Il vertice

Conte prova a blindare la maggioranza ma la verifica è rinviata

In serata vertice con Zingaretti, Crimi, Renzi e Speranza. Niente rimpasto e non si parla nemmeno di Mes. Il leader di Iv: “Se son rose fioriranno”

6 novembre 2020 11:37
Conte prova a blindare la maggioranza ma la verifica è rinviata

Nessun chiarimento su rimpasto e Mes, la cui discussione è rinviata ad un momento successivo. Piuttosto, un vertice di riavvicinamento e di apertura verso un dialogo più costruttivo e per scongiurare polemiche, scontri e tensioni ai tempi della seconda ondata della pandemia. Ieri sera, per circa due ore e mezza, il premier Giuseppe Conte ha incontrato a Palazzo Chigi i leader dei partiti di maggioranza tra cui il ministro Speranza in rappresentanza di Leu. Un primo confronto, più informale che con i crismi dell’ufficialità, per andare verso quel ‘patto di legislatura’ che consentirebbe ai giallorossi e a Conte di rimanere al Governo fino al 2023. 

 

Zingaretti soddisfatto, Crimi non può sbilanciarsi

“E' emersa una comune determinazione ad affrontare il momento di difficoltà che sta attraversando il Paese con grande senso di responsabilità, rimanendo uniti e scacciando via qualsiasi possibile motivo di polemica o contrapposizione”, ha dichiarato il presidente del Consiglio. Soddisfatto anche Nicola Zingaretti. “E' stata una buona e utile occasione per assumersi l'impegno di lavorare più uniti. Da tutti c’è stata disponibilità su questo. Dobbiamo lavorare anche per un patto di legislatura che garantisca, lavoro, crescita e benessere”. Più cauti Vito Crimi e Matteo Renzi. Il primo è ancora in attesa del nuovo assetto e della futura leadership del Movimento Cinquestelle. Sospeso in un limbo di incertezza fino agli Stati generali di metà novembre l’attuale reggente dei grillini non si sbilancia. “Ci siamo concentrati sulle emergenze e sulle misure che stiamo portando avanti uniti come governo. Ci stiamo dando degli step per fare un tagliando”, dice. Ma ci pensa Matteo Renzi con un sibillino “se sono rose fioriranno” a frenare entusiasmi e a gettare qualche dubbio che la strada del Governo sia spianata. I due temi che Italia Viva sollecita a gran voce – rimpasto e ricorso ai fondi del Meccanismo europeo di stabilità – ieri non sono stati neanche sfiorati. Al Senato il gruppo di Renzi è titolare di voti che fanno la differenza. Ad ogni occasione utile il senatore di Rignano ha sempre fatto in modo che il messaggio alla maggioranza arrivasse forte e chiaro.  Ieri ha ribadito: “bene che la richiesta di un tavolo politico sia stata accolta da Conte e che ci sia una sintonia forte soprattutto con il Pd di Zingaretti” ma con la fronda grillina i punti di distanza sono ancora tutti lì. 

 

Due tavoli di lavoro

L’obiettivo adesso è concentrarsi sull’emergenza covid. E portare avanti le riforme istituzionali – bicameralismo, titolo V e i correttivi dopo il taglio del numero dei parlamentari – con alcuni passaggi di politica economica: accelerazione sulle infrastrutture e riforma fiscale. Dovrebbero esseri istituiti due diversi tavoli e nel frattempo si continuerà a limare il programma di 29 punti con cui arrivare alla scadenza naturale della legislatura. C’è da lavorare. Ma la verifica vera e propria è rinviata. 

 

I leader di partito al tavolo di governo

Se c’è un dato politico che emerge dal vertice di Palazzo Chigi è che per la prima volta i leader dei partiti di maggioranza, e non i capigruppo o i capi delegazioni, si sono seduti al tavolo del Conte II.  Per loro un’assunzione diretta di responsabilità in una partita, quella della tenuta della maggioranza, che nei giorni passati ha dato segnali di cedimento. Ci sono stati scossoni nelle aule parlamentari e nelle sedi delle forze politiche. Più volte è andato in scena uno scollamento tra premier e alleati che ha indebolito l’esecutivo. Conte ha fatto ammenda e da lunedì dà qualche segnale: innanzitutto portando in Parlamento l’ultimo Dpcm e rimettendosi al voto di Camera e Senato prima di emanarlo. Poi convocando il vertice di ieri sera. Ma resta sullo sfondo una compagine di Governo che mai come in una fase così difficile del Paese si presenta troppo debole.

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