Voto Rousseau: Sì al mandato zero e Sì alle alleanze locali, risultati

M5s cambia pelle, voto Rousseau dà via libera alla modifica del mandato zero per consiglieri comunali e alle alleanze con altri partiti, Raggi si ricandida

14 agosto 2020 14:59
Voto Rousseau: Sì al mandato zero e Sì alle alleanze locali, risultati

Movimento 5 stelle cambia pelle e diventerà un vero e proprio partito politico tradizionale. Le regole distintive del manifesto costituente del Movimento sembrano non essere più adatte al contesto e quindi si pensa ad una riorganizzazione.

 

L’ultima parola è stata comunque data agli iscritti della piattaforma Rousseau. Dalle ore 12 di giovedì 13 agosto 2020 alle ore 12 di oggi venerdì 14 agosto 2020 hanno votato a livello nazionale su due quesiti: uno relativo alla modifica del mandato zero per i consiglieri comunali e uno relativo alle alleanze delle liste del Movimento 5 stelle a livello comunale con i partiti tradizionali.

 

Intanto sul voto Rousseau 13 e 14 agosto 2020 l'ex capo politico del M5s e attuale ministro degli Esteri, Luigi Di Maio si è schierato e con un post su Facebook dal titolo “Due sì perché io mi fido dei territori“, per cui Sì al nuovo mandato zero e si alle alleanze locali.

 

Voto Rousseau risultati:

I risultati del voto su Rousseau sulla modifica del mandato zero che consentirà alla sindaca di Roma Virginia Raggi di ricandidarsi sono stati i seguenti:

  • i Sì sono stati 39.235 voti pari all’80,1% dei votanti. 

  • I No hanno ricevuto 9.740 voti, pari al 19,9 % del totale dei voti.

I risultati del voto su Rousseau sulla possibilità di alleanze per le elezioni amministrative, oltre che con liste civiche, anche con i partiti tradizionali:

  • i Sì sono stati 29.196 voti favorevoli, pari al 59,9% dei votanti;

  • i No sono stati 19.514, il 40,1% del totale.

 

M5S, votazione Rousseau sul doppio mandato

Voto Rousseau, Il Movimento 5 Stelle sembra sentirsi stretto nelle regole cardine del manifesto costituente decise più di dieci anni fa. A suon di deroghe sta meditando una profonda trasformazione, che rischia di farlo somigliare sempre più a tutti gli altri partiti politici.

 

Il capo politico dei pentastellati, Vito Crimi, ha deciso di chiamare al voto gli iscritti del Movimento 5 stelle in un periodo molto caldo per l’Italia sotto tutti i punti di vista. Non solo perché è Ferragosto, ma anche perché siamo nel pieno di una crisi economica e sociale senza precedenti a causa degli strascichi della pandemia da Coronavirus. “Il mondo cambia e bisogna tenerne conto”, ha dichiarato il successore di Luigi Di Maio.

 

Sotto la lente due importanti questioni legate indissolubilmente alla ricandidatura a Sindaco di Roma di Virginia Raggi: il limite dei due mandati e il divieto di alleanze con altri partiti.

 

La ricandidatura della Raggi è stata già annunciata ma ora serve il nulla osta della piattaforma Rousseau per essere formalizzata, in quanto per il Sindaco di Roma si tratterebbe del suo terzo mandato, mentre le regole del M5s non ne prevedono più di due.

 

Crimi spiega che “il limite dei due mandati era stato introdotto per evitare che la politica diventasse una professione, ma con il tempo ci si è resi conto di quanto fosse difficile paragonare l’attività politica che si svolge in Parlamento e nei consigli regionali, a quella che si realizza in un consiglio comunale: qui il professionismo della politica è quasi inesistente e senza un puro, sincero, spirito di servizio, è difficile andare avanti”.

 

I grillini potranno votare sulla questione giovedì e venerdì: il 14 agosto si conoscerà il responso. 

