Il referendum costituzionale

Referendum 2020: vince il Sì, cos’è e cosa cambia ora in Parlamento

Referendum costituzionale 2020 ha vinto il il Sì con il 69,64% e il No al 30,36%. Taglio dei parlamentari a 600, di cui 400 alla Camera e 200 al Senato

23 settembre 2020 09:46
Referendum 2020: vince il Sì, cos’è e cosa cambia ora in Parlamento

Referendum 2020 taglio dei parlamentari:

 

Il 20 e 21 settembre 2020 i cittadini sono stati chiamati a votare la riduzione del numero dei parlamentari da 945 a 600, di cui 400 alla Camera e 200 al Senato, in concomitanza con le elezioni amministrative e regionali.

La conferma dell'ok al Referendum era arrivata dalla Corte costituzionale che aveva dichiarato inammissibili i 4 conflitti di attribuzione sollevati sul taglio dei parlamentari e sul relativo referendum e sull'abbinamento della consultazione con le elezioni per il rinnovo di sette Consigli regionali.

Il referendum confermativo, originariamente previsto per il 29 marzo 2020 è poi rinviato a causa dell’emergenza Coronavirus, è stato chiesto da un quinto dei senatori in quanto la riforma costituzionale in questione non è stata approvata con la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna camera ma solo a maggioranza assoluta. L’ultima parola spetta dunque al popolo italiano.

Quando si vota? Qual è il quesito? Cosa succede se vincono i sì? E se vincono i no?

 

Referendum 2020 ultimi dati Sì e No:

  • Referendum 2020 exit poll: il primo exit poll è di Opinio-RAI il SÌ avanti al 60-64%. 

  • I risultati provvisori degli scrutini di 11.043 sezioni su 61.622: Sì al 69,24%, No al 30,76%.

  • I risultati provvisori degli scrutini di 21.986 sezioni su 61.622: Sì al 68,52%, No al 31,48%.

  • I risultati provvisori degli scrutini di 53285 su 61.622: Sì al 69,52%, No al 30,48%.

  • I risultati finali degli scrutini di 61.622 sezioni, vince il Sì con il 69,64% e il No al 30,36%.

Elettori: 46.418.642 | Votanti: 24.993.015 (53,84%) Schede nulle: 128.397 Schede bianche: 210.860 Schede contestate: 323 | Dato aggiornato al: 22/09/2020 - 07:38.

 

Referendum 2020 vince il Sì, cosa cambia e da quando

Il sì ha vinto con il 69%, per cui gli italiani hanno dato al via libera al taglio dei parlamentari: da 945 parlamentari (630 deputati e 315 senatori) si passerà a 600 parlamentari (400 alla Camera e 200 al Senato).

I seggi saranno quindi ridotti del 36,5%, 230 in meno a Montecitorio e 115 in meno a Palazzo Madama, con un risparmio stimato in 100 milioni di euro lordi l’anno.

La composizione del nuovo Parlamento entrerà in vigore dalla data di scioglimento o cessazione delle Camere.

 

Va ricordaro anche che il suddetto taglio dei parlamentari non si riferisce all'attuale formazione di Camera e Senato ma alla prossima legislatura, pertanto, occorrerà mettere mano alla nuova legge elettorale. 

 

Referendum 2020 e legge elettorale:

La nuova legge sul taglio è in vigore? La legge c'è, è in vigore, ma non è operativa. In pratica se si andasse a votare domani, i cittadini sarebbero chiamati a eleggere 630 deputati e 315 senatori, come prima del referendum. Necessario quindi fare una legge che sarebbe operativa non prima di 60 giorni dall'entrata in vigore.

 

Dal punto di vista politico, invece, serve portate avanti immediatamente la riforma della legge elettorale.

 

Corte costituzionale, ok all'election day del 20 e 21 settembre

Via libera della Corte costituzionale all’election day del 20 e 21 settembre 2020. La Consulta ha dichiarato inammissibili i 4 conflitti di attribuzione sul taglio dei parlamentari e sul relativo referendum e sull'abbinamento della consultazione con le elezioni per il rinnovo di sette Consigli regionali, sollevati dal Comitato promotore per il no, la Regione Basilicata, il senatore Gregorio De Falco (Gruppo misto) e +Europa.

Queste le motivazioni a supporto della decisione:

  • 1) La Corte ha dichiarato inammissibile (relatore Giuliano Amato) il conflitto sollevato dal Comitato promotore del referendum sul testo di legge costituzionale riguardante il “taglio dei parlamentari” avente per oggetto l’abbinamento delle due votazioni, sostenendo che il Comitato promotore non ha legittimazione soggettiva a sollevare questo conflitto dato che la Costituzione non gli attribuisce una funzione generale di tutela del miglior esercizio del diritto di voto da parte dell’intero corpo elettorale.

  • 2) La Corte ha dichiarato inammissibile (relatore Giovanni Amoroso) il ricorso proposto dalla Regione Basilicata, in quanto, in linea con la propria giurisprudenza, ha escluso la legittimazione soggettiva degli enti territoriali, in generale, e della Regione, in particolare, perché non sono potere dello Stato.

  • 3) Con riferimento al ricorso presentato dal senatore De Falco nei confronti del Senato, del Governo e del Presidente della Repubblica, la Corte costituzionale (relatore Nicolò Zanon) ha ritenuto che esponesse, in modo confuso e incoerente, critiche alla legge elettorale, alla riforma costituzionale, all’accorpamento delle consultazioni, all’utilizzo dei decreti legge e, infine, al procedimento di conversione in legge degli stessi, sovrapponendo argomenti giuridico-costituzionali tra loro ben distinti. Inoltre, pur sostenendo la violazione di plurimi principi costituzionali inerenti sia il procedimento legislativo sia quello di revisione costituzionale, il ricorso non ha chiarito quali attribuzioni costituzionali del singolo parlamentare siano state in concreto lese nel corso di questi procedimenti. Perciò è stato giudicato inammissibile.

  • 4) Con il conflitto promosso dall’Associazione +Europa, nella sua veste di partito politico, veniva contestata in particolare la previsione (contenuta nel dl n. 26 del 2020) che riduce a un terzo il numero minimo di sottoscrizioni richiesto per presentare liste e candidature nelle elezioni regionali. Secondo +Europa, omettendo di prevedere, in favore dei partiti già presenti in Parlamento, una deroga all’obbligo della raccolta delle sottoscrizioni, il legislatore avrebbe leso le sue attribuzioni costituzionali in quanto partito politico. L’inammissibilità del conflitto (relatrice Daria de Pretis) deriva dal difetto di legittimazione della ricorrente in base alla costante giurisprudenza costituzionale che nega ai partiti politici la natura di potere dello Stato.

 

Referendum taglio parlamentari 2020: quando si è votato?

Le date del referendum costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari sono state fissate a domenica 20 settembre, dalle 7 alle 23, e lunedì 21 settembre, dalle 7 alle 15.

Negli stessi giorni in alcuni comuni e regioni si sono svolte anche le elezioni amministrative.

 

Ecco il nostro speciale elezioni Regionali 2020.

Referendum sul taglio dei parlamentari 2020: voto Sì o No

La domanda alla quale gli italiani sono stati chiamati a rispondere è questa:

Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?

Tradotto, si è chiesto al popolo italiano di confermare il testo di legge approvato da entrambi i rami del Parlamento a maggioranza assoluta l’8 ottobre 2019, con 553 voti a favore e 14 contrari, sulla riduzione del numero dei parlamentari.

Il referendum essendo confermativo non richiede il raggiungimento di un quorum. Ecco invece il nostro speciale sul referendum si e no, le ragioni.

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