di divieto non si applicherà nell’ipotesi in cui vi sia stata la comunicazione al centro di coordinamento ed allo Stato di bandiera e siano rispettate le indicazioni della competente autorità per la ricerca ed il soccorso in mare.

 

In caso di violazione del divieto, si richiama la disciplina vigente del Codice della navigazione, che prevede la reclusione fino a due anni e una multa da 10.000 a 50.000 euro. Sono pertanto ridotte e non eliminate le sanzioni amministrative introdotte in precedenza alle ONG – Organizzazioni Non Governative, organizzazioni indipendenti dagli Stati e dalle organizzazioni governative internazionali che operano senza fini di lucro nella cooperazione internazionale allo sviluppo.

 

Né porti chiusi, né aperti”, sintetizza il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, “ma solo una disciplina più coerente con la Costituzione, la sicurezza e il diritto di protezione dei migranti”.

 

Misure a garanzia della sicurezza pubblica: si rafforza “Daspo urbano”

Oltre alle norme sull’immigrazione, il decreto appena approvato dal Consiglio dei Ministri introduce nuove regole che rafforzano i dispositivi a garanzia della sicurezza pubblica, dopo la vicenda che ha sconvolto tutta l’Italia relativa alla tragica morte del giovane 21enne Willy Monteiro Duarte.

 

In particolare, sono state implementate misure di divieto di ingresso nei pubblici esercizi e nei locali di pubblico trattenimento o nelle loro adiacenze, nonché di contrasto al fenomeno dello spaccio di stupefacenti attraverso siti web.

 

Nel primo caso, si rafforza il cosiddetto “Daspo urbano”, rendendo possibile per il Questore l’applicazione del divieto di accesso nei locali pubblici anche nei confronti dei soggetti che abbiano riportato una o più denunce o una condanna non definitiva, nel corso degli ultimi tre anni, relativamente alla vendita o cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Inoltre, si interviene sul trattamento sanzionatorio conseguente alla violazione del divieto, prevedendo, in particolare, la pena della reclusione da sei mesi a due anni e la multa da 8.000 a 20.000 euro.

 

Si inaspriscono le pene per i soggetti coinvolti in risse, prevedendo che, qualora qualcuno resti ucciso o riporti lesioni personali, il solo fatto della partecipazione alla stessa sia punibile con la reclusione da sei mesi a sei anni.

 

Con il secondo intervento, invece, si estende il meccanismo dell’oscuramento, già utilizzato per il contrasto alla pedopornografia online, a quei siti che, sulla base di elementi oggettivi, devono ritenersi utilizzati per la commissione di reati in materia di stupefacenti.

 

Sanzioni più pesanti per chi introduce cellulari in carcere

Il decreto sicurezza cambia alcune regole che interessano i penitenziari e le persone private della libertà personale. Vengono rafforzate le pene applicate in caso di comunicazioni dei detenuti con una nuova fattispecie di reato che sanziona chi introduce o detiene all’interno di istituti penitenziari telefoni cellulari o dispositivi mobili di comunicazione: prima era solo un illecito disciplinare.  

 

La pena va da 1 a 4 anni sia per chi introduce il cellulare sia per chi lo riceve mentre per chi agevola il detenuto al 41bis nelle comunicazioni con l'esterno (di qualsiasi tipo, non solo con cellulare) la sanzione passa da 1 a 4 anni a 2 a 6 anni.

 

Pene più aspre se il reato è commesso da un pubblico ufficiale, da un incaricato di pubblico servizio o da chi esercita la professione forense: passano da 2-6 anni a 3-7 anni.

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