 

Voto Rousseau, M5s sì alle alleanze con i partiti

In vista delle elezioni amministrative, il Movimento 5 Stelle ha deciso di cambiare le proprie regole cardine per far fronte comune contro il centrodestra, dopo aver sperimentato un’alleanza con il Pd che sembra aver retto anche allo scossone del Covid-19.

 

Vito Crimi ha chiesto agli iscritti di votare a favore o contro la possibilità di stringere alleanze con altri partiti politici, per avere qualche chance in più alle prossime elezioni. Nei prossimi mesi di settembre e ottobre, oltre che per il referendum e il rinnovo dei consigli regionali, si voterà per le elezioni amministrative. In questa tornata elettorale, il Movimento 5 Stelle presenterà le proprie liste in 85 Comuni, già certificate.

 

Il capo politico pentastellato ha spiegato che “il Comitato di Garanzia audito in merito, ha valutato le richieste provenienti dai territori e le ha ritenute meritevoli di attenzione, sia per il complesso e articolato percorso intrapreso che per la modalità partecipata con cui è stato realizzato. Tuttavia, il Comitato ritiene necessario sottoporre questa scelta al voto degli iscritti. Pertanto, gli iscritti saranno chiamati a decidere sulla proposta di autorizzare il Capo Politico, sentito il Comitato di Garanzia, a valutare la possibilità di alleanze per le elezioni amministrative oltre che con le liste civiche anche con i partiti tradizionali”.

 

Crimi ha però puntualizzato che “un eventuale cambiamento non è da intendersi come una deroga o passo indietro sui nostri principi (per noi la politica sarà sempre essere al servizio dei cittadini e del Paese e non per sé stessi), ma il riconoscimento di una realtà di fatto, che può aiutarci a crescere, maturare e migliorarci”.  

 

La convergenza verso il Pd sembra dunque evidente, con Stefano Patuanelli, capogruppo M5s al Senato, che ha chiaramente detto: “cerchiamo candidati comuni con i dem”.

 

Critiche: M5s diventerà un Partito tradizionale

Il malcontento dei pentastellati lo si annusa in rete. Stefano Buffagni, viceministro M5s allo Sviluppo economico ha commentato la vicenda su Facebook dichiarando che “ogni volta che deroghi ad una regola praticamente la cancelli” (citazione di Gianroberto Casaleggio) e che “tema mandati o alleanze con i partiti non sono un argomento da votazione a Ferragosto, ma da Stati Generali!”.

 

Più incerto il futuro di alcuni militanti del M5s. Parlamentari e consiglieri regionali pentastellati si chiedono come mai la deroga al doppio mandato è stata chiesta solo per i consiglieri comunali mentre coloro che sono stati eletti nel 2018 temono la concorrenza dei colleghi che sarebbero dovuti andare a casa.

 

Questa trasformazione rischia di snaturare il Movimento, poiché arriverebbe a farlo somigliare sempre più ad un partito politico tradizionale.

 

 

Movimento 5 Stelle, cos’è la piattaforma Rousseau

Il Movimento 5 Stelle (M5s), fondato a Milano il 4 ottobre 2009 dal comico e attivista politico Beppe Grillo e dall'imprenditore del web Gianroberto Casaleggio, ha sempre rigettato l’idea di essere un semplice partito politico, si è definito piuttosto una forza politica o una libera associazione di cittadini.

 

È un’organizzazione del tutto svincolata da un’appartenenza ideologica, non è né di destra né di sinistra, crede invece nella democrazia diretta rispetto a quella rappresentativa dei partiti politici tradizionali. Per l’attuazione di questa democrazia diretta si serve della piattaforma tecnologica Rousseau, utilizzata soprattutto per conoscere il sentiment degli iscritti su determinate questioni e per indirizzare la linea finale del Movimento.

 

Nel 2009 gli iscritti alla piattaforma Rousseau erano oltre 6 mila mentre ora sono più di 175 mila, dopo aver superato la soglia dei 100 mila nel 2011.

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