Lo Scontro nella maggioranza

Patto di legislatura, questa volta Zingaretti chiederà di più

Nervi tesi nella maggioranza, il Mes riaccende il conflitto. Tregua tra Conte e Pd in attesa degli Stati Generali dei grillini del prossimo 7 novembre

20 ottobre 2020 13:52
Patto di legislatura, questa volta Zingaretti chiederà di più

Alla fine le parole magiche sono state pronunciate dal premier: è bastato evocare il “patto di legislatura” preceduto dal “necessario confronto nelle sedi opportune” che gli animi si sono immediatamente pacificati. Il leader del Pd, Nicola Zingaretti, ha accolto con favore la proposta del presidente del Consiglio e così pure Italia Viva. Dopo ore convulse si è messo un po’ d’ordine nei malumori accesi domenica sera dall’espressione con cui Conte aveva liquidato il Mes: “non è la panacea”, aveva detto ai cronisti durante la conferenza stampa in cui illustrava le misure del nuovo Dpcm anti-covid. Pace fatta? Forse. Ma le difficoltà nella maggioranza che guida il Paese sono più profonde di quanto finora le forze in campo abbiano voluto mostrare. 

 

Crisi di nervi nella maggioranza

Due gli eventi che nell’arco di pochi giorni hanno fatto saltare i nervi al Pd. Da un lato, lo stop imposto giovedì dai renziani all’esame sulle riforme costituzionali. Rompendo gli accordi, Italia Viva d’emblée ha fatto mancare l’appoggio alla Camera e chiesto il rinvio del provvedimento sul voto ai diciottenni. L’ira dem non si è fatta attendere.  A perdere la pazienza, persino il diplomatico capogruppo a Montecitorio, Graziano Delrio. Compreso il ‘nocciolo’ della questione, e senza troppi indugi, il capo dei deputati piddini ha tirato in ballo direttamente Palazzo Chigi e chiesto a Conte un “vertice per il rispetto dei patti”.  Seguito dal vicesegretario del Nazareno, Andrea Orlando. Venti di ‘verifica’ su cui Conte domenica sera ha continuato a soffiare, toccando il nodo del Mes: 37 miliardi di prestiti dal Meccanismo di Stabilità per finanziare le spese sanitarie della pandemia. Che il Pd spinge per attivare, ma su cui pesa come un macigno il veto dei Cinquestelle. 

 

La verifica e i giochi di forza

In questa cornice, il passo del premier su un’imminente verifica giunge come opportuno e doveroso, ma sicuramente tardivo. Il punto sulla sussistenza delle condizioni per permettere all’Esecutivo giallorosso di operare andava fatto all’indomani delle elezioni regionali. E ora il Pd comprende, nella posizione di forza assunta dopo il voto, l’errore fatto a non pretenderlo. Dal canto suo, il premier ha preferito prendere tempo favorendo il Movimento Cinquestelle alle prese con la peggiore crisi interna e di leadership da quando è nato. E tale da impedirgli di sedere al tavolo del confronto con una linea politica precisa e un capo in grado di trattare e rappresentare tutte le anime (in guerra) del partito. Non è un caso che Palazzo Chigi abbia annunciato che per il vertice si attenderanno “gli Stati generali del M5s già fissati (per il 7 e 8 novembre, ndr). Momento assolutamente importante nella loro vita interna, a meno che il M5s non sia nelle condizioni di aprire da subito un confronto”. Dunque, tutto rinviato. Per dare nuova linfa al Governo si aspetterà la resa dei conti nei 5S e il loro nuovo leader, che quasi sicuramente sarà ancora Luigi Di Maio, ma stavolta legittimato dall’assise grillina.

 

Il Pd in cerca del rimpasto

Per siglare il nuovo "patto di legislatura'" con cui i partiti che appoggiano il Governo s’impegnano a sostenerlo fino a scadenza naturale della legislatura, è molto probabile che non basti un accordo di programma. Perché non è solo Italia Viva a volere il rimpasto. Pure il Pd ci sta pensando. Eccome. Zingaretti è consapevole che non basta più sollecitare il “cambio di passo” sui dossier ancora aperti. Quello che serve adesso è avere maggior peso per incidere nelle decisioni. Un suo ingresso al tavolo del Consiglio dei ministri andrebbe in questa direzione. I dem devono chiedere di più se vogliono evitare gli sgambetti di Renzi e arginare la scontata propensione di Conte per i Cinquestelle. E il Mes è solo uno dei terreni di scontro. Che racchiude però in sé le due più grandi sfide che il Paese ha davanti nei prossimi mesi: l’emergenza sanitaria e la crisi economica. Per affrontare entrambe l’Italia ha bisogno di liquidità. 

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