Roma, al via il toto-candidati per le elezioni comunali del 2021

Circolano i primi nomi: Sassoli per il Pd, Lotito per centrodestra ma i partiti sono in alto mare. Mentre la Raggi preme per ricandidarsi a sindaco

15 giugno 2020 16:01
Roma, al via il toto-candidati per le elezioni comunali del 2021

A quasi un anno dalle prossime elezioni comunali a Roma è toto-candidati. Dopo un lungo silenzio, complici pandemia e lockdown, negli ultimi giorni la capitale si è svegliata dal letargo elettorale. Una prima, primissima ridda di nomi, a destra come nel centrosinistra, sta prendendo forma. Mentre nei cinquestelle la ricandidatura a sindaco di Virginia Raggi, ipotesi impensabile fino a qualche mese, acquista incredibilmente terreno. Almeno nelle intenzioni della prima cittadina e di qualche pezzo del Movimento. Che da ieri però, dopo le dichiarazioni di Di Battista, che chiede un congresso e frena sulla leadership di Conte, è ancora più spaccato. Una guerra intestina su cui è intervenuto direttamente Beppe Grillo a frenare velleità anti-Pd ed eventuali rotture del patto di governo.

 

Anche per questo è difficile oggi prefigurare le future mosse dei pentastellati a Roma. E difficile immaginare che le guerre intestine che agitano le acque a livello nazionale tra uomini “di sistema” (i big dell’apparato istituzionale) e quelli “anti-sistema”, non abbiano ripercussioni sulle ricandidature più importanti: l’Appendino a Torino e la Raggi nella capitale. Sul Tevere, tuttavia, la posta in gioco è diversa. E la Raggi è una spina nel fianco per i vertici grillini. A meno che non si giochi a perdere. In tal caso la batosta che arriverebbe, certa, sarebbe calcolata. Una candidatura così debole potrebbe far gioco a qualcun altro, come il Pd.

 

Ma anche nel Partito democratico la compattezza delle truppe in campo è tutt’altro che scontata. Zingaretti non ne vuole sapere di alleanza a livello locale con il M5s, tanto meno di una ricandidatura della Raggi. Che, dice, “per i romani non sarebbe una notizia, ma una minaccia”. Alcune indiscrezioni di stampa danno però Franceschini più magnanimo verso la sindaca. L’appoggerebbe in vista di una più stretta alleanza col Governo che gli garantirebbe di trasformare in realtà alcune sue ambizioni. Intanto i nomi che circolano – il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut – sembrano poco probabili. Se però il primo può vantare una forte visibilità in questo momento, il secondo è poco conosciuto. A Roma è stato assessore all’Urbanistica di Veltroni e più uomo di apparato che non personaggio di spicco. Peraltro, inviso alla sinistra romana per via del Prg del 2008. L’unico nome davvero spendibile per il Partito di Zingaretti sarebbe quello di David Sassoli, il cui mandato da presidente del Parlamento europeo terminerebbe proprio l’anno prossimo.

 

Si brancola nel buio anche a destra. Giorgia Meloni, l’unica oggettivamente con forti chances di approdare alla poltrona di sindaco della capitale, ha in mente altro. A differenza del 2016, quando si candidò a sindaco e fu sconfitta, non ha più interesse all’agone politico capitolino. Fratelli d’Italia è in ascesa. In caso di vittoria del centrodestra alle prossime politiche è probabile che aspiri a un dicastero di rilievo. Salvini, dal canto suo, vorrebbe allungare la sfera d’influenza e prendersi la capitale. Ma a Roma, diciamolo, la Lega ha scarse possibilità di farcela. E di nomi “autoctoni” e conosciuti oltre Po non ce ne sono. A parte quello dell’avvocato Giulia Bongiorno (che dopo An è passata al Carroccio). Ma la Meloni resterebbe poco propensa a concedere spazio nella sua roccaforte e all’alleato a cui da mesi cerca di erodere consenso. Nel centrodestra i nomi del momento sono quelli di Claudio Lotito, presidente della Lazio, dell’attore Luca Barbareschi, dell’ex ministro Franco Frattini. Ma siamo ancora all’inizio e tutti i partiti sembrano in alto mare. A parte qualche indiscrezione sui nomi, di programmi e progetti per il futuro della capitale nessuno parla.

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