Chi sono gli asintomatici e perché dobbiamo convivere col virus

Troppi i pareri diversi tra le istituzioni mediche sovranazionali e nazionali e i pensieri sparsi di infettivologi e virologi, spesso in lotta fra loro

23 giugno 2020 18:43
Chi sono gli asintomatici e perché dobbiamo convivere col virus

Viviamo a pieno titolo l'epopea degli esperti/medici infettivologi, virologi, rianimatori, immunologi, e dei biologi (divisi tra ospedalieri, funzionari statali e docenti universitari). Spesso in lotta tra di loro. In questo clima, alcune Istituzioni come l'Oms, l'Iss, l'Aifa, hanno rappresentato punti nevralgici di riferimento un pò per tutti, governi e società private. Ma qualcosa è andato storto, specie nel massimo organismo internazionale che vigila sulla salute degli esseri umani. In questi ultimi tempi infatti l'Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, ha mostrato diverse e improvvise inversioni di marcia, che hanno determinato una confusione generale, con dubbi e maggiore diffidenza individuale. Nel mezzo delle numerose difficoltà emerse durante l'emergenza, tra mezze verità dette e non dette, tentennamenti e ritardi, fake news e dossier, i funzionari dell'Oms sono presi di mira: tra l'altro fin da quando è cominciata la pandemia sono stati coinvolti dai super-potenti del mondo nelle loro dispute geo-politiche che hanno oltrepassato il campo strettamente sanitario, già abbastanza complicato.

Invece dai dispositivi di protezione, ai farmaci, ai comportamenti sociali riceviamo nuove e diverse indicazioni: non ultimo l'editto sui soggetti guariti e gli asintomatici. Di fatto ci hanno abituato ad assistere a scientigrammi di sviste ed errori plateali consumati in "buona fede e a fin di bene". Ma anche altre Istituzioni tra cui l’Iss (Istituto superiore di sanità), l'Aifa ( Agenzia italiana del farmaco) e diversi esponenti tra i Super-esperti/scienziati hanno dato il loro contributo con tante cantonate pseudoscientifiche. Per non parlare del surplus di informazioni attraverso tv e radio nazionali e locali, web e smartphone, di oscura provenienza. Non per altro, il coronavirus ha ridisegnato i canali di comunicazione tra politica, scienza e potere economico. Un vero e proprio guazzabuglio che spiega quando sia rischioso il voler diluire la scienza in altre discipline.

Concentriamoci dunque sulle ultimissime esternazioni dei tecnici/medici/funzionari dell'Oms, di altre Istituzioni e di alcuni noti professori di scienza. È successo più di una volta che si siano verificate incomprensioni, con verosimili malintesi su numeri e risultati sbagliati e linee guida contraddittorie: dal totale dei guariti, ai soggetti in isolamento senza sintomi o con lievi malesseri, dagli "attualmente positivi" (ricoverati o allettati a domicilio) al calo dei contagi e al numero dei tamponi effettuati.

 

Vediamo di fare chiarezza:

  • 1) sono stati ritenuti "guariti" tutti quelli che sono risultati negativi a due tamponi successivi prima di essere dimessi dall'ospedale;

  • 2) il numero esatto degli "attualmente positivi" dovrebbe essere dato dalla somma dei ricoverati (in qualunque struttura sanitaria) e di quelli isolati a casa.

  • 3) L'aumento dei "contagi" andrebbe calcolato sull'incremento dei casi totali e non sui soggetti "attualmente positivi"; in realtà, aumentando il numero dei "decessi" e il numero dei "guariti", le persone "attualmente positive" dovrebbero diminuire, non significando comunque la riduzione dei "contagi". È pur vero il recente decremento del numero dei soggetti contagiati, ma nelle zone cosiddette rosse è ancora possibile la trasmissione infettiva. Ecco che soltanto il "numero totale dei casi" può dirci con precisione l'eventuale aumento o diminuzione dei "contagi". Non è utile insistere sul parametro esclusivo degli "attualmente positivi" perchè lascia la questione in sospeso senza sortire alcun effetto certo. 

  • 4) Purtroppo, l'elemento principale e terribile che mostra il livello di gravità sulla diffusione della malattia pandemica riguarda il numero delle vittime. È noto che, sotto l'aspetto scientifico, un soggetto “asintomatico” è appunto un malato che non mostra sintomi. In clinica medica, i sintomi evidenziano una patologia in atto, percepiti in modo soggettivo dalla persona malata, mentre i segni sono scoperti dalla visita del medico curante. Nelle malattie infettive è importante anche una diagnosi differenziale con gli esami di laboratorio in quanto i sintomi possono essere connessi a patologie diverse. In questi ultimi giorni, è stato detto da esponenti dell'Oms che l'asintomatico non infetta, o quantomeno è a basso indice di trasmissione della malattia. L’Oms ha dichiarato che non trasmettono il virus e in genere la trasmissione del virus dipende dalla carica virale e dalla predisposizione dell’individuo che si infetta. Perciò non servirebbe l'isolamento? Cosa significa allora essere un asintomatico ai tempi del coronavirus? È stato giusto ed opportuno il confinamento domiciliare e far perdere magari il lavoro? Esiste in proposito uno studio cinese che dimostrerebbe che un soggetto asintomatico positivo messo insieme ad un gruppo consistente non ha trasmesso a nessun soggetto la malattia. 


Quindi, per l'Oms "gli asintomatici è raro che infettino"; di contro altri studiosi, in particolari molti italiani, hanno specificato che il virus è molto contagioso quindi "è probabile che una certa percentuale di asintomatici possa infettare in particolari condizioni" e inoltre che dobbiamo essere cauti e distinguere 4 categorie di asintomatici. Gli asintomatici non sarebbero tutti uguali e nel caso di test positivi, vanno comunque segregati ed isolati (naturalmente, la sindrome influenzale prodottasi nelle persone senza alcuna sintomatologia è apparsa in forma leggera).

