E arriva anche il nuovo partito di Paragone: «Italia fuori dall’Ue»

Gianluigi Paragone, espulso dal M5S, è convinto che ci sia uno spazio per una formazione politica “antisistema”. Obiettivo: Italexit e uscita dall’eurozona

17 giugno 2020 16:05
E arriva anche il nuovo partito di Paragone: «Italia fuori dall’Ue»

“Portare l’Italia fuori dell’Ue e dalla zona euro”. Gianluigi Paragone, ex giornalista, ex leghista, ex conduttore televisivo ed ex cinquestelle, fonderà un proprio partito “profondamente antieuropeista”. Il senatore, eletto nel 2018 nelle liste pentastellate, a gennaio di quest’anno è stato espulso dal Movimento. Con l’insediamento del Governo giallorosso, i contrasti con i vertici 5S si erano inaspriti. Entrato in rotta di collisione con la scelta di allearsi con il Pd, prima si è astenuto dal voto di fiducia al Conte bis e a dicembre ha votato contro la legge di Bilancio. Rottura annunciata.


“Il Movimento”, dichiara, “ha smesso di essere antisistema”. E il sistema da contrastare per Paragone è l’Unione europea insieme alle istituzioni monetarie comuni. “All'articolo 1 dello Statuto del nuovo partito metteremo l'uscita dell'Italia dall'Ue e dall'euro”, annuncia. “Prima che la moneta unica faccia crollare completamente la vita degli italiani, è necessario cominciare un percorso di uscita dall'Unione e dall’eurozona. Non credo nell’irreversibilità dell'euro e alle proposte salvifiche di Mario Draghi. E non credo che l’Europa possa essere corretta”. La nuova formazione vorrebbe “portare l'Italia fuori dall'inganno per lavorare con e sull'economia reale, non finanziaria". Una sorta di Italexit. L’ex direttore della Padania, nonché ex vicedirettore in quota Lega di Rai1 e Rai 2, ammette di aver già preso contatti con Nigel Paul Farage, il leader del Partito della Brexit e già guida del gruppo per l’Indipendenza del Regno Unito. Personaggio assai discusso, accusato più volte di posizioni razziste, europarlamentare per 20 anni e antieuropeista convinto, finito di recente in una bufera mediatica per le esternazioni sui sostenitori del movimento americano ‘Black lives Matter’, che ha definito ‘talebani’. Affermazioni che gli sono costate il posto nell’emittente radio Lbc.


Per il nuovo partito Paragone non ha ancora un nome. Il progetto “verrà presentato un poco alla volta”. Ma il senatore, che adesso fa parte del gruppo Misto di palazzo Madama, è convinto che lo spazio per un’azione di questo tipo ci sia. “Uno spazio enorme lasciato da chi pensava di sfruttare questa battaglia per scopi elettorali ma poi non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo”. Il futuro leader della nuova formazione pensa a una sorta di chiamata a raccolta di quelle anime dei cinquestelle che non si riconoscono più nel Movimento diventato forza di governo. Già a gennaio, ad espulsione avvenuta, a chi gli chiedeva di programmi per il futuro Paragone rispondeva: "Fondare un nuovo partito? Non si fonda un partito dall'alto, mi rimetto in movimento con i temi veri dei 5S e con quelle persone che non hanno rinunciato alle battaglie storiche".

 

Il movimentismo antieuropeista di Paragone sembra lanciare l’amo ad Alessandro Di Battista. Ma quanto il primo possa davvero incontrare il favore dei dissidenti e del più ‘rivoluzionario’ dei 5S è tutto da vedere. Se non altro perché la lotta al “sistema” dell’ex giornalista affonda le sue radici nel regionalismo, in seguito divenuto nazionalismo, della prima Lega Nord e della destra. Che non si sa quanto possa avere in comune con l’irrequieto Di Battista, terzomondista, libero pensatore, strenuo oppositore delle gerarchie. E poi c’è lo stesso Paragone a vedere come poco probabile l’abbraccio. “Alessandro”, dice, “è troppo innamorato del Movimento 5 Stelle per lasciarlo. Lui lo strappo non lo consumerà mai”.

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