Il referendum costituzionale

Referendum taglio parlamentari 2020: vince il Sì, cosa cambia ora

Il voto del Referendum ha acceso lo scontro sul quesito per la ‘cura dimagrante’ di Camera e Senato. Duecento costituzionalisti hanno votato contro

22 settembre 2020 08:06
Referendum taglio parlamentari 2020: vince il Sì, cosa cambia ora

C’è chi dice Sì, c’è chi dice No. Il referendum costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari, quasi a sorpresa, ha riacceso il dibattito tra politici e giuristi. Dopo 10 mesi dall’ultimo, sostanzialmente unanime (553 voti a favore, 14 contrari, 2 astenuti) passaggio parlamentare -  in tutto quattro come prescrive la Carta in caso di revisione – e a poche settimane dal responso popolare si apre lo scontro tra le ragioni di chi è favorevole e quelle di chi è contrario. E anche partiti che la riforma l’hanno votata ora tentennano, sollevano dubbi, manifestano preoccupazione su possibili derive in assenza di una ‘riforma di sistema’.

 

La politica si è svegliata di colpo e alcuni rinnegano quello che l’8 ottobre 2019, giorno dell’ultimo voto a Montecitorio, sembrava pacifico, buono e giusto. Sul fronte del diritto sono più di 200 i costituzionalisti schierati per il No. “La riforma svilisce il ruolo del Parlamento”, dicono, “e ne riduce la rappresentatività, senza offrire vantaggi apprezzabili né sul piano dell’efficienza delle istituzioni democratiche né sul piano della spesa pubblica.

 

A rischio ci sarebbe “la rappresentanza di interi territori” e si andrebbe ad incidere sul funzionamento del “bicameralismo perfetto”. Ma altri – come Valerio Onida, presidente emerito della Consulta, non sono d’accordo. “Con il taglio dei parlamentari”, ha dichiarato, “le Camere potrebbero funzionare meglio”. 

 

Andiamo con ordine e vediamo le ragioni del Sì e del No al referendum 2020 per il quale le urne hanno decretato la vittoria del Sì con il 69%.

 

Rappresentanza dei territori

Le ragioni del Sì: la ‘cura dimagrante’ prevista per Palazzo Madama e Montecitorio con rispettivamente 115 senatori e 230 deputati in meno, non provocherebbe particolari incrinature nella rappresentanza. Neanche al Senato dove, peraltro, oggi esistono già differenze tra le Regioni perché il Senato è eletto su base regionale.

 

Le ragioni del No: il rischio di territori sotto -rappresentati sarebbe concreto. In percentuale diminuendo di 345 unità il numero degli eletti l’Italia avrebbe, ad esempio, un deputato ogni 151.000 abitanti: la proporzione più bassa in Europa.

 

Legge elettorale

Le ragioni del Sì: la mancata approvazione della riforma elettorale in concomitanza della riduzione del numero di seggi non darebbe origine ad alcuno ‘squilibrio’. Anzi, sarebbe un monito, un ulteriore puntello per il varo di una riforma del sistema attuale. Non è il numero di deputati e senatori da eleggere ad incidere sul meccanismo di scelta.

 

Le ragioni del No: l’assenza di una riforma del sistema con cui votiamo oggi creerebbe un’alterazione. In questo caso esisterebbe anche il problema del tipo di sistema elettorale da scegliere. Secondo alcuni costituzionalisti quello maggioritario sarebbe più rischioso, meno quello proporzionale.

 

Bicameralismo perfetto

Le ragioni del Sì: con meno parlamentari le Camere sarebbero più snelle, lavorerebbero meglio e il bicameralismo perfetto sarebbe comunque garantito. Altra questione è la necessità, tutta da valutare in seguito, di modificare la parità di funzioni dei due rami del Parlamento con una diversa organizzazione dei poteri tra Camera e Senato.

 

Le ragioni del No: la modifica del numero dei parlamentari oltre ad alterare il rapporto tra eletti ed elettori finirebbe col creare distorsioni nell’attuale bicameralismo paritario. Che essendo previsto in Costituzione può essere modificato solo ricorrendo a una ‘correzione’ della Carta con la procedura ‘rafforzata’ dei quattro passaggi parlamentari previsti dall’articolo 138. 

 

Regolamenti parlamentari

Le ragioni del Sì: i correttivi non sarebbero indispensabili. Tutto funzionerebbe allo stesso modo. 

 

Le ragioni del No: sarebbe pericoloso dare il via al taglio dei parlamentari senza una riforma dei regolamenti interni, soprattutto al Senato. Con i nuovi numeri le attuali norme regolamentari non garantirebbero il corretto funzionamento di Aula e Ufficio di Presidenza, Commissioni e Giunte. Tutti gli equilibri numerici verrebbero a cambiare. Alcune commissioni andrebbero addirittura accorpate.

 

Elezione del Presidente della Repubblica

Le ragioni del Sì: il minor numero di eletti in Parlamento non inciderebbe sul ‘peso’ dei tre rappresentanti per ogni Regione che insieme a Camera e Senato, in seduta congiunta, partecipano all’elezione del Capo dello Stato.

 

Le ragioni del No: la riduzione del numero di parlamentari che partecipano all’elezione del Presidente della Repubblica provocherebbe un peso ‘maggiore’ dei consiglieri regionali. Ma, soprattutto, una maggiore polarizzazione dello scontro politico. Con il rischio concreto che la maggioranza di turno, di volta in volta, ‘imponga’ il ‘suo’ Capo dello Stato che invece deve essere simbolo dell’unità del Paese.

 

I costi della politica

Le ragioni del Sì: il taglio di 345 parlamentari determinerà un risparmio annuo al netto di circa 57 milioni di euro: 37 alla Camera e 20 al Senato. Per il Codacons che ha fatto il calcolo sul lordo sarebbe un risparmio di 3,12 euro per ciascuna famiglia italiana. 

 

Le ragioni del No: non si può risparmiare sulle istituzioni e sulla rappresentanza democratica. E sono ben altri i ‘carrozzoni’ e i costi che pesano sulle casse statali.

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