I giorni di fuoco del governo

Emergenza sanitaria, per il Governo si apre una settimana difficile

Il premier assicura un “confronto ampio” in Parlamento sulle nuove misure. Ma le ‘grane’ politiche non mancano. Compresa la scissione del Movimento 5Stelle

5 ottobre 2020 14:54
Emergenza sanitaria, per il Governo si apre una settimana difficile

Quella che si apre non è una settimana semplice per il Governo. Oggi il Consiglio dei ministri esaminerà il provvedimento che proroga lo stato di emergenza al 31 ottobre, domani tocca invece il ministro della Salute, Roberto Speranza, andare in Parlamento e spiegare le ragioni alla base delle nuove misure. Per mercoledì, giorno in cui scade il precedente DPCM firmato il 7 settembre, è atteso il varo di quello nuovo.

 

Il premier assicura un “confronto ampio” con le forze parlamentari

L’aumento dei contagi, la preoccupazione degli esperti, la necessità di una stretta sulle regole di contenimento e l’urgenza di una maggiore vigilanza stanno imponendo al Governo un’accelerazione. Il Covid non dà tregua e la temuta seconda ondata mostra già i suoi primi segni. “Il nemico non è stato sconfitto”, dice il premier dalle pagine del quotidiano La Repubblica. “Siamo consci che non possiamo disperdere i sacrifici compiuti. Il costante aumento dei contagi, seppur ancora sotto controllo, ci impone di tenere l'attenzione altissima e di continuare ad essere prudenti e cauti”. Ma il capo di palazzo Chigi assicura che le nuove misure saranno ancorate ai principi di “proporzionalità” e “adeguatezza”. E che ci sarà un “ampio confronto” in Parlamento. Non vuole polemiche o, spera, di ridurle al minimo. Il messaggio è chiaro: la proroga dello stato di emergenza e l’ulteriore stretta in arrivo con il nuovo DPCM sono necessari.

 

L’attacco della presidente di Palazzo Madama

Ma proprio questa mattina, stavolta dalle pagine del Corriere della Sera, arrivano come bordate le parole della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. “Capisco le ragioni dell'emergenza, ma non vorrei che tra proposte di democrazia diretta, appelli al voto a distanza e ricorso continuo ai decreti-legge si finisca per abbattere il Parlamento e quindi la democrazia rappresentativa”, dichiara la seconda carica dello Stato. E avverte che “occorre avere informazioni corrette, senza nascondere i risultati del Comitato tecnico”. C’è “bisogno di verità”. Il timore principale sembra essere quella di un nuovo lockdown che il Paese non sarebbe in grado di sostenere “socialmente ed economicamente”. Esiste, secondo la Casellati, il “rischio reale” di tensioni sociali “legato alla recessione economica e alla mancanza di lavoro”. La “sola grande priorità è il ‘Progetto Italia’” per “rilanciare il Paese facendo ripartire le leve dell'economia”. Un’intervista che lascia presagire un dibattito parlamentare tutt’altro che privo di tensioni. “Se il nostro Paese non si ritrova coeso gli effetti delle divisioni si ripercuoteranno sull'oggi e sul domani”, il monito finale.

 

La scissione grillina preoccupa Palazzo Chigi

Ma se il Covid in questi ultimi giorni ha imposto un repentino cambio dell’agenda di Governo, le vecchie ‘grane’ dell’Esecutivo sono lì che aspettano, pronte ad esplodere alla prima occasione utile. In questo momento, quello che preoccupa maggiormente Palazzo Chigi è lo sconquasso interno ai Cinquestelle. Il redde rationem nel Movimento sembra alle battute finali. Lo scontro che si sta consumando tra il figlio dell’ideologo, Gian Roberto Casaleggio, e i governisti grillini non lascia alcuno spazio per una possibile ricomposizione delle fratture.

 

Se una scissione dovesse esserci è evidente che alcuni parlamentari 5S sarebbero pronti a lasciare i rispettivi gruppi alla Camera e al Senato. Il problema si pone a Palazzo Madama, dove i numeri della maggioranza sono risicati. Come ammesso dal presidente della Camera, Roberto Fico, grillino della prima ora: “Il Movimento non potrà più essere quello delle origini”.

 

Il Pd incalza e, in fondo in fondo, vuole il rimpasto

Ieri sera da Fabio Fazio su Rai 3 Nicola Zingaretti ha chiesto, nuovamente, a Giuseppe Conte “un colpo d’ala” e la costruzione di un progetto, una “visione” a lungo termine per il Paese. Dal ‘timone’ della coalizione il Pd ormai incalza Conte. E anche se il segretario dem nega un suo ingresso nel Governo, sono sempre più insistenti le voci che lo danno al Viminale al posto della ministra Lamorgese. 

 

Una cosa è certa: se Zinga aspetta ancora, le condizioni potrebbero non essere a lungo favorevoli per un rimpasto. Che anche Italia Viva sollecita, forse per cambiare qualche nome nella squadra renziana che siede al tavolo dei ministri. Dal canto loro i Cinquestelle - storditi ancora dalla batosta elettorale e nel pieno di una guerra interna senza precedenti nei loro 11 anni di vita - non avrebbero la forza di opporsi. Ma Di Maio tiene duro e Conte lo appoggia. Niente verifiche, niente cambi. Per il momento.

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