Autostrade, slitta la revoca. Allo studio l'ipotesi commissariamento

In Consiglio dei ministri un’informativa del premier Giuseppe Conte ma senza voto. Allo studio ci sarebbero altre soluzioni. Maggioranza ancora divisa

14 luglio 2020 11:55
Autostrade, slitta la revoca. Allo studio l'ipotesi commissariamento

Revoca concessioni Autostrade ultime notizie

 

***Revoca concessioni Autostrade ultime notizie 14 luglio 2020: La decisone annunciata sulla revoca delle concessioni autostradali è probabile che non verrà adottata oggi in Consiglio dei Ministri. Al momento si parla di uno slittamento della decisone mentre prendono corpo altre ipotesi, tra le quali il commissariamento di Aspi. Dunque, in Cdm dovrebbe arrivare solo un’informativa del premier ma senza voto. Nelle ultime ore sembra si siano fatte sentire le pressioni degli investitori esteri, preoccupati per le sorti della società Autostrade dopo il crollo dei titoli Atlantia registrato ieri in borsa. E delle voci che parlano di un possibile default della società in caso di revoca della concessione. La maggioranza continua ad essere divisa.

 

Atlantia vuole restare in Aspi ma il Premier Conte: «Fuori i Benetton»

“Atlantia non è disposta ad uscire da Aspi. Ma può scendere al 51% del capitale”. La società della famiglia Benetton che controlla l’88% di Autostrade per l’Italia non ci sta a uscire di scena. Parola di Carlo Bertazzo, l’ad della società. Che in un’intervista a Repubblica offre piena disponibilità a “condividere la governance con eventuali soci pubblici e privati come avviene in altre società internazionali”. Ipotesi di cui il premier Conte non vuole neanche sentir parlare. Dalle pagine de Il Fatto quotidiano il presidente del Consiglio dice chiaro e tondo che “lo Stato non sarà socio dei Benetton”. A Palazzo Chigi l’idea che sta prendendo forma in queste ultime ore è quella che porta dritto alla revoca della concessione autostradale. Con l’ingresso in sostituzione delle quote della holding della famiglia trevigiana di Cassa Depositi e Prestiti e di F2i SGR, il più grande gestore indipendente italiano di fondi infrastrutturali. 


Un’operazione che secondo il vice ministro alle Infrastrutture, il pentastellato Giancarlo Cancelleri, non costerebbe nulla alle casse pubbliche. “Perché”, dichiara al Corriere della Sera, “i sette miliardi (di indennizzo ndr) diventerebbero la cifra che dovrebbe sborsare il nuovo concessionario una volta messi a gare i tratti oggi gestiti da Autostrade. Una procedura che non farebbe perdere nemmeno un posto di lavoro”. Un ragionamento che cade se però a subentrare ad Atlantia fosse Cdp. In tal caso, sarebbe lo Stato a pagare quei miliardi. Tuttavia, precisa il vice ministro, va tenuto presente che “con il decreto Milleproroghe abbiamo ridotto l’indennizzo limitandolo ai soli investimenti non ammortizzati”. In effetti, con quel decreto a fine 2019 il Governo aveva cercato di limitare gli effetti risarcitori – da 23 miliardi a 7 – previsti dalla Convenzione in “caso di recesso del concessionario per modifiche sostanziali introdotte con nuove leggi”.


La Convenzione in questione è quella stipulata con Aspi nel 2007, diventata legge nel 2008 con il Governo Berlusconi. Molto diversa dalla precedente, risalente al 1997, che non prevedeva alcun indennizzo o risarcimento in favore del concessionario, né in caso di decadenza della concessione, né in caso di recesso, revoca o risoluzione della stessa.


Il gruppo di esperti incaricato nel 2019 dal Mit di verificare la fattibilità dell’uscita anticipata dello Stato dal rapporto contrattuale con Aspi - e le conseguenze del procedimento di contestazione che pochi giorni dopo la tragedia del Ponte Morandi il Ministero aveva avviato – aveva rilevato ‘anomalie’ nella seconda Convenzione. Confrontando i due testi è scritto nel rapporto “emerge come i casi di scioglimento anticipato della concessione siano stati oggetto, per la prima volta nel 2007, di una disciplina per più aspetti ‘speciale’ ed ‘eccentrica’ rispetto a quella legale (in particolare rispetto a quella prevista dal codice civile e dal codice dei contratti pubblici) e all’apparenza molto “sbilanciata” da lato e in favore del concessionario”. Non solo. Nel 2007 la Convenzione ha previsto “molte cautele rendendo lo scioglimento irto di ostacoli”. E condizionando “ogni ipotesi risolutoria” al pagamento di somme ingenti e insostenibili per l’erario. Il rapporto parla anche di “cedevolezza” del contraente pubblico comportando un assetto contrattuale ‘asimmetrico’ che pone la parte pubblica in una posizione di debolezza e solleva anche il problema della validità delle clausole inserite alla luce della disciplina civilistica”.


Dunque, con la Convenzione del 2007 sono stati fatti parecchi ‘regali’ ad Aspi. Che sul piano giuridico sono quelli che creano oggi i problemi maggiori. Eppure, a parere degli esperti non c’è dubbio che ci sia stato “inadempimento di Autostrade per l’Italia agli obblighi di custodia, restituzione e manutenzione” dei beni avuti in concessione. Ma dopo due anni dalla tragedia di Genova la revoca è ancora sul tavolo del Governo. Che ora pare accelerare i termini in seguito alle polemiche scatenate dalla decisione della ministra De Micheli di affidare la gestione del nuovo tracciato del ponte di Genova proprio ad Aspi. Il M5S ha alzato le barricate per non perdere la faccia e il presidente Conte ha alzato il tiro dando la revoca come “inevitabile”.


“I populisti chiedono da due anni la revoca. Facile da dire, difficile da fare”, dice Matteo Renzi. “Perché se revochi senza titolo fai un regalo ai privati, ai Benetton, ai soci e apri un contenzioso miliardario che crea incertezza, blocco cantieri, licenziamenti”. Le dichiarazioni del senatore di Rignano e leader di Italia Viva danno la misura della spaccatura all’interno della maggioranza rispetto alla linea dura del premier Conte e dei grillini. Insieme a IV il Pd che pare non gradire l’accelerazione impressa al ritiro della concessione ad Atlantia. Mentre Leu appoggia l’ipotesi della revoca. Spaccato anche il centrodestra. Per Fratelli d’Italia con Fabio Rampelli “è arrivato il momento che sulle autostrade il Governo cessi di parlare e revochi immediatamente le concessioni a chi, beneficiando di una rete costruita con i soldi dei cittadini, avrebbe dovuto solo destinare parte dei miliardari profitti annui alla manutenzione ordinaria e straordinaria”. Forza Italia parla invece di “partita tutta politica, o per meglio dire ideologica. Conte pretende la testa dei Benetton, una specie di esproprio contra personam, senza alcun fondamento giuridico”. Intanto, il titolo di Atlantia crolla in borsa. E non meglio precisati analisti di borsa fanno sapere che in caso di revoca delle concessioni autostradali “si provocherebbe l'immediato fallimento di Autostrade per l'Italia, con effetti a catena per la controllante Atlantia e un probabile default del debito complessivo per 19 miliardi di euro”.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA