Fraccaro, la scommessa ecobonus dalla poltrona di Letta e Maccanico

Se passa, è una misura gradita ad Ance, Federlegno e banche. Come sottosegretario alla presidenza, Riccardo Fraccaro vigila su Conte in nome di Di Maio

9 maggio 2020 20:21
Fraccaro, la scommessa ecobonus dalla poltrona di Letta e Maccanico

Riccardo Fraccaro dovrebbe intestarsi (il condizionale è d’obbligo perchè di questo decreto si parla da alcune settimane e non se ne vede la luce) una misura utile a far ripartire l’edilizia che, si sa, in Italia è un volano.

 

E’ l’esponente grillino, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che ha messo la faccia sull’ecobonus con aliquote di detrazione al 110 per cento per efficientemente energetico, messa in sicurezza degli edifici, rinnovamento delle facciate e delle finestre. Non sono le grandi opere, che per ora restano ferme al palo nonostante l’esempio del Ponte Morandi di Genova tirato su quasi a ritmi cinesi, ma un intervento che piace anche alle banche e che potrebbe sul serio dare fiato alle piccole imprese e ai lavoratori del settore.

 

Sarebbe la prima zampata d’interesse generale che il grillino quasi quarantenne che siede sulla poltrona che fu di Gianni Letta durante l’era Berlusconi e di Antonio Maccanico durante il governo Ciampi mette a segno. Sono questi i suoi predecessori più illustri, mediatori per eccellenza, capaci di trovare soluzioni in riservatezza a tutti i problemi che approdano a palazzo Chigi, di essere perennemente disponibili, di coprire il premier, di istruire le riunioni del consiglio dei ministri e tanto altro.

 

Questo se ci si rifà alla tradizione dei sottosegretari alla presidenza che avevano un rapporto strettissimo con il premier di turno, che ne erano il consigliere più stretto e l’alter ego tanto potente quanto riservato. In questo filone vanno iscritti anche Giuliano Amato con Craxi, Riccardo Misasi con De Mita, Lamberto Cardia con Lamberto Dini e diversi altri. In tempi più recenti, è Antonio Catricalà a guidare il milanese Mario Monti nei meandri della burocrazia romana e poi, giustamente, a non seguirlo quando cercò di fare il suo infelice partitino. Il rapporto simbiotico si ricrea tra Matteo Renzi e Luca Lotti, addetto ad istruire le nomine pubbliche, i congressi e tanto altro, ma quando l’ex premier lascia il governo il sodalizio non è più quello di prima, e oggi Lotti non è nemmeno entrato in Italia Viva.

 

Fraccaro non è l’alter ego di Giuseppe Conte, come Maria Elena Boschi non lo era di Gentiloni. Sia l’aretina sia il trentino Fraccaro sono lì per conto dei rispettivi capi, lei rappresentava Renzi, lui rappresenta Luigi Di Maio. Dunque una sorta di vigilanza del premier per conto terzi, in questo caso dell’ex capo politico del Movimento Cinque Stelle, oggi ministro degli Esteri.

 

Fraccaro, 39 anni, laureato in Legge, già dipendente di una ditta del settore energetico dove si occupava di ricercare e di istruire le gare, pizzaiolo provetto in due ristoranti della sua città mentre studiava (tuttora si vanta di saper impastare e cuocere ottime pizze), è arrivato in Parlamento con l’ondata grillina del 2013, ed è dunque alla seconda legislatura. Nel primo governo Conte è stato ministro per i rapporti con il Parlamento e per la democrazia diretta, la fissazione grillina per i meetup, i voti online e i referendum (che poi non sono mai stati nemmeno progettati). Nella prima legislatura fu anche tra i questori della Camera e battagliò con Scarpellini, l’immobiliarista romano monopolista degli affitti di palazzi e di uffici per deputati e senatori.

 

Fraccaro ha fatto l’Erasmus in Spagna, e all’epoca se ne tornò con una buona conoscenza dello spagnolo e la passione per il surf. Ha una compagna, Francesca, che lo spinse a lavorare con i grillini, e due figli. Se porta a casa l’ecobonus al 110 per cento nonostante le difficoltà di copertura paventate dalla Ragioneria, mette il suo nome su un provvedimento popolare, gradito ad Ance e a Federlegno, e ritenuto importante e utile dalle banche. E avrà onorato meglio anche l’albero genealogico dei sottosegretari alla presidenza, con qualche possibilità di ambire alla reputazione di alcuni dei suoi ormai pressochè mitici predecessori.

 

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