Regionali Puglia, Zingaretti prova a ricucire con i 5S: ‘no’ di Crimi

Il Pd lancia un appello, il M5S replica a stretto giro: “In questi anni abbiamo contrastato le politiche di Emiliano, non possiamo far finta di nulla”

24 luglio 2020 19:22
Regionali Puglia, Zingaretti prova a ricucire con i 5S: ‘no’ di Crimi

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*** Regionali, ultimo aggiornamento 24 luglio: Anche stavolta gli appelli di Zingaretti sono caduti nel vuoto. Il capo politico dei 5S, Vito Crimi, ha ribadito il suo ‘no’ ad ulteriori alleanze per le elezioni regionali. Come era prevedibile è confermato che Movimento e Pd correranno insieme solo in Liguria dove si è trovato l’accordo sul giornalista Ferruccio Sansa che cercherà di strappare il titolo di governatore a Giovanni Toti del centrodestra.  “Nelle altre regioni andremo da soli”, ha detto Crimi. Così anche il ‘caso Puglia’ è chiuso definitivamente. Ieri sera era stato il segretario dem Zingaretti a tentare di riaprirlo dalla tribuna televisiva di ‘Stasera Italia’ su Rete 4.  "Emiliano è stato uno di quei presidenti che da subito ha cercato il dialogo con M5s - ha osservato -. Per questo trovo incomprensibile la chiusura. Con un sistema a turno unico vince il candidato più unitario. La rappresentanza che fa vincere l'avversario è una posizione debole. Noi siamo disponibilissimi a favorire l'arrivo a questa posizione per esempio dialogando sul programma". A stretto giro da Radio Anch’io su Radio 1 è arrivata questa mattina la replica del capo dei Cinquestelle: “Siamo aperti al confronto, ci abbiamo ragionato, ma le politiche fatte da Emiliano in questi cinque anni le abbiamo contrastate e non possiamo fare finta di nulla”.

 

 

Si accontenterebbe di un 5 a 2 ma non esclude che possa finire 7 a 0. Matteo Salvini è super ottimista e dice: “Per il Pd e il M5S sarà una bella mazzata”. Forte della compattezza del centrodestra che si presenterà unito alle elezioni regionali del prossimo 20 settembre il leader del Carroccio può contare sulla frammentazione del centrosinistra e su un’alleanza Pd – Cinquestelle che a livello locale non è mai partita. Tranne che in Liguria. Dopo settimane di tira e molla nella regione attualmente governata dall’ex forzista Giovanni Toti – ricandidato per il secondo mandato - dem e pentastellati hanno trovato l’accordo sul nome del giornalista Ferruccio Sansa. Un caso, appunto, più unico che raro. A non vedere il match che si sta consumando a livello locale tra Pd e 5S sembra essere rimasto solo il segretario del primo, Nicola Zingaretti. Che ancora poche ore fa dichiarava, cieco di fronte alla realtà: “Continuerò sempre a fare appelli: come siamo uniti contro la destra al governo, così lo dobbiamo essere anche nelle regioni. Per esempio nelle Marche non c'è un centro-destra, ma un destra-centro, con il candidato che va alle cene di commemorazione della Marcia su Roma. Che cosa deve accadere di più per fermare questa ipotesi di presidenza?”. Il solito, vecchio errore della sinistra: dobbiamo restare uniti ‘contro’ qualcuno e non ‘per’ costruire alleanze fondate su programmi e con reali chances di governare nel miglior modo possibile.


Emiliano in Puglia cerca di seguire la strada fantomatica del segretario dem. Ma non si sa con quanta convinzione. E lancia appelli ai grillini, in piena campagna elettorale, con la loro candidata Antonella Laricchia. In un’intervista al Manifesto, l’ex magistrato e governatore pugliese, che con le primarie e 80 mila voti si è guadagnato la ricandidatura, guarda già al dopo. "La nostra coalizione in Puglia è aperta ai 5Stelle prima o dopo le elezioni. Ci sono punti che possiamo realizzare insieme, sui territori. E c’è un percorso avviato a Roma. Ma la mia attenzione verso di loro c’è sempre stata". Bisognerà vedere quanti voti Ivan Scalfarotto che corre per Italia Viva, +Europa e Azione strapperà ad Emiliano, che peraltro può contare su una pletora di liste civiche in suo appoggio. Non si sa mai. I voti in Consiglio regionale alla prova dei fatti possono sempre servire.


In Campania, tramontata definitivamente ogni ipotesi di accordo per le regionali, si pensa già alle comunali dell’anno prossimo. Nella regione dove la corsa è a tre – De Luca per il Pd, Ciarambino per i 5S e Caldoro per il centrodestra – la chimera dell’asse giallorosso lambisce la tornata del 2021. Ed ecco dal cilindro spuntare il nome dell’attuale presidente della Camera, il partenopeo Roberto Fico, come possibile successore di De Magistris. Ma dell’ipotesi è all’oscuro persino la leader regionale pentastellata. Che ammette di non saperne nulla. “L’ho appreso dai giornali”, ha dichiarato la Ciarambino. Eppure è una delle fedelissime dell’ex capo Di Maio. Vedremo se Pd e M5S troveranno la quadra. Per il momento la campagna elettorale per gli scranni regionali la faranno l’uno contro l’altro.


Anche nella rossa Toscana niente alleanza. Il centrosinistra non dovrebbe avere problemi. Ma contro si ritrova una Lega che alle ultime europee ha quasi sfiorato il risultato del Pd. Eugenio Giani dei dem correrà con l’appoggio dei renziani. E Irene Galletti per i grillini. Dunque, avversari. Per non parlare del Veneto. Nessun patto è stato stretto tra il partito di Zingaretti e quello del reggente Crimi. A contendere la presidenza al superfavorito Luca Zaia ci sarà un centrosinistra particolarmente diviso – il Pd candida Arturo Lorenzoni mentre Iv Daniela Sbrollini – e l’ex senatore Enrico Cappelletti per i 5S. Per buona pace di Zingaretti nemmeno nelle Marche i suoi appelli hanno qualche possibilità di realizzarsi. Gian Mario Marcorelli guiderà la lista pentastellata. Luca Mangialardi il Pd. Aggancio fallito anche qui. Storia a parte è quella della Valle d’Aosta, dove la legge elettorale non prevede l’elezione diretta del presidente. E dove Zingaretti ha bene altri problemi. Alle precedenti regionali nemmeno un dem era entrato in Consiglio.

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