Governo Letta riforme: quali sono state le riforme di Enrico Letta?

«Governo Letta riforme: quali sono state le riforme del Governo di Enrico Letta? Ecco come operava l'Esecutivo di Enrico Letta con le Larghe Intese del Pd»

Governo Letta: quali sono state le riforme? Il Governo di Enrico Letta ha dato vita a diverse riforme.

Quando Letta era Presidente del Consiglio ha agito su diversi fronti.

Fu un Capo del Governo che dovette confrontarsi con le larghe intese.

Ecco come andavano le cose.

 

Governo Letta riforme

La prima Bicamerale era stata presieduta da Massimo D’Alema. I possibili nomi che potrebbero presiedere alla prossima Bicamerale per il momento sembrano essere quattro: Silvio Berluscini, Roberto Calderoli, Luciano Violante e Giuliano Amato.

La modifica della seconda parte della Costituzione sembra mettere in crisi il Governo Letta.

Una modifica voluta anche dello stesso Capo dello Stato Giorgio Napolitano. La particolarità che si evidenzia sulla possibile modifica costituzionale è il contrasto tra le forze politiche. La proceduta di formazione e modifica delle leggi costituzionali è dettata dall’articolo 138 della nostra Costituzione, il cosiddetto procedimento aggravato, secondo cui vi è prevista una maggioranza assoluta.

Una maggioranza che sembra non esserci nel Governo Letta. Infatti gli scontri politici sul Presidente della Commissione per le riforme parlamentari non sembrano terminare.

Intanto, all’interno del Governo Letta c’è anche chi sta esaminando la questione della Commissione. Si tratta della persona più vicina a questo argomento, il ministro Gaetano Quagliariello che si trova al vertice del Ministero delle Riforme Costituzionali. Quagliariello, sta verificando se la stessa Commissione, e le modifiche che quest’ultima deve valutare e portare avanti, entri o meno in contrasto con la Costituzione. Il ministro delle Riforme Parlamentari ha precisato che la stessa Commissione potrebbe non farsi.

 

La posizione di Berlusconi sulla Commissione

Il Cavaliere sembra essere interessato alla presidenza della Commissione per le riforme parlamentari. Un attaccamento, quello di Silvio Berlusconi, che sembra spaccare il Governo Letta più della questione Imu. Se da una parte gli esponenti del centrodestra sono tutti uniti per vedere tale carica ricoperta da Berlusconi, il centrosinistra non è della stessa opinione. Nonostante la delicatezza dell’argomento Berlusconi non sembra rinunciare all’incarico di Presidente della Commissione, incarico che vorrebbe ricoprire per portare il Presidenzialismo in Italia. Se da Repubblica Parlamentare diventassimo Repubblica Presidenziali, secondo Silvio Berlusconi non ci sarebbe nemmeno bisogno di modificare l’attuale legge elettorale.

Nonostante il ruolo di opposizione della Lega Nord, Roberto Maroni precisa che se non si avvia la Commissione e le riforme che ne seguono, entro la fine di giugno, il Governo Letta non deve andare avanti. Quindi per il segretario della Lega Nord la questione è: o la Commissione e le riforme parlamentari oppure si torna alle urne.

 

Il parere dei costituzionalisti sulla Commissione

Secondo Enzo Cheli (costituzionalista italiano), Michele Ainis (costituzionalista italiano) e Augusto Barbera (professore di diritto costituzionale all’Università di Bologna, nonché giurista e politico italiano), la Commissione, secondo la Costituzione italiana, è attuabile. I tre costituzionalisti hanno inoltre specificato che potrebbe essere presieduta da una persona esterna al parlamento. Anche in questo caso non ci sarebbero conflitti con la Costituzione (e forse nemmeno conflitti di natura politica).

Enzo Cheli, in un intervista a ilFattoQuotidiano ha specificato che la riforma della Costituzione dovrebbe attenuare la divisione politica che si è formata in Italia ma che il Presidenzialismo non placherebbe tale divisione. A detta del costituzionalista Cheli, il passaggio al Presidenzialismo aumenterebbe la divisione politica e la forma del bicameralismo fu scelta dai padri costituenti dato che l’Italia, nel 1946, era politicamente divisa.

Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sembra spingere il Governo Letta nella direzione delle riforme parlamentari. Secondo Napolitano questa riforma sarebbe necessaria per sbloccare la situazione politica e per poter creare la condizione di votare un nuovo Presidente, dato che lo stesso Napolitano non sembra intenzionato ad affrontare tutto il settennato (secondo il suo ex portavoce Pasquale Cascella non dovrebbe superare i 3 anni d’incarico).

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