Le regionali nelle Marche

Elezioni regionali 2020 Marche: sfida tra Acquaroli e Mangialardi

Manca ormai poco alle elezioni regionali nelle Marche, la sfida Acquaroli (FdI) e Mangialardi (Pd). In lizza altri 6 candidati a ruolo di governatore

3 settembre 2020 10:20
Elezioni regionali 2020 Marche: sfida tra Acquaroli e Mangialardi

Insieme a Liguria e Veneto è la regione in cui la vittoria del centrodestra sembra ormai scontata. Nelle Marche la scalata di Francesco Acquaroli di Fratelli d’Italia non si ferma. Il deputato fedelissimo di Giorgia Meloni aveva già tentato la conquista del governo regionale nel 2015. Ma con il 18, 98 % dei consensi allora non ce l’aveva fatta a battere Luca Ceriscioli che ottenne la poltrona di governatore con il 41% dei voti. E che in questa tornata elettorale ha deciso di non ripresentarsi. 

 

In cinque anni il partito della ‘pasionaria’ Meloni sembra averne fatta di strada nella patria che fu di Raffaello Sanzio e di Giacomo Leopardi. E ora, insieme a Lega e Forza Italia, si prepara a una probabilissima vittoria sull’esponente del Pd Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia e presidente dell’Anci Marche. Nulla da fare nemmeno per i cinquestelle con Gian Mario Mercorelli.

 

Intanto, il candidato Pd ha lanciato il suo “Patto” per “i primi 100 giorni” di governo. In caso di vittoria alle elezioni Regionali 2020 “costruiremo un nuovo Patto per il lavoro e per il clima, il fare impresa e la rigenerazione delle Marche, fondato sulla condivisione delle scelte e la partecipazione di tutti i protagonisti”, ha dichiarato. “Conto che i sindacati, insieme a imprese, associazioni di categoria, istituzioni locali e università contribuiscano all'elaborazione di progetti che creino buona occupazione, contrastino i cambiamenti climatici, favoriscano l'impiego dell'innovazione tecnologica nei processi produttivi”. Per Mangialardi serve un cambio di rotta e l’avvio di un “Green New Deal fondato sull'economia verde, circolare e sostenibile” e su “l'impiego dei fondi europei per sostenere concretamente l'internazionalizzazione del Made in Marche”.

 

Su “trasporti e sanità” punta il centrodestra nella sua campagna elettorale. La Meloni, ieri nelle Marche per sostenere Acquaroli, ha ribadito la “necessità di infrastrutture”. “In Regione l'alta velocità è inesistente e l'unico collegamento con Roma è il pullman. Le Marche meritano di più”, ha detto durante il tour elettorale. E sulla sanità: bisogna “riscrivere il piano regionale insieme agli operatori e ai sindaci che sono stati completamente esclusi in passato. Questo è uno degli impegni che ci prendiamo con i cittadini. Noi siamo per una sanità diffusa sul territorio". 

 

Nelle Marche su 1 milione e mezzo di abitanti, sono circa 1 milione e 250 mila gli elettori chiamati alle urne il prossimo 20 settembre. Nel 2015 l’affluenza fu del 49,78 per cento – meno della metà - contro il 62 del 2010. I consiglieri da eleggere sono in tutto 30 più il presidente. Si vota con un sistema proporzionale sulla base delle 5 circoscrizioni provinciali e con uno sbarramento al 5 per centro per le coalizioni, ma basta il 3 per gruppi di liste. Alla coalizione del candidato governatore più votato – in questa tornata sono 8 – viene attribuita una maggioranza di seggi che varia in percentuale dei voti ottenuti sull’intero territorio regionale. Per il 40% o più 18 seggi, per percentuali di voto tra il 37 e il 40% 17 seggi, 16 invece per un trend tra il 34 e il 37%

 

 

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