Quirinarie: quando Giorgio Napolitano fu eletto per la seconda volta

«Quirinarie: quando Giorgio Napolitano fu eletto per la seconda volta la città di Roma tremò per il fiume di persone che manifestò contro la sua elezione»

Il secondo mandato di Giorgio Napolitano suscitò molte reazioni contrastanti.

Difficile dimenticare alcune situazioni.

Il lungo applauso del Parlamento.

Le lacrime di Bersani.

Il sorriso di Berlusconi.

La faccia compiaciuta di Mario Monti.

Ma anche una parte di cittadini contrari.

Un Movimento 5 Stelle per nulla soddisfatto.

 

La folla fuori Montecitorio

La situazione all’interno del Parlamento non rispecchiò la completa unità del paese.

La principale funzione del Presidente della Repubblica è proprio quella di mantenere l'unità politica.

Possiamo dire che in quell'occasione Giorgio Napolitano lo fece.

Anche con un certo sacrificio personale.

Ma questo non accontentò proprio tutti.

Una folla fuori da Montecitorio si riunì al grido di indignazione.

Prevalentemente era una folla legata ad una corrente politica.

Forse l'unica non soddisfatta di quello che era successo.

 

Il Movimento 5 Stelle e non solo

Proprio tra quella folla spuntarono le bandiere del Movimento 5 Stelle.

Ma non solo.

Anche le bandiere rosse di Rifondazione Comunista.

Ma tra la folla c'erano anche i delusi di Pd.

I pro Rodotà di Sel.

Cittadini indignati, di tutte le età.

Da quel fiume di persone che si era riversato per le strade di Roma usciva una frase molto chiara.

Stefano Rodotà presidente.

Movimento 5 Stelle e la sinistra più radicale erano d'accordo su un uomo.

Tuttavia i giochi erano già stati fatti.

Quella legislatura partì con non pochi problemi.

 

Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle

Il fondatore del Movimento 5 Stelle, dopo l’elezione di Giorgio Napolitano, che vide la sconfitta del candidato presentato dallo stesso Movimento, Stefano Rodotà, gridò al colpo di Stato.

Con i suoi modi bizzarri invitò tutti ad andare a Roma a manifestare.

Lui stesso partì dal Friuli, dove era impegnato per la campagna elettorale del Movimento, e arrivò a Roma.

In un primo momento si è pensato che l’ex comico genovese avrebbe preso la palla al balzo, che alla notizia sull’accordo Napolitano tra i diversi partiti, sarebbe arrivato a Roma pronto ad incantare la folla delusa e inviperita, con uno dei suoi comizi.

Ma così non è stato.

Lo staff di Beppe Grillo rinunciò per motivi di sicurezza.

 

Tensioni nella Capitale

Nonostante la rinuncia di Grillo, la folla continuò fino a notte fonda a presidiare le strade della Capitale.

I cittadini presenti cercarono di esprimere il loro malcontento verso una classe politica che non sembrava più ascoltare la volontà del popolo.

Gli elettori del Pd, che riversano sotto il Parlamento, chiesero spiegazioni, che non arrivarono, sull’accordo Pd-Pdl e sul no di Rodotà.

Forze dell’ordine ben schierate riuscirono a tenere sotto controllo una difficile situazione che sarebbe potuta esplodere da un momento all’altro.

Ma alla fine, la folla indignata tornò a casa.

Insomma, il secondo mandato di Giorgio Napolitano fu un vero e proprio terremoto in Italia, con epicentro a Roma, in Parlamento.

Da quel momento in poi le forze politiche di opposizioni si sono battute fortemente con l'alleanza Pd e Pdl.

Il Patto del Nazareno che è venuto fuori successivamente non sembra aver premiato le forza politiche.

Infatti se in quel momento per alcuni partiti sembrava l'unica soluzione, alle elezioni politiche che seguirono tutti questi ultimi furono fortemente penalizzati.

Difficile, tuttavia, capire come sareabbe andata se si fosse scelto un altro nome.

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