Già nei mesi scorsi noti professori/esperti avevano contestato ad alta voce i rappresentanti dell’Istituto superiore di sanità, adesso alzano il tiro, dimenticandosi dei loro pur recenti scivoloni scientifici. Una cosa è certa: per provare la reale infettività degli asintomatici occorre una grande quantità di dati e relativa meta-analisi che, allo stato, non sono a portata di mano. Ecco alcune semicertezze:

  • a) è molto probabile che i soggetti senza sintomi e che non svilupperanno la malattia non trasmettono l'infezione in rapporto alla loro bassa carica virale;

  • b) poi i soggetti pre-sintomatici, ossia coloro che, a distanza di alcuni giorni dall'evidenza di positività ai test, sviluppano in toto la malattia dopo un breve periodo passato in pieno benessere e senza alcun sintomo (questi potrebbero essere contagiosi anche in fase prodomica di incubazione, ovvero di pre-malattia);

  • c) a questo punto dobbiamo considerare un'altra tipologia di soggetti: i pauci-sintomatici, ovvero quelli che manifestano pochi e lievi sintomi in relazione alla loro minima carica virale nonchè alla forza della difesa immunitaria, con scarso effetto di contagio; d) nella classifica dei positivi è stata inserita un'altra specie, quella dei "non più sintomatici": sono i soggetti dichiarati "guariti" dopo i due tamponi negativi che, però, recidivono ritornando di nuovo tra i "positivi" ma, ciononostante, non trasmettono più l'infezione per la loro minima carica virale.


Secondo recenti studi, gli asintomatici sarebbero mediamente il 40-45% degli infettati (cioè dei positivi). Oltre all’Oms, sta facendo discutere la dichiarazione del professor Giuseppe Remuzzi che, illustrando uno studio dell’Istituto Mario Negri, ha parlato di “carica virale molto bassa, non contagiosa” dei nuovi casi di positività al coronavirus: "Una ricerca dimostra che si registrano casi di positività con una carica virale molto bassa, non contagiosa.

Li chiamano contagi, ma sono persone positive al tampone". Poi avverte: "Attenzione, in modo involontario si diffonde paura ingiustificata". Secondo alcuni ricercatori, soffermarsi sui numeri che vengono forniti ogni giorno non è utile, perché si tratta di positività che non hanno ricadute nella vita reale poichè sotto le centomila copie di Rna non c'è sostanziale rischio di contagio". "Quindi, con meno di diecimila copie di Rna virale, nessuno dei 'nostri' 40 positivi risulterebbe contagioso.

Questo significa che il numero dei nuovi casi può riguardare persone che hanno nel tampone così poco Rna da non riuscire neppure a infettare le cellule. A contatto con l'Rna dei veri positivi, quelli di marzo e inizio aprile, le cellule invece morivano in poche ore". "Sta andando avanti in modo burocratico con delle regole che non tengono conto di quello che sta emergendo dalla letteratura scientifica. Non bisogna confondere il numero di tamponi con l'andamento dell'epidemia". Ma non tutti però la pensano come lui: infatti è sotto attacco.

Che gli asintomatici possano contagiare è ancora da dimostrare compiutamente, è un processo in corso. È importante distinguere tra chi ancora è asintomatico, ma svilupperà dei sintomi in seguito, e chi resterà sempre del tutto asintomatico. Invece quello che è più evidente, a differenza della Sars, è che nel Coronavirus le persone sono contagiose anche prima di sviluppare i sintomi (fase prodomica-incubazione).

Proprio per questo è stato imposto il lockdown e l'uso delle mascherine. Diversamente, come nella Sars, sarebbe stato sufficiente isolare i contagiati. Comunque, è possibile che anche una parte degli asintomatici possa contagiare (proporzionalmente alla forza immunitaria dell’infettato). Certo, con minore efficienza per via delle cariche virali naso-gola (rino-faringee) più basse e per un tempo (breve) probabilmente inferiore a quello dei sintomatici.

Le verifiche attuali indicano che la maggior parte dei contagi avviene da persone sintomatiche ad altre, con cui sono state a stretto contatto. Non è conosciuto ancora quanti di questi contagi siano provocati da soggetti asintomatici. Studi completi sulla trasmissione da individui asintomatici sono difficili da gestire, ma le informazioni disponibili sul tracciamento dei contatti riportate -da più parti- orientano sul fatto che gli individui con infezione asintomatica hanno molte meno probabilità di trasmettere il virus rispetto a quelli che sviluppano sintomi. Perfino Bruce Beutler, immunologo nord-americano, premio Nobel per la Medicina 2011, è convinto che "sì, il contagio senza sintomi può avvenire. Tuttavia, una persona asintomatica è probabilmente meno infettiva di una persona sintomatica". Abbiamo vari studi che parlano di contagi da parte di asintomatici. Ma è un argomento ancora molto dibattuto.

Dal punto di vista pratico e della prevenzione, però, c’è chi suggerisce di "considerarci tutti 'infetti', rispettando le regole di protezione e distanziamento“ (oltre che le normali leggi di igiene e sanità pubblica, spesso non seguite): potrebbe essere la soluzione migliore , ma per quanto tempo ancora? Il virus può anche “scomparire”, ma restano sempre in agguato le malattie, comprese quelle infettive che preferiscono i mesi autunno/inverno, con i vari effetti collaterali, quindi la convivenza col virus resta un “male necessario”.

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