Il Piano di ripresa italiano

Recovery Plan, legge ad hoc e ‘commissari’ per rispettare i tempi

Conte punta a coinvolgere le parti sociali e apre a Confindustria. Intanto i sindacati chiedono che il confronto sui fondi Ue sia con Palazzo Chigi

30 settembre 2020 12:29
Recovery Plan, legge ad hoc e ‘commissari’ per rispettare i tempi

Una legge ad hoc per il Recovery Fund con “norme specifiche” e “soggetti attuatori dedicati”. Il premier Giuseppe Conte dall’assemblea 2020 di Confindustria ha indicato il metodo che sarà seguito per monitoraggio e rispetto del cronoprogramma per l’accesso alle risorse del Recovery Fund. In questo momento, la preoccupazione di Palazzo Chigi è la capacità di spesa dell’Italia, l’abilità a puntare su investimenti che l’amministrazione sarà in grado di sviluppare.  

 

I sei super-commissari per l’attuazione

Non basta più il “classico stimolo keynesiano basato sull’aumento della domanda pubblica”, ha sottolineato il premier. Perché Il Piano di ripresa e resilienza è qualcosa di profondamente diverso. Si tratta di un “progetto trasformativo, in grado di associare a un incremento, certo, della domanda pubblica, in settori cruciali e ad alto impatto sul Pil - come digitalizzazione e sostenibilità ambientale - una profonda riorganizzazione delle attività istruttorie, di monitoraggio e di controllo della spesa”. Serve, dunque, una struttura normativa specifica, “non c'è altra strada”. Ma è anche necessario individuare dei responsabili per ciascuno dei 6 settori indicati nelle linee guida del Piano italiano. Secondo quanto scrive oggi il quotidiano romano Il Messaggero, Palazzo Chigi starebbe pensando a 6 super-commissari, incaricati di vigilare sull’attuazione dei progetti e su tutti gli interventi che avranno il via libera da Bruxelles, affinché il cronoprogramma indicato dalla Commissione europea venga rispettato.  

 

Il Governo apre agli industriali

Il presidente del Consiglio punta in questa fase a ricucire e rinsaldare le relazioni con le parti sociali. Il Recovery Plan “avrà successo solo se coinvolgeremo le energie migliori”.  Più in generale, “sull’intera strategia di rilancio che intendiamo porre in essere, il Governo”, ha voluto precisare Conte, “non potrà che aprire le proprie porte ai contributi di tutti i settori produttivi del Paese”. Il successo ci sarà “solo se questo diventerà effettivamente un Piano nazionale, partecipato da tutti, in modo da condividere i medesimi obiettivi e agire tutti di conseguenza”. Questa è la “partita più importante degli ultimi decenni, che non riguarda solo noi ma le generazioni future”. 

 

Confindustria lancia il Patto per l’Italia

Ha accolto positivamente l’invito dell’Esecutivo a recuperare l’unità Carlo Bonomi, neo leader degli industriali.  “Se si fallisce, nei pochi mesi ormai che ci separano dalla definizione delle misure da presentare in Europa”, ha detto il capo di Confindustria rivolgendosi al premier, “non va a casa solo lei, ma ci andiamo tutti perché il danno per il Paese sarebbe immenso. Non ce lo possiamo permettere. E' tempo di azione comune, oppure non sarà un'azione efficace”. E ha lanciato un “grande patto per l'Italia, una nuova alleanza tra imprese, sindacati e governo, con cui mettere a punto una strategia comune che sfrutti le risorse del Recovery Fund, metta mano alle riforme e rilanci l'economia del Paese”. Con “scelte, anche controvento" ma che siano in grado di tracciare “una rotta precisa per un approdo sicuro”.

 

I sindacati chiedono confronto con Palazzo Chigi

“Per un confronto sull'utilizzo delle Recovery Fund la sede più appropriata è la Presidenza del consiglio”. Al termine di una riunione convocata presso il Ministero dello Sviluppo Economico proprio sulle risorse Ue, i sindacati confederali hanno sottolineato il “bisogno di una regia e di un coordinamento delle scelte da fare”. “Da discutere non c’è solo come si spendono i soldi del Recovery Fund”, ha detto Maurizio Landini della Cgil “ma c’è bisogno di capire anche come si spendono i soldi dei fondi europei 2021-2027, come si spendono i soldi del Sure, come si spendono i soldi del Mes, come si spendono i soldi della coesione sociale e anche come si rifinanziano leggi che già ci sono”.  Dello stesso avviso Annamaria Furlan della Cisl: “ormai In diverse occasioni i singoli ministri ci presentano le loro priorità e i loro progetti, ma quello di cui abbiamo bisogno è una interlocuzione a Palazzo Chigi che definisca le priorità del Paese”.